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Fabio Cicolani

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INTRODUZIONE
Nel sistema della comunicazione universale tutto esiste perché
assolve ad una funzione specifica, che è una proprietà insita nell’atto
stesso di comunicare. La funzione paratestuale della sigla è il profumo
della pietanza che ci accingiamo a degustare, è lo stimolo per il
telespettatore che racchiude l’essenza del programma.
Pietanza e profumo, testo e paratesto, sono entità inscindibili e
coincidenti: la sigla esiste perché esiste il programma, vi si ritrova la
stessa relazione che sussiste tra il cartellone e lo spettacolo teatrale, o tra
i titoli di testa e un film. Non è un caso, infatti, che la sigla sia la prima
forma metalinguistica nata con la televisione, una forma che il nuovo
mezzo ha sentito di dover inglobare e adattare alla sua struttura e al
proprio flusso mediatico. La sigla si colloca in questo flusso con la
funzione di separare i testi, di marcare un programma nella sua
individualità, di designarlo e distinguerlo, di segnarne i confini. Assolvendo
a questa precisa funzione, la sigla, rende l’intera programmazione fruibile
e riconoscibile, non solo in termini testuali ma anche e soprattutto visivi;
attraverso di essa un’emittente comunica con il telespettatore la propria
identità visiva e culturale, suggerendo elementi grafici che spesso sono
riscontrabili nella scenografia dello studio, che arricchiscono la
componente testuale dei sottopancia o dei titoli in sovra-impressione.
Tornando, quindi alla questione principale, quella della funzione, ci
si rende conto di quanto sia difficile relegare la sigla ad una funzione
specifica e univoca dal momento che assolve più funzioni in maniera più o
meno esplicita: racchiudere l’essenza del testo a cui è associata, stimolare
il telespettatore, veicolare i credits, suggerire il contesto culturale o il
genere del programma, comunicare l’individualità dell’emittente, far leva
sui suoi punti di forza, siano essi il personaggio televisivo che prende
parte al programma in qualità di conduttore oppure ospite, o il format
stesso della trasmissione, infine evocare visivamente il tema e il contesto
cui il programma fa riferimento.
Per meglio analizzare questa forma paratestuale ho applicato una
analisi di tipo sperimentale, un percorso scientifico generalmente
associato a forme e oggetti di studio con maggiore rilevanza comunicativa.
Ogni analisi sperimentale che si rispetti parte da un’analisi teorica, passa
per una di tipo tecnico e infine approda nella pratica, mettendo a frutto le
conoscenze acquisite onde ottenere riscontri sul campo. Nel mettere
insieme questa analisi mi sono trovato a percorre la strada a ritroso: infatti,
poiché la sigla è tutt’ora oggetto della mia esperienza professionale di
grafico pubblicitario, sono risalito alle sue radici teoriche in modo da
approfondire tutti quei processi mentali che mettevo in atto più o meno
inconsciamente.
Il primo passo della mia analisi, quello della teoria, parte dalla
definizione letterale e semiotica della sigla, ricercando le sue peculiarità in
funzione della sua inscindibilità dal testo che la segue e che rappresenta.
Altri elementi presi in esame nella prima parte del capitolo sono quelli
relativi alla tipologia della sigla in rapporto all’oggetto del suo comunicare
e alla collocazione della stessa rispetto all’inizio del programma (prima,
dopo, durante).
Non vi è tesi senza anti-tesi, perciò mi è sembrato necessario
specificare cosa la sigla non è, all’interno delle forme di comunicazione
breve della neo-televisione.
Un'importante sezione è dedicata alla storia della sigla, che inizia
con la televisione delle origini e che prosegue tra la contraddizione
dell’aumento del flusso d’immagini e la necessità di rendere fruibile una tv
sempre più generalista.
Un altro elemento che contraddistingue le varie tipologie di sigla è
la durata, che può essere direttamente o inversamente proporzionale alla
durata del programma, a seconda delle scelte del network, siano esse di
marketing, stilistiche e formali.
