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          <article-title lang="it">La secessione slovena, l&#8217;Italia e la Regione Friuli Venezia Giulia durante la crisi</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>  Nel momento in cui la Slovenia &#232; entrata a far parte dell&apos;Unione europea, ci &#232; sembrato interessante ripercorrere gli avvenimenti che hanno portato questa Repubblica all&apos;indipendenza. Alla base di questo studio ci si &#232; posti l&apos;obbiettivo di ricercare le ragioni che hanno spinto gli sloveni ad orientarsi verso la politica di integrazione dell&apos;Europa occidentale, attuando allo stesso tempo una politica di completo distacco dal resto delle Repubbliche jugoslave.
  Di fronte all&apos;evolversi della situazione slovena durante il 1991, tenendo conto della dimensione internazionale assunta dalla crisi del sistema federale jugoslavo, si vuole comprendere il ruolo svolto dall&apos;Italia quale Stato confinante e membro della Comunit&#224; europea. Si cercher&#224; di delineare l&apos;atteggiamento italiano di fronte al crollo del regime jugoslavo e l&apos;evoluzione della politica estera italiana in relazione alla richiesta di riconoscimento dell&apos;indipendenza da parte della Repubblica di Slovenia. 
  Analizzando le iniziative italiane per la risoluzione del conflitto scoppiato in seguito alla secessione, si vuole evidenziare anche l&apos;impegno della Regione Friuli Venezia Giulia quale Regione di confine. Il coinvolgimento delle autorit&#224; regionali nella questione jugoslava non rappresent&#242; soltanto un aspetto locale della politica nazionale ma fu il risultato di azioni del tutto autonome e spesso contrapposte rispetto alla politica estera del governo centrale.
</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Firenze</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Donne in carriera e carriere di donne: il caso delle  docenti universitarie</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro verificatasi nella seconda met&#224; del &apos;900 rappresenta uno tra i fenomeni pi&#249; significativi che hanno investito i paesi industrializzati. Il forte aumento della presenza femminile nell&apos;ambito del lavoro extradomestico e retribuito non ha per&#242; toccato in modo omogeneo ogni livello e settore del mercato. Ci siamo chiesti quali possano essere i fattori culturali e strutturali di questa distribuzione disomogenea della forza lavoro femminile, ovvero della sua doppia segregazione orizzontale e verticale, e quali siano e come funzionino i meccanismi di riproduzione delle disuguaglianze di genere in ambito lavorativo. Data  la vastit&#224; dell&apos;argomento si &#232; scelto l&apos;ambito universitario come luogo per eccellenza in cui si producono scienza e cultura, e dove era perci&#242; interessante vedere se anche in questo ambiente che si ispira a principi di universalismo si riscontrassero invece meccanismi discriminatori basati su criteri ascrittivi che sono la negazione di quegli stessi principi. Nel I capitolo si &#232; considerato il mercato del lavoro in generale e si sono  evidenziati i cambiamenti verificatisi negli ultimi decenni nella quantit&#224; e qualit&#224; dell&apos;offerta di lavoro femminile nei paesi europei sottolineando la necessit&#224; di adottare un&apos;impostazione analitica di tipo relazionale per comprendere sia le forme di partecipazione femminile sia il tipo di partecipazione maschile predominante. Nel II capitolo si &#232; descritta la situazione della presenza lavorativa femminile nelle Universit&#224; in vari paesi europei e di altri continenti, concludendo in modo pi&#249; approfondito con il caso italiano. Nonostante le diversit&#224; culturali e strutturali di questi paesi e dei rispettivi sistemi educativi e universitari, i dati raccolti risultano omogenei nell&apos;evidenziare la bassa presenza accademica femminile e la sua duplice segregazione. I percorsi di carriera delle donne, a parit&#224; di altre condizioni, risultano pi&#249; lenti e vischiosi e questa &#232; una delle prove che lo svantaggio femminile non deriva semplicemente dal tardivo inserimento delle donne nelle Universit&#224;. &#200; poi nel III capitolo che si sono messi a confronto i dati relativi alle carriere dai quali emerge la migliore progressione delle carriere maschili. Si &#232; presentato un modello teorico-interpretativo dei meccanismi di riproduzione delle disuguaglianze all&apos;interno delle organizzazioni di lavoro applicandolo al caso specifico dell&apos;ambiente accademico. &#200; emerso uno svantaggio femminile iniziale generalmente presente fin dall&apos;accesso alla carriera universitaria, dovuto a pregiudizi e stereotipi culturali che comportano una distorsione delle preferenze gi&#224; riscontrabile nei primi orientamenti educativi dei giovani e una scarsit&#224; di incoraggiamenti a