Se si classifica l’intero contesto televisivo attraverso il sistema dei
generi, anche la sigla, per la sua inscindibile proprietà paratestuale,
subisce la stessa classificazione; è quello che prendo in esame nella parte
finale del primo capitolo sull’analisi teorica.
Il secondo aspetto preso in esame nel capitolo è quello della
tecnica, o delle tecniche. Infatti, ogni forma di comunicazione utilizza un
apparato tecnico, costituito di mezzi, forme e significanti. Il primo mezzo di
cui si serve la sigla è senza dubbio la videografica, la quale (lo suggerisce
l’etimologia della parola) affonda le proprie radici nelle forme elementari
della grafica stessa, a partire dalla funzione del logotipo.
La sigla, come le altre forme di comunicazione, si serve con
sapienza della tecnologia disponibile e si evolve a livello significante
grazie ad essa. Ne è un caso preso in considerazione quello della tv
commerciale italiana: Mediaset.
Dopo aver analizzato le componenti grafiche e visuali della sigla,
sono passato ad analizzare quelle testuali. Un testo può essere veicolato
in una sigla in diverse modalità di inserimento, assumendo un diverso
significato a seconda della tipologia di appartenenza.
Un’altra componente fondamentale utilizzata nella tecnica della
sigla televisiva è quella sonora. Musica, suoni e rumori veicolano ulteriori
informazioni impossibili da trasmettere attraverso il testo o le immagini. La
componente sonora e musicale, nasce da scelte precise che, nel caso di
sigle di cartoni animati, divengono l’informazione principale.
Nella parte finale di questa analisi, quella dedicata alla pratica della
sigla televisiva, riporto la mia esperienza professionale nell’ambito
dell’oggetto di studio. Questa esperienza presso l’emittente Telecolor1,
iniziata nel settembre del 2004 e tutt’ora in corso, mi ha portato a
confrontarmi con questo mezzo espressivo e studiarne gli intimi significati.
Come una ragnatela della comunicazione, la sigla tocca diversi livelli di
conoscenza e informativi, facendoli convergere in un’unica forma
complessa.
La realtà di un’emittente locale può essere un fulcro di idee che
possono svilupparsi in relazione ad un tessuto sociale limitato ma con le
proprie esigenze e peculiarità. Telecolor è molto vicina alla propria realtà
sociale e stabilisce costantemente un rapporto di fiducia reciproca con i
propri telespettatori, grazie ad una storia importante, una linea editoriale
ben strutturata, un palinsesto vario e curato, una struttura tecnica ampia e
preparata.
Proprio a questo punto dell’analisi, ho affrontato dal punto di vista
pratico, i processi che portano alla nascita di una sigla televisiva; le tappe
fondamentali e le revisioni che subisce, fino alla messa in onda finale.
Concludo l’analisi documentando il lavoro eseguito sulle singole
sigle, tutto il processo creativo e produttivo che, di volta in volta, ha
trasformato un’idea in un paratesto funzionale e stimolante.
1 L’emittente Telecolor ha sede a Cremona e trasmette in tutto il territorio della bassa
lomabardia tramite l’emittente affiliata Prima Rete, e nella zona dell’alta Emilia-Romagna,
in particolare nelle province di Parma e Piacenza.
2 Pier Pietro Brunelli, Grafica TV, Lineagrafica 335, settembre-ottobre 2001
3 Aldo Grasso, Enciclopedia Garzanti della Televisione collana Le Garzatine, Garzanti,
2002, p. 674.

CAPITOLO I

TEORIA DELLA SIGLA TELEVISIVA
1.1 Definizione
La sigla è la porta di un desiderio, è il passaggio del
'pregustare' lo spazio-tempo televisivo, che si pregusta
perché si riconosce come già noto, o perché è una
novità, allora si pregusta la 'sorpresa'.2
La sigla è il testimone di cambio della staffetta televisiva, dove i
programmi/frazionisti si succedono ininterrottamente. È la soglia
trasparente attraverso la quale ci viene mostrato quello che vedremo,
copertina e sinossi.