proseguire o iniziare l&apos;iter accademico sia da parte dei docenti sia da parte del nucleo familiare. Una volta intrapresa la carriera accademica gioca un ruolo non indifferente una serie di fattori che esercitano la loro influenza anche in altre organizzazioni lavorative e che spesso hanno poco a che vedere con le capacit&#224; e, in questo caso specifico, con i meriti scientifici. Rilevanti risultano le caratteristiche personali di tipo ascrittivo che assicurano una certa omofilia con i selezionatori e i detentori del potere e delle risorse accademiche. Notevole importanza &#232; rivestita da un buon inserimento nei networks di potere, interni ed esterni all&apos;Universit&#224;. Infine si evidenzia il diverso effetto esercitato dalla famiglia sulla carriera di donne e uomini soprattutto in relazione all&apos;uso e alla disponibilit&#224; di tempo. Nel IV e ultimo capitolo abbiamo presentato uno studio di caso fondato sull&apos;analisi di nove interviste somministrate a docenti dell&apos;Ateneo fiorentino scelte in base al settore disciplinare e al rango accademico. Scopo delle interviste era valutare se quanto emerso nel corso dell&apos;analisi condotta trovasse rispondenza nell&apos;esperienza delle protagoniste. Dopo aver constatato anche per l&apos;Universit&#224; di Firenze un andamento della distribuzione della docenza femminile caratterizzato da doppia segregazione, si mostrano i risultati emersi dalle interviste, evidenziando somiglianze e differenze nelle opinioni espresse e nelle esperienze vissute a seconda del ruolo accademico e del settore di appartenenza. Oltre a valutazioni sulla mobilit&#224; geografica e sociale delle docenti, sulla formazione della propria identit&#224; lavorativa e sul rapporto tra scienza e genere, ci si sofferma sui percorsi di carriera e sulla gestione dell&apos;organizzazione familiare affrontando il problema della ricerca di un equilibrio tra questi. Si parla inoltre dei meccanismi di carriera e concorsuali, dell&apos;inserimento nei networks e della gestione del potere accademico.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Studio del profilo di espressione genica in cornee sane ed in cornee affette da cheratocono.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La mia tesi parla dell&apos;utilizzo della tecnologia microarray per l&apos;identificazione di geni differenzialmente espressi nella malattia genetica corneale, nota come cheratocono.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il Finanziamento Privato delle infrastrutture pubbliche</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;indagine, sebbene avente ad oggetto il tema della disciplina positiva introdotta dalla l. 415/1998, modificativa della l. 109/1994, ha abbracciato il pi&#249; vasto tema della collaborazione pubblico-privata, all&apos;interno del quale cala perfettamente il fenomeno della finanza di progetto applicata alle opere pubbliche. E&apos; per questo motivo che il lavoro di tesi &#232; stato strutturato in due parti: nella prima si &#232; affrontato il tema dell&apos;esercizio privato di funzioni e servizi pubblici, facendo un excursus delle principali ipotesi del fenomeno nell&apos;ordinamento italiano, con particolare attenzione all&apos;istituto concessorio, per poi analizzare alcune ipotesi di Partenariato Pubblico Privato dell&apos;esperienza internazionale, ed infine fare dare dello stesso una lettura costituzionalmente orientata alla luce dell&apos;art. 118 u.c. Cost., come modificato dalla l. cost. 3/2001, relativo alla sussidiariet&#224; orizzontale.
Nella seconda parte del lavoro di tesi, invece, si sono affrontati i principali problemi applicativi della disciplina dettata dagli artt. 37-bis ss. l. 109/1994. Cos&#236;, dopo aver fatto luce sui soggetti coinvolti nella procedura amministrativa, si &#232; chiarito quale atto debba essere considerato di avvio del procedimento, per poi analizzare la scansione temporale dello stesso e i criteri utilizzabili dall&apos;amministrazione per la valutazione delle proposte pervenutele. Particolare attenzione &#232; stata poi posta al problema relativo alla  riconoscibilit&#224;, in capo all&apos;amministrazione aggiudicatrice, di uno jus variandi in ordine alla proposta. L&apos;attenzione &#232; stata poi posta alla licitazione privata e alla successiva procedura negoziata tra promotore e i soggetti che hanno presentato le due migliori offerte. L&apos;ultimo capitolo, dedicato all&apos;esecuzione del rapporto concessorio, si sono affrontati i problemi relativi alla revisionabilit&#224; della concessione nell&apos;ipotesi di un sopravvenuto squilibrio del rapporto, alla risoluzione dello stesso e alla possibilit&#224; di subentro nell&apos;ambito dello stesso rapporto, tema questo che ha comportato un&apos;analisi del pi&#249; vasto problema del divieto di cessione del contratto di appalto di opere pubbliche.
Nell&apos;indagine portata avanti si &#232; analizzato tanto il materiale normativo, quanto quello giurisprudenziale, italiano e comunitario. In particolare sono state analizzate alcune sentenze tanto del giudice amministrativo quanto di quello ordinario, con una particolare attenzione alla giurisprudenza costituzionale e della Corte di Giustizia delle Comunit&#224; europee. Inoltre, non &#232; stata trascurata neppure la produzione dell&apos;Autorit&#224; di Vigilanza sui Lavori Pubblici.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Siena</publisher-name>
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          <article-title lang="it">I media della Chiesa italiana</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questo lavoro intende sviluppare un&apos;analisi sulla situazione e sulle problematiche relative allo sviluppo della comunicazione della Chiesa, e al rapporto tra questa secolare istituzione e i mass media. Si cerca dunque di tracciare un percorso informativo che giunga presentare un quadro generale sui media utilizzati attualmente dalla Chiesa italiana.  Lo scopo primario della ricerca &#232; quello di vedere in che modo la Chiesa comunica oggi, che tipo di strumenti ha a disposizione, quali sono le loro caratteristiche, che tipo di comunicazione viene proposta attraverso il loro uso, a chi questa &#232; rivolta. Per avere una visione pi&#249; chiara del percorso di sviluppo che ha portato la Chiesa a servirsi di radio, tv e internet, ci si avvale di un breve excursus storico sulle tappe fondamentali della comunicazione della Chiesa e sul suo costante e turbolento rapporto con i media, tentando di descrivere a grandi linee il percorso di iniziale diffidenza, e in seguito di riappropriazione , effettuato dalla Chiesa nei confronti di tali mezzi. Costante in questa sezione &#232; il riferimento ai documenti ecclesiastici e le iniziative pi&#249; rilevanti intraprese dalla Chiesa in materia di comunicazione.  Viene sottolineata l&apos;innovazione apportata dal Concilio Vaticano II e dal alcune encicliche come l&apos;Inter Mirifica e il Miranda Prorsus in cui viene riconosciuta l&apos;importanza dell&apos;utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa e l&apos;importanza di un uso corretto di tali strumenti, pur mantenendo un velo di diffidenza verso le nuove tecnologie. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Universit&#224; di Lingue e Comunicazione (IULM)</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Qualit&#224; e delocalizzazione nella societ&#224; che cambia il caso LUBIAM</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;interesse per il Sistema Moda, per l&apos;impero economico che lo rappresenta e per le esigenze del consumatore, hanno motivato l&apos;argomento della tesi. Dall&apos;inquadramento storico-sociale del Sistema-Moda, indispensabile per comprendere i mutamenti di questo settore strettamente legato alle trasformazioni della societ&#224;, il lavoro si &#232; rivolto all&apos;analisi dell&apos;evoluzione del gusto del consumatore. Quest&apos;ultimo, dotato oggi di una grande maturit&#224;, esige dalle aziende un rapporto pi&#249; equilibrato tra prezzo e valore, in termini di tempo, qualit&#224;, innovazione, servizi, attenzione all&apos;ambiente. La fedelt&#224; alla marca &#232; sempre meno stabile e sempre pi&#249; condizionata dalla qualit&#224; del prodotto per la quale l&apos;acquirente &#232; disposto a pagare un prezzo pi&#249; elevato. L&apos;imprevedibilit&#224; delle scelte di consumo si spiega, inoltre, con l&apos;elevato numero di possibilit&#224; di scelta a disposizione e con la crescente velocit&#224; di rinnovamento dei prodotti. L&apos;abito diventa certamente una scelta finanziaria, ma anche e soprattutto di piacere, di desiderio, quindi molto lontano dall&apos;essere esclusivamente un semplice oggetto di consumo. Lo scenario prevede che il prodotto-moda diventi sempre pi&#249; un&apos;espressione d&apos;identit&#224;, un modo d&apos;essere, pi&#249; che un modo d&apos;apparire; ci&#242; significa che il capo deve rappresentare la personalit&#224; di colui che lo porta ed il suo eclettismo. Le aziende si trovano inoltre a dover fare i conti con un forte sviluppo della competizione, fenomeno che negli anni recenti ha subito una grande accelerazione dovuta, da un lato, alla crescita della globalizzazione e, dall&apos;altro, allo sviluppo dell&apos;integrazione economica che ha ridotto gli spazi protetti in cui le imprese si rifugiavano in posizioni di quasi totale monopolio. La rottura di questo equilibrio  consegna nelle mani del consumatore non solo la libert&#224; di scelta, ma soprattutto il potere di scelta. La consapevolezza del ruolo acquisito dal consumatore rende necessario, per le imprese, lo sviluppo di una forte capacit&#224; di adattamento e la scoperta della flessibilit&#224; come fonte di successo e sopravvivenza. Questo fenomeno pu&#242; essere fonte di grandi opportunit&#224; per il Made in Italy, ma deve comportare a livello aziendale un profondo processo di riorganizzazione della mentalit&#224;, pena la perdita di competitivit&#224; e, soprattutto, di quote di mercato. A partire da questi presupposti, le imprese che intendono essere pronte alla forte concorrenza proveniente dai paesi dell&apos;Est, dalla Cina e dal Giappone, devono puntare sulla flessibilit&#224; a tutti i livelli, dalla produzione alla distribuzione. Prodotti e servizi, oltre che personalizzati, devono essere ideati, creati ed offerti rapidamente privi di difetti, in quanto il mercato non ammette tentativi ed errori, ma impone la totale conformit&#224; alle aspettative del cliente. L&apos;impresa competitiva e che intende fidelizzare il consumatore, oltre a puntare su fattori quali il prezzo e la capacit&#224; innovativa, deve dunque assicurare condizioni di elevata qualit&#224;.