L’Enciclopedia della Televisione dice di essa:
sigla Breve sequenza formata da immagini ed
elaborazioni grafiche, quasi sempre commentate da un
brano musicale, che introduce (sigla di testa o di
apertura) o chiude (sigla di coda o di chiusura) un
programma televisivo (varietà, fiction, informazione);
reca in sovrimpressione i titoli e i.crediti (i nomi di coloro
che hanno collaborato alla trasmissione con il relativo
ruolo). 3
4 Aldo Grasso, ibidem p. 675.
Questa la definizione tecnica dell’oggetto di questo lavoro.
Un’analisi storica evidenzierebbe che essa discende dai credits
cinematografici, dal cartellone teatrale e dalla sigla musicale radiofonica e
che esiste da quando il mezzo televisivo ha visto la luce. La sigla non è
quindi un semplice espediente visivo ma è una necessità.
Se nella televisione delle origini, la sigla assumeva una funzione
linguistica precisa – circoscrivere l’appuntamento televisivo e isolarlo nella
sua individualità – in seguito, nell’organizzarsi del palinsesto in una logica
di flusso, la sigla ha subito una profonda trasformazione, diventando parte
integrante della programmazione, di cui rappresenta una simbolica
punteggiatura. 4
La sigla di testa di un programma è quindi il suo “a capo” da ciò che
lo precede, e i suoi “due punti” di ciò che segue. In questo brevissimo
lasso di tempo vi è un’enorme concentrazione di informazioni che gli autori
della trasmissione desiderano far acquisire al telespettatore: chi produce,
chi conduce, chi scrive, chi dirige. Ma anche chi suona, chi crea e chi
realizza. Una soglia definita che fa da copertina e da sinossi, uno
strumento linguistico e visivo interessante dal punto di vista comunicativo.
Le componenti testuali e visive si sovrappongono e si mescolano a
tal punto che nelle sigle più recenti (come quella dell’edizione 2005 di
SCHERZI A PARTE -fig.1-) in un unico piano sequenza vengono mostrati i
nomi delle figure chiave della trasmissione inserite nei contesti più svariati,
nell’ambientazione macabra della casa stregata dei luna-park. Ciò è stato
reso possibile grazie all’ausilio della computer graphic. La sigla è quindi
l’ennesimo esempio di possibilità creativa espressa in relazione ai mezzi
tecnologici di cui si dispone.
Analizzando le altre forme brevi di comunicazione visiva si può
risalire all’identità propria della sigla. Fino ad ora abbiamo detto cos’è la
sigla, cosa non è la sigla televisiva? Non è un trailer, perché non invita e
non seduce lo spettatore inducendolo a memorizzare un appuntamento
futuro. La funzione è decisamente molto diversa: il carattere
essenzialmente promozionale del trailer non può essere proprio della
sigla, soprattutto perché il trailer si colloca sempre lontano dal testo da
promuovere, mentre la sigla si colloca in prossimità del testo stesso. Per
quanto riguarda la sigla di coda, spesso essa si riduce ad un semplice
crawl sovrimpresso alle immagini dello studio, che contiene la lista
completa dei credits. Di conseguenza è la sigla di testa che prevale su
quella di coda, perché ha maggiori probabilità di essere seguita con
attenzione. Da essa viene estrapolato lo stile utilizzato in seguito negli
stacchi interni. In questo caso, lo stacco è derivato dalla sigla e ne
mantiene la funzione di punteggiatura, diventando a seconda dei casi
“punto” o “virgola” o entrambi.
Della sigla televisiva il suo diretto predecessore è il titolo
cinematografico, anche detto “cine-sipario”, avente lo scopo di annunciare
il titolo, il cast e i crediti dell'opera filmica, nonché quello di indurre una
certa atmosfera diegetica attraverso un gioco di testi, immagini e colonna
sonora. Tuttavia la sigla televisiva non serve solo a questo, poiché ha lo
scopo di addurre Io spettatore nel flusso televisivo, e quindi di scandire
l'inizio di programmi che si ripetono ad appuntamenti precisi o di
annunciare programmi nuovi. Nel primo caso la sigla ha una funzione che
i teorici del comportamento potrebbero definire pavloviana, nel senso che
determina una sorta di effetto condizionato in quanto diviene lo stimolo per
predisporre lo spettatore a 'pregustare' un certo programma (come il cane
di Pavlov che, allo squillo di un certo campanello iniziava a salivare, dato
che era stato abituato al fatto che dopo lo squillo sarebbe seguito il cibo).