</p>
      </abstract>
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          <article-title lang="it">Immigrazione extracomunitaria e lavoro in Veneto: il caso del comune di Oderzo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi fa il quadro generale della situazione immigrazione in Italia e presenta uno studio dettagliato sull&apos;inserimento lavorativo della nuova immigrazione nella realt&#224; economica del distretto industriale opitergino-mottense.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Gli effetti dell&apos;autonomia sulla gestione e sul sistema contabile dell&apos;istituzioni scolastiche. Un caso</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Riforma Pubblica Amministrazione - Gli effetti dell&apos; autonomia sulla gestione e sul sistema contabile delle istituzioni pubbliche. Un caso.  </p>
      </abstract>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Perugia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">L&apos;Assistenza Turistica: il Valore Aggiunto della vacanza organizzata</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questo elaborato nasce da un&apos;esperienza che ho avuto modo di vivere, come assistente turistico e che mi ha particolarmente entusiasmato: per la prima volta, infatti, tutte quelle nozioni teoriche apprese sui banchi universitari sono diventate realt&#224;. 
In questi anni ho sentito spessissimo parole e concetti quali: &#8220;soddisfazione del cliente&#8221;, &#8220;gestione del rapporto umano&#8221;, &#8220;empatia con la clientela&#8221;, &#8220;catena del valore&#8221;, &#8220;fidelizzazione&#8221;, &#8220;motivazione&#8221;, ecc., senza mai capirne, per&#242;, la vera essenza, il vero contenuto, il vero significato. Questi concetti erano quasi delle nozioni astratte, teoriche e generiche.   
Grazie a questa esperienza invece ho percepito direttamente tutto ci&#242; di cui tanto si era discusso e parlato ed ho vissuto in prima persona il contatto con il cliente, definito da tanti come il &#8220;momento della verit&#224;&#8221;, constatandone l&apos;importanza e la funzione strategica. 
Molti pensano alla figura dell&apos;assistente turistico come ad un giovane che durante il periodo estivo si reca in una localit&#224; di vacanza per vivere un&apos;esperienza diversa dall&apos;ordinario e per divertirsi piuttosto che per lavorare. Per tanti, infatti, l&apos;assistente &#232; una figura che, vestita con una divisa carina e giovanile, d&#224; il benvenuto ai clienti appena atterrati nell&apos;aeroporto di destinazione e li segue durante lo svolgimento della vacanza stessa.
In questo elaborato ho voluto, pertanto, mettere in risalto il ruolo strategico assunto dalla figura dell&apos;assistente turistico nell&apos;erogazione della vacanza: ruolo che ha un&apos;importanza fondamentale per la creazione di valore, per la soddisfazione del cliente e per la sua concreta fidelizzazione al tour operator organizzatore del package.
In queste pagine ho cercato di presentare la difficolt&#224; del ruolo svolto da questa figura e la vastit&#224; delle attivit&#224; e dei compiti che quotidianamente si appresta a compiere; ho cercato di presentare questa professione con l&apos;importanza che merita e, in particolare, ho tentato di dimostrarne l&apos;effettiva completezza.
Nella prima parte dell&apos;elaborato ho illustrato la complessit&#224; di questo settore cos&#236; vasto, variegato e in continua evoluzione che &#232; il turismo e il ruolo strategico che viene assunto, proprio al suo interno, dalle risorse umane e, in modo particolare, dalla figura dell&apos;assistente turistico, che ho descritto in modo dettagliato, in tutte le sue sfumature.
Nella seconda parte ho analizzato due tour operator del settore, illustrando, in modo particolare, il processo attraverso cui viene gestita e organizzata l&apos;assistenza e il ruolo di rilievo che queste aziende attribuiscono alla figura dell&apos;assistente; ho fatto riferimento ad un tour operator gi&#224; consolidato e presente da anni nel mercato turistico italiano e internazionale e ad una azienda giovane che sta crescendo e si sta sviluppando rapidamente all&apos;interno del panorama italiano con buoni risultati.
In allegato, infine, ho cercato di riprodurre un&apos;ipotesi di manuale operativo dell&apos;assistenza, che &#232; il principale strumento a disposizione degli assistenti per lo svolgimento delle proprie attivit&#224; e per conoscere regole e procedure da seguire in ogni circostanza in cui possano venirsi a trovare.
Mi auguro, pertanto, che leggendo le pagine che seguono venga realmente percepita l&apos;importanza dell&apos;assistente e che non venga pi&#249; considerata come &#8220;elemento di cornice&#8221; rispetto alla vacanza e, soprattutto, che questa esperienza e permanenza trascorsa fuori casa non venga pi&#249; vista come un momento di svago e di divertimento, ma come una vera e propria professione.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
    <front>
      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; Commerciale Luigi Bocconi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
      </publisher>
      <article-meta>
        <title-group>
          <article-title lang="it">L&apos;architettura di marca nel settore automotive: il caso BMW group</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Rubinato</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il concetto di &#8220;brand architecture&#8221; designa la struttura che organizza il portafoglio di marche detenute da un&apos;impresa, specificando quale ruolo &#232; svolto da ciascuna di queste e quali rapporti intercorrono tra i vari brand, nella specificit&#224; rappresentata da ciascun contesto di prodotto-mercato in cui sono calati. Un&apos;architettura di marca progettata efficacemente ed armonicamente concorre a rendere pi&#249; cristallina l&apos;offerta ai clienti e, nello stesso tempo, a favorire concrete possibilit&#224; di sinergia tra le marche gestite sfruttando le risorse condivise. L&apos;ambito generale in cui ricade l&apos;architettura di marca &#232; quello propriamente definito della &#8220;Brand Leadership&#8221;, che prevede l&apos;inserimento della marca in una prospettiva globale, vale a dire una prospettiva che travalichi i confini nazionali e sia finalizzata alla creazione di un brand &#8220;forte&#8221;.  A questo proposito, il modello della leadership di marca (elaborata dalla coppia di autori Aacher e Joachimsthaler in &#8220;Brand Leadership&#8221;, 2001) contempla quattro attivit&#224; che devono essere svolte contestualmente per potenziare le realt&#224; di un medesimo portafoglio. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Libera Universit&#224; di Lingue e Comunicazione (IULM)</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il consumo della radio: il caso Radio Deejay.</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Innovazione e sperimentazione sono le due strade che la radio ha iniziato a percorrere negli ultimi anni; si &#232; riscoperta una radio medium di primo piano su pi&#249; fronti, e ci&#242; ha portato alcune realt&#224; radiofoniche a seguire percorsi diversi, pi&#249; o meno creativi, per conquistare la ribalta. Radio Deejay, ad esempio, ha scelto una forma di comunicazione che mescola il linguaggio parlato, la musica e la pubblicit&#224;.
Obiettivo di questa ricerca &#232; scoprire in quali termini si pu&#242; parlare di Radio Deejay come emittente diversa e innovativa, in cosa consiste l&apos;esemplarit&#224; della sua comunicazione, quale percorso ha condotto la radio ad assumere la fisionomia che oggi la caratterizza.
Evidenziando man mano quali sono i punti di tangenza e quali, invece, quelli in cui Radio Deejay sembra distanziarsi dalle altre emittenti e, pi&#249; in generale, dal modo di fare radio oggi in Italia.
Di tutto questo diranno, o tenteranno di dire, i quattro capitoli che seguono.
Il primo capitolo intende dare un inquadramento teorico alla trattazione e delineare un quadro di come si presenta oggi la radio nel nostro paese. Saranno analizzati, in breve, i motivi che hanno portato la radio a riconquistare un ruolo di primaria importanza nel panorama dei mass media; per arrivare, poi, a considerare la radio del nuovo millennio: dalla struttura organizzativa ai formati, non tralasciando gli
aspetti economici. L&apos;attenzione si sofferma immediatamente sulla facilit&#224; con cui il mezzo radiofonico riesce ad assorbire, facendoli propri, gli ultimi ritrovati tecnologici e sulla naturale predisposizione all&apos;incontro e all&apos;integrazione con gli altri media, la tv (soprattutto, via cavo) e il PC. Proprio la prospettiva di una radio sempre pi&#249; all&apos;avanguardia e in continuo dialogo con gli altri mezzi, fa s&#236; che lo sguardo si rivolga senza indugio all&apos;esempio di Radio Deejay.
Il secondo capitolo introduce all&apos;essenza dell&apos;emittente: tratta delle strade che ha scelto di intraprendere, dei tragitti che per questo si &#232; trovata a percorrere, lungo i quali &#232; entrata a contatto con eventi, che inevitabilmente, l&apos;hanno trasformata. Si parla, quindi, della storia della radio, di vicende, ma anche di personaggi. Di tutti coloro che hanno lavorato a Radio Deejay, come conduttori, direttori artistici, editori; ciascuno dei quali ha lasciato un segno, una traccia della propria personalit&#224; che oggi si pu&#242; ritrovare nel modo di essere dell&apos;emittente.
Un approccio pi&#249; tecnico contraddistingue il terzo capitolo, il quale illustra la strategia di marketing della radio, il cui nodo centrale sta nella politica di marca, o di brand, lanciata da Cecchetto, e poi negli anni arricchita e potenziata. La dimostrazione che il brand Deejay tende sempre pi&#249; ad imporsi, &#232; dato sul piano visuale da un logotipo che si accresce per dimensioni, tende ad intensificare la sua presenza nel tempo e nello spazio, per essere protagonista. Si considera poi il posizionamento che Radio Deejay ha conquistato nel mercato rispetto alle concorrenti  sulla base delle sue scelte musicali e del target di riferimento; proprio agli ascoltatori ci si rivolge per capire come l&apos;identit&#224; di Deejay arriva al pubblico. L&apos;immagine percepita viene valutata qualitativamente, considerando le associazioni e sensazioni che la radio &#232; in grado di suscitare negli ascoltatori, e quantitativamente, guardando ai dati di ascolto e di fedelt&#224;, i migliori indicatori del gradimento che una radio pu&#242; avere. Vengono inoltre presentati i dati d&apos;ascolto degli ultimi anni, per dimostrare come, anche in termini numerici, la strategia attuata da Radio Deejay sia vincente. In particolare questo capitolo propone un approccio statistico al fenomeno, evidenziando le variazioni del trend d&apos;ascolto in corrispondenza di eventi cruciali nella storia della radio.