Nel secondo caso, quando la sigla introduce un programma nuovo, allora
la sua funzione è affabulatrice, deve generare interesse e curiosità, porre
lo spettatore in una situazione simile a quella di un bambino che si
appresta ad ascoltare una storia che non ha mai sentito, o della quale ha
avuto qualche informazione per altre vie (quando, ad esempio si viene a
5 Pier Pietro Brunelli, Grafica TV, Lineagrafica 335, settembre-ottobre 2001.
6 Giorgio Simonelli, Le sigle televisive Edizioni ERI, 1994 p.94.
7 Giorgio Simonelli, ibidem p. 85.
conoscenza di un nuovo programma TV dai giornali, da amici, o anche dai
promo)5.
La sigla è dunque una costruzione accurata e complessa di
elementi tematici, scelte linguistiche, strutture narrative che trova al suo
interno una compiutezza, una coerenza testuale, una fruibilità, insomma
una forma di spettacolo tra i tanti che la neotelevisione offre, qualcosa che
somiglia a un genere televisivo6.
1.1.1 La sigla televisiva: abbreviazione e “zona indecisa”
Per una corretta definizione semiotica dell’elemento “sigla” diventa
fondamentale il legame che essa instaura con il testo che segue, ossia il
programma trasmesso, ma anche attraverso quali elementi instaura
questo legame, attraverso quali formule discorsive il programma
rappresentato verrà esplicitato nel suo rappresentante: la sigla.
In questo caso si rende necessario risalire alla radice del termine che
utilizziamo come diretto discendente del paratesto genettiano. Secondo i
vocabolari, sigla deriva da un termine del tardo latino, un neutro plurale
“sigla”, che è abbreviazione di “singula signa” e che significa proprio
abbreviature o abbreviazioni7. Cioè una cosa che riproduce, rappresenta,
sta per un’altra cosa. Per svolgere questo ruolo (il termine signa, in
italiano segno, presente nell’etimologia suggerisce chiaramente di quale
ruolo si tratta), deve contenere in qualche modo elementi di ciò cui si
riferisce e abbreviarli. Nel nostro caso, ciò che la sigla rappresenta e
abbrevia è quello che si definisce testo. Ma se le sigle, intese nel loro
senso etimologico, sostituiscono ciò che rappresentano in sua assenza, le
sigle intese nell’accezione massmediale (televisiva ma anche radiofonica)
instaurano, al contrario, rispetto all’oggetto che rappresentano per
abbreviazione, un rapporto di vicinanza, di contiguità spazio-temporale.
8 Gérard Genette, Seuils, Paris, Éditions de Seuil, 1987. Ed. it.: Soglie. I dintorni del testo,
Torino, Einaudi, 1989.
9 Gérard Genette, ibidem p. 3.
Non solo lo rappresentano ma lo accompagnano, gli stanno accanto, lo
introducono e lo chiudono. In questo senso Genette scrive
nell’introduzione a Soglie, a proposito del testo letterario
Questo testo si presenta raramente nella sua nudità, senza
il rinforzo e l’accompagnamento di un certo numero di produzioni
[…] delle quali non sempre è chiaro se debbano essere
considerate appartenenti ad esso ma che comunque lo
contornano e lo prolungano, per presentarlo appunto, nel senso
corrente del termine, ma anche nel senso più forte, per renderlo
presente, per assicurare la sua presenza nel mondo, la sua
“ricezione” e il suo consumo Questo accompagnamento, di
ampiezza e modalità variabili, costituisce ciò che ho battezzato
altrove […] il paratesto dell’opera.8
Risulta pressoché immediato, quindi, il collegamento tra le caratteristiche
delle sigle televisive con la paratestualità genettiana. Basti pensare a
quelli che per primi – riferendosi ovviamente all’ambito letterario – Genette
indica come esempi di produzione paratestuali
[…] un nome d’autore, un titolo, delle illustrazioni.9
Sono proprio questi elementi che appaiono in maniera marcata nelle sigle,
che sono una chiara forma di paratesto televisivo. Ma Genette, in questa
introduzione, data la definizione di paratesto, ci fornisce ulteriori
collegamenti riguardo alla prospettiva di definizione paradigmatica
Più che di un limite, una frontiera si tratta di una soglia o – nelle
parole di Borges a proposito di una prefazione – di un “vestibolo” che
offre a tutti la possibilità di entrare o di tornare sui propri passi. “Zona
indecisa” tra il dentro e il fuori, essa stessa (il discorso delle persone sul
testo), margine o come diceva Philippe Lejeune “frangia del testo
stampato che, in realtà, dirige tutta la lettura. Questa frangia, in effetti,
sempre portatrice di commento autoriale più o meno legittimata
dall’autore, costituisce tra il testo e ciò che è al di fuori, una zona non
solo di transizione, ma di transazione: luogo privilegiato, di una
pragmatica e di una strategia, di un’azione sul pubblico, con il compito,
più o meno compreso e realizzato, di far meglio accogliere, di sviluppare
10 Giorgio Simonelli, ibidem p.87.
11 Gianfranco Bettetini, Paolo Braga, Armando Fumagalli Le logiche della televisione
Franco Angeli Editore 2004 p 38.
una lettura più pertinente, agli occhi, si intende, dell’autore e dei suoi
alleati.
Alle sigle televisive è dunque possibile attribuire una duplice funzione. La
prima legata alla "letteralità" e all’etimologia della parola, è quella di
rappresentare il testo che siglano, che segnano; la seconda, legata alla
loro appartenenza all’universo paratestuale, è quella di presentare
(nell’accezione genettiana) il testo, di introdurlo nei suoi dintorni
collocandosi in una dimensione comunicativa caratterizzata dall’ambiguità,
dalla “zona indecisa”10.
La prima funzione, quella sostituiva, è propria delle sigle della
vecchia tv. Sigle dominate dalla loro componente sonora, musicale più
che visiva, connotate da canzoni come “Domenica è sempre Domenica”,
da musichette orecchiabili come quella di CAROSELLO-fig.2-, da brani di
musica colta come la sigla dell’Eurovisione, da pezzi musicali scritti
appositamente per un programma coma la famosa “Facciamo cantare gli
esuli ”, sigla della CANZONISSIMA di Fo. Tutte queste sigle sono destinate a
rappresentare un programma anche in sua assenza: nella memoria dello
spettatore, nei discorsi tra gli spettatori sulla televisione, nei giochi dei
ragazzi.
Nella tv di oggi, benché le sigle abbiano conquistato spazio, rilievo
(e investimenti) molto maggiori, nessuna sigla ha più questa forza, questa
capacità di designare un programma, di rappresentarlo in assenza11.
Sempre più si è sviluppata la funzione di accompagnamento, quella
paratestuale. E, infatti, non sono pochi gli elementi che noi ritroviamo nelle
sigle, ora esattamente ora con le debite modificazioni rispetto a quelli
indicati da Genette come elementi del paratesto letterario:
• Il titolo dell’opera, cioè del programma televisivo, titolo che anche
nella comunicazione televisiva fa le funzioni (stabilite da Grivel e
12 Gèrard Genette, Le sigle televisive Edizioni ERI, 1994 p. 75.
13 Giorgio Simonelli, ibidem, p. 88.
considerate da Genette come “un’accettabile vulgata teorica” 12 di
identificazione, designazione e valorizzazione (seduzione). Tralasciando
l’analisi del titolo in relazione al programma, è di fondamentale
importanza, invece, osservare come i rapporti tra sigla e titolo non siano
sempre soltanto rapporti semplici di presenza all’interno di uno spazio13.