Il quarto capitolo &#232; un tuffo nella comunicazione Deejay. Si chiarisce innanzi tutto il motivo per cui si &#232; preferita l&apos;aggettivazione polimediale invece di multimediale; per poi passare a considerare nel dettaglio le varie forme di comunicazione. Da ci&#242; che si comunica tramite Deejay, cio&#232; le inserzioni pubblicitarie che la radio o la tv (Deejay TV) ospitano, alle forme di auto-promozione. Il modo attraverso cui il brand Deejay comunica con l&apos;esterno &#232; analizzato prendendo in esame ciascun canale: la discografia, la stampa, le affissioni, la tv satellitare, Internet, gli eventi. Una distinzione tra i diversi mezzi, risulta funzionale a fini di questa trattazione, in quanto contribuisce alla chiarezza dell&apos;esposizione, anche se  non corrisponde propriamente alla realt&#224; della comunicazione di Radio Deejay, dove i mezzi si incontrano, si sovrappongono, rimandando gli uni agli altri (per questo, si parla di comunicazione polimediale). Tutti i veicoli si uniscono in modo tale che l&apos;immagine Deejay sia presente con sempre maggiore frequenza nella vita degli individui, moltiplicando le occasioni di contatto con il pubblico.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli studi di Genova</publisher-name>
        <publisher-loc>Genova</publisher-loc>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">I comportamenti della pubblica amministrazione in materia espropriativa: tutela giurisdizionale</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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               <surName>Di Noto</surName>
               <given-names>Francesco Maria</given-names>
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      <abstract lang="it">
        <p>Introduzione generale

CAP. 1
I  COMPORTAMENTI
DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
&#167;.1.	Premessa
&#167;.2.	Nozione, significato, individuazione del concetto  
                di &#8220;comportamento&#8221;
&#167;.3.	&#8220;Comportamento&#8221; e &#8220;carenza di potere&#8221;  

CAP. 2.
IL CONCETTO DI COMPORTAMENTO NELL&apos;AMBITO DELLA MATERIA 
URBANISITICA ED EDILIZIA
&#167;.1.	Premessa 
&#167;.2.	Il comportamento e la tutela giurisdizionale in relazione       
                all&apos;occupazione appropriativa
&#167;.3.	Il comportamento e la tutela giurisdizionale in relazione 	all&apos;occupazione usurpativa
&#167;4.	La tutela possessoria e la tutela giurisdizionale
&#167;.5.	Quali effetti sull&apos;art. 53 T.U. 327/2001 da parte della
                sentenza C.Cost. 204/04
&#167;.6.	Il problema del risarcimento dei danni ex art. 35 D.L.vo 
                80/98 interpretato dalla C.cost. 281/2004
                le problematiche delle ordinanze CdS 83/2005 circa la
                necessaria o meno pregiudizialit&#224; amministrativa    
                (sostanziale o processuale) 
&#167;.7.	Conclusioni

-- il tutto aggiornato con la L. 11 febbraio 2005 n. 15. e con giurisprudenza fino all&apos;aprile 2005</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
      </publisher>
      <article-meta>
        <title-group>
          <article-title lang="it">Garibaldi e il &apos;&apos;garibaldinismo&apos;&apos;: Storia di un mito</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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               <surName>Belforte</surName>
               <given-names>Ennio</given-names>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questo lavoro nasce dall&apos;esigenza di mettere in evidenza quando  e come nacque il mito di Garibaldi, mito che grazie a circostanze fortuite e non, fece si che il condottiero venisse identificato con l&apos;appellativo di  &quot;Eroe dei due mondi&quot;. Si ripercorrono in questo lavoro le tappe che lo videro assurgere a figura mitica e mitizzata. Il tentativo &#232; ovviamente quello di &quot;smitizzare&quot; questa figura e di renderla umana, cercando di dimostrare quanto fosse valoroso ma anche quanto fosse stato  strumentalizzato. Il mito che io tento di descrivere nasce dalle vicende sudamericane, si alimenta nel 1848 e viene glorificato durante le vicende che nel 1859-60 condussero all&apos;unificazione. Il tentativo &#232; non tanto quello  di  mettere in evidenza le circostanze storiche quanto quello di mettere in risalto l&apos;evoluzione del mito, il ruolo di Mazzini e dei mazziniani, fino a chiarire attraverso alcune testate giornalistiche del 1860 -70, come questa figura fosse stata strumentalizzata  dalle diverse correnti politiche dell&apos;epoca. Il &quot;garibaldinismo&quot; in quest&apos;ottica divenne una via emancipatoria per le nascenti correnti politiche radicali e socialiste ed io ho cercato di mettere in luce alcuni delicati passaggi. In ultima analisi si spiega come il mito del Generale venne percepito e diffuso in Gran Bretagna e Francia  alimentando dispute ideologiche in alcuni dei principali quotidiani italiani. Va da se che finch&#232; il mito viene strumentalizzato a fini educat&#242;ri benvenga, il problema si innesca (spero che dal testo si evinca) nel momento in cui il mito diviene una via per alimentare poteri occulti e non.... Buona lettura </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Milano - Bicocca</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
      </publisher>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">La Costituzione Britannica tra tradizione e modernizzazione</article-title>
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        </title-group>
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               <surName>Dooley</surName>
               <given-names>Frederick Nicholas</given-names>
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      <abstract lang="it">
        <p>La Gran Bretagna possiede un peculiare, se non unico, sistema in cui la Costituzione non &#232; racchiusa entro un unico testo, ma si pu&#242; ritrovare in una molteplicit&#224; di fonti, ognuna figlia del trascorrere del tempo e delle vicende  delle generazioni di uomini che l&apos;hanno plasmata.