Molte volte, specie da quando la computer graphic consente fantasiose
elaborazioni delle forme grafiche, sono proprio le lettere che costituiscono
il sintagma del titolo a diventare protagoniste della sigla. Non tanto nel loro
valore semantico, per quel che significano associate nelle parole o
nell’eventuale frase, ma nella loro forma che viene utilizzata come oggetto
caricato di un senso, simbolo di qualcosa che concerne il programma. E’ il
caso di quella che era la sigla del TG1, in cui la scritta “TELEGIORNALE
UNO” allude ad un oggetto (un’astronave?) che orbita attorno alla terra
osservandola dall’alto.
Ma è anche il caso di un altro programma centrale del palinsesto di
Rai1, quello del sabato sera SCOMMETTIAMO CHE…?-fig.3- il quale andava in
onda nella fascia oraria e nella serata che era stata della lunghissima
serie dei FANTASTICO. In questo caso, nella sigla di testa, il ruolo del titolo
è pregnante. “Quest’anno Fantastico è ‘Scommettiamo che…?’” recita una
scritta elettronica in apertura. Il resto della sigla è una scarna parata di
figuranti che recano cartelli con le immagini dei conduttori Fabrizio Frizzi e
Milly Carlucci e marciano verso il Teatro delle Vittorie con a capo uno
striscione (inquadrato più volte) con il logo-tipo del programma; lo stesso
che ritroviamo nella scritta luminosa lampeggiante al centro della
scenografia e altri cartelli puntualmente inquadrati dalle telecamere.
La sigla dunque, pur non rinunciando ad altre componenti (nomi dei
conduttori, tema cantato, crediti e presentazione degli ospiti), sembra
concentrata soprattutto attorno al titolo del programma, quasi per
cancellare con l’insistenza del nuovo nome l’ingombrante presenza del
vecchio FANTASTICO e per avvertire lo spettatore del cambiamento, della
14 Giorgio Simonelli, ibidem p. 88.
15 Gianfranco Bettetini, Paolo Braga, Armando Fumagalli, ibidem, p. 29.
16 Giorgio Simonelli, ibidem p. 89.
sostituzione del contenitore-varietà con un gioco basato appunto sulle
scommesse e sviluppando così quell’azione di individuazione, di
designazione che Griviel attribuisce al titolo. Si tratta in questo caso di
titolazione “tematica”14 (le scommesse sono il contenuto del programma),
ma anche di seduzione dello spettatore: infatti la trasmissione ospita,
accanto alle “grandi scommesse” fulcro dello spettacolo televisivo, la
Lotteria Italia, la quale offre la possibilità di “scommettere con la
sorte”,acquistando un biglietto della lotteria.
• Anche un altro degli elementi di genettiana memoria individuati come
espressioni del paratesto letterario si colloca nelle sigle televisive: il nome
dell’autore. In questo caso però assistiamo ad un fenomeno particolare.
Infatti, a differenza di ciò che accade in ambito letterario, nei testi
audiovisivi, non è identificabile, se non in ambito cinematografico, una
individualità autoriale. A produrre un testo di comunicazione di massa è
sempre una pluralità di figure. Le sigle hanno da sempre recepito questa
situazione costituendosi come un’elencazione ragionata e organizzata dei
crediti e del cast, secondo il modello di titoli di testa o di coda del film. A
questo si è aggiunta nella storia della televisione italiana una forte
esigenza burocratico-sindacale, che ha imposto ad un certo punto la
visualizzazione nella sigla di testa o di coda dei nomi di tutti coloro che
hanno partecipato a vario titolo alla realizzazione del programma15.
Paradossalmente questa pratica indebolisce l’importanza dei crediti
che compaiono in una sigla. Anche quando essi sono evidenziati da una
particolare cura grafica, pochi sono i nomi che si impongono all’attenzione
dello spettatore16. Tra i pochi fortunati ricordiamo Mike Bongiorno per LA
RUOTA DELLA FORTUNA o Minoli, Montefoschi e Bruni per MIXER. Alcune
grandi personalità televisive, consce di questo limite, preferiscono apparire
di persona prima della sigla, è il caso di Pippo Baudo in PARTITA DOPPIA.
Diverso invece è il caso di programmi che recano nel titolo stesso il
nome del personaggio che lo cura o lo conduce, come il MAURIZIO
COSTANZO SHOW, SGARBI QUOTIDIANI e FUNARI NEWS.
Un rilievo maggiore viene dato invece ai gruppi di persone che
costituiscono un pool che firma la trasmissione, come nel caso del
marchio TGS (testata giornalistica sportiva) che firma le trasmissione
sportive della Rai.
• Ma oltre al titolo e ai nomi degli autori, elementi attraverso i quali
nella sigla televisiva si esprime una funzione paratestuale parallela a
quella esistente nella comunicazione letteraria e cinematografica, si
manifesta, nelle sigle televisive - e solo in esse - un rapporto con il testo
difficilmente riscontrabile nelle forme paratestuali di altri tipi di
comunicazione.
L'esigenza di comunicare titoli e autori diventa nella sigla televisiva
un pretesto per produrre un altro testo che con il testo-programma
intrattiene rapporti di vario tipo, rapporti caratterizzati da reciproci scambi,
sovrapposizioni, contaminazioni, luogo di non poche ambiguità e
confusioni. Analizzando questa nuova componente nascono quattro modi
di organizzare il contenuto della sigla rispetto al programma,
corrispondenti a quattro grandi categorie all'interno delle quali può essere
classificata quasi tutta la lunghissima serie di sigle televisive presenti nei
palinsesti.
1.1.1.1 La sigla mimetica
La prima categoria, una specie di grado zero, è la dissoluzione
della sigla nel programma, la sua totale omologazione rispetto ai caratteri
del testo che deve marcare. Per la sua collocazione (spesso interna al
programma stesso), per i contenuti che non si differenziano per nulla da
altri momenti del programma, questo tipo di sigla, assai diffusa nei
programmi di varietà, di intrattenimento, nei contenitori, si segnala come
elemento paratestuale solo perché contiene il titolo del programma e i
nomi degli autori scritti in sovra-impressione. Il suo contenuto invece è di
17 Gianfranco Bettetini, Il segno dell’Informatica, Bompiani 1987.
natura testuale (un balletto, un'esibizione musicale sono coerenti al testo-
programma che si alimenta di queste performance-fig.4-), tanto che la
funzione di sigla di questo particolare brano di spettacolo deve essere
annunciata come tale dal conduttore con le famose formule verbali ("e
adesso sigla", "vai con la sigla", ecc.). Il rapporto tra sigla e testo in questi
casi è dunque un rapporto essenzialmente mimetico, indice di una
sostanziale svalutazione del ruolo discorsivo della sigla, di una quasi
rinuncia che non viene portata fino in fondo solo per ragioni burocratiche
(la necessità di indicare in qualche modo crediti e cast).
1.1.1.2 La sigla metonimica
È un tipo di sigla assai diffuso, soprattutto nei generi della fiction anni ’90 e
consiste in una sequenza costruita con un montaggio frequentativo, un
sintagma a graffa (per usare la terminologia metziana) che raduna in un
tempo relativamente breve inquadrature appartenenti al testo che si va a
introdurre. Sono, ovviamente, inquadrature particolarmente significative
(piani dei protagonisti, campi dell'ambiente in cui si svolge la vicenda,
situazioni tipiche) in grado di indicare sommariamente cosa ci si deve
attendere da ciò che verrà dopo la sigla. Il montaggio molto rapido, la
scelta dei passaggi più emozionanti e la successione delle immagini in
climax avvicinano questo tipo di sigla ad una pratica paratestuale tipica del
cinema, il trailer. La promozionalità (che pure in questa sigla è presente) è
di tipo diverso, vicino a quell'area della ripetizione, propria dell'attuale stile
dei media, di cui parla Bettetini in Il segno dell'informatica17. Questo tipo di
sigla-collage, di sigla-sommario si trova non soltanto in testa ma anche in
coda al programma. E non solo nei programmi di fiction, ma anche in
trasmissioni appartenenti all'area dell'informazione o dell'info-tainement.
L'adottava per esempio il MAURIZIO COSTANZO SHOW (Canale 5) di qualche
stagione fa, quando, al termine del programma, mandava in onda
inquadrature fisse rubate alla puntata appena trasmessa, come una serie