La situazione in cui si trovano le regole che limitano e regolano l&apos;esercizio del potere da parte dell&apos;autorit&#224; &#232;  stata determinata dalle specifiche  condizioni geografiche e sociali che hanno permesso lo sviluppo graduale e senza radicali recisioni con il passato delle istituzioni britanniche.
Ci prefissiamo allora di porre in evidenza quali siano i capisaldi della tradizionale visione della Costituzione Britannica e di verificare come le ultime riforme ( la devolution della Scozia ,Galles e Irlanda del Nord; il Freedom of Information act appena entrato in vigore; i lavori in corso per la riforma della Camera dei Lord soprattutto per quanto riguarda la sua composizione; lo Human Rights act 1998 che ha aggiornato  la &#8220;giustizia naturale&#8221; applicata dai giudici britannici) abbiano influenzato la pi&#249; intima struttura della costituzione intessuta di principi liberali, rinsaldando quella che &#232; ancora essenzialmente  una Costituzione politica.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Le tecnologie dual-use: implicazioni per l&apos;economia e per la sicurezza internazionale</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Nuzzi</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Analisi approfondita, nell&apos;ambito degli studi strategici, delle problematiche connesse all&apos;impiego delle tecnologie dual-use, ovvero a duplice impiego civile e militare, in particolare a livello economico e strategico internazionale.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Universit&#224; di Lingue e Comunicazione (IULM)</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La qualit&#224; nei servizi alberghieri: il caso Hotel Milano</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La Qualit&#224; &#232; forse uno dei termini pi&#249; usati nel linguaggio degli imprenditori e dei manager, ma anche il pi&#249; ambiguo e il meno definito. Per alcuni Qualit&#224; &#232; semplicemente &#8220;un lavoro ben fatto&#8221;; per altri &#232; la &#8220;certificazione&#8221;, cio&#232; la conformit&#224; a norme e quindi una forma di garanzia del rispetto di un certo numero di procedure. Alcuni pensano alla &#8220;qualit&#224; del servizio&#8221; che viene privilegiata attraverso un&apos;attenzione particolare al cliente. Mentre altri pensano alla &#8220;qualit&#224; totale&#8221;, che &#232; in definitiva una visione dell&apos;impresa secondo la quale ognuno si sente investito della missione di essere fornitore di un servizio del cliente e di avere la ferma volont&#224; di soddisfarlo.
Frasi a effetto, slogan, hanno da sempre caratterizzato gli approcci alla qualit&#224;. Nella letteratura manageriale i modelli proposti sono numerosissimi, hanno quasi tutti un carattere descrittivo con generalizzazioni non sempre supportate da adeguate evidenze empiriche. Altre volte assumono un tono normativo e prescrittivo sia che si occupino di costruire guide o manuali, per l&apos;applicazione delle norme ISO, sia che propongano il Total Quality. Non esiste un paradigma della qualit&#224;, ma tanti piccoli frantumi di qualit&#224; applicata e descritta ponendo l&apos;enfasi ora sull&apos;aspetto processuale e strumentale, ora sull&apos;aspetto della cultura d&apos;impresa e del cambiamento dei comportamenti.
Appare ancora carente la riflessione di fondo sui collegamenti tra il tema della qualit&#224;, nelle sue diverse sfaccettature, e le teorie d&apos;impresa e manageriali. Solo da queste possono derivare gli strumenti per interpretare il ruolo della qualit&#224; all&apos;interno dell&apos;impresa e nelle relazioni tra imprese. C&apos;&#232; anche scarsit&#224; di ricerche che creino un ponte tra la teoria e le evidenze empiriche. Le indagini condotte hanno una prevalente natura descrittiva, spesso centrata su uno o pochi casi di successo (di Total Quality o di Certificazione) pi&#249; celebrati che inseriti in un coerente quadro teorico.
La qualit&#224;, dal punto di vista delle discipline economico-gestionali, &#232; in buona parte ancora da studiare.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La pericolosit&#224; sociale - qualit&#224; indizianti e prognosi criminale - connessa all&apos;applicazione delle misure di prevenzione</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Al di l&#224; delle antiche dispute, che appaiono infine superate, sull&apos;autonomia delle scienze criminologiche, non &#232; ragionevolmente negabile l&apos;esigenza che ogni seria politica criminale si fondi sull&apos;informazione scientifica e sulle risultanze degli studi che hanno ad oggetto il fenomeno dell&apos;uomo che entra in conflitto con la societ&#224;.
Se la fondamentale nozione dell&apos;imputabilit&#224; &#232; sufficiente nel nostro sistema di diritto positivo ad individuare i delinquenti punibili, essa non esaurisce la funzione del diritto criminale, che &#232; anche, se non soprattutto quella di difendere la societ&#224; da imputabili e non imputabili e di prevenire ed impedire fatti costituenti reato.
E&apos; cos&#236; che &#232; andata ad affiorare nelle pi&#249; avanzate legislazioni la figura della  pericolosit&#224; sociale che si sostanzia nella prognosi di probabili futuri reati e costituisce l&apos;elemento fondamentale per l&apos;applicazione delle misure di sicurezza nonch&#233; delle misure di prevenzione - oggetto della presente indagine -  di cui tratter&#242; diffusamente nella seconda parte. Sorge, dunque, la necessit&#224; di studiare la pericolosit&#224; sociale e di conseguenza la capacit&#224; a delinquere (che viene in esame per proporzionare la pena alla commissione di un reato)  in rapporto alla personalit&#224; del delinquente e di cogliere gli elementi differenziali della stessa. 
Ne scaturisce pertanto che la tranquillit&#224; sociale, non deve e non pu&#242; essere affidata esclusivamente alla risposta di tipo repressivo &#8211; penalistico, ma deve trovare svolgimento anche attraverso lo spostamento in avanti del fronte, con l&apos;apprestamento di una mirata attivit&#224; di prevenzione, che abbia la capacit&#224; di incidere sul singolo e di garantire, al contempo, la eliminazione della  cause criminogene presenti all&apos;interno della societ&#224;: su quest&apos;ultimo aspetto, il compito dello Stato si traduce negli interventi intesi a rimuovere le cause sociali che favoriscono la commissione dei reati.
La garanzia di un ordine generalizzato e di condizioni di vita accettabili costituiscono, quindi, una legittima pretesa da parte del cittadino, pur titolare, in questo contesto, di analoghi diritti in tema di libert&#224; personale.
La politica della prevenzione si pone, quindi, come dimensione essenziale del continuo processo di modernizzazione dello Stato e come una rassicurazione formale offerta ai cittadini: si tratta di una politica in cui pragmatismo, consenso politico, collaborazione interistituzionale, collegamento col territorio, equilibrio fra centro e periferia, trasparenza istituzionale, valutazione dei dispositivi, mobilitazione della ricerca al servizio dell&apos;azione diventano le categorie che strutturano il quadro generale degli interventi.
In effetti, lo Stato, qualunque sia la sua forma e sotto qualsiasi tipo di regime, non pu&#242; accontentarsi della giustizia punitiva, ma deve necessariamente preoccuparsi di evitare, innanzitutto, e al meglio possibile, che i reati vengano commessi.
Si tratta di un&apos;esigenza insita nella natura stessa della societ&#224;, ribadita dalla dottrina, che ha individuato nella prevenzione del crimine una componente ontologicamente necessaria di ogni societ&#224; organizzata. La sola repressione non ha mai risolto il problema dell&apos;insicurezza, che si pu&#242; ridurre solo con iniziative di prevenzione, basate sulla responsabilizzazione e il coinvolgimento di tutti, ed attivit&#224; repressive motivate e specifiche.
La ricerca di utili ed efficaci procedimenti di prevenzione &#232; stata oggetto di interesse recente anche da parte della criminologia, che ha elaborato, in proposito, diversi modelli applicativi. In particolare, nell&apos;ambito della prevenzione sociale, anche in Italia hanno ricevuto forte impulso i programmi alternativi al sistema penale; hanno concorso a tale spinta la riscoperta della centralit&#224; della vittima, la crisi del paradigma risocializzativo e dell&apos;efficacia preventiva del sistema penale nel suo complesso, lo scossone recato dalle teorie abolizioniste, l&apos;affermarsi del modello di giustizia riparativa e, secondo alcuni, l&apos;asserita incapacit&#224; del sistema giudiziario a soddisfare, in taluni casi, le legittime aspettative di tutela del singolo e della collettivit&#224;.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Libera Universit&#224; di Lingue e Comunicazione (IULM)</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Intrigo intertestuale: un&apos; indagine semiotica della collaborazione Hitchcock/Herrmann</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Studio del rapporto musica-immagine da un punto di vista semiotico in alcuni capolavori hitchcockiani.

Gli approcci all&apos;analisi della musica cinematografica che caratterizzano gli ultimi decenni appaiono tutt&apos;altro che omogenei; anzi, sembrano procedere in direzioni anche molto diverse senza riuscire a trovare un terreno comune di intesa. Inoltre, sia pure nella loro dignit&#224; teorica, risultano di difficile applicazione in un&apos;analisi &#8220;concreta&#8221; del testo filmico. C&apos;&#232; una prima, non banale, osservazione che deve essere fatta. A differenza del cinema muto &#8211; dove la musica era essenzialmente &#8220;di sottolineatura&#8221; e poteva, dunque, essere eliminata senza inficiare l&apos;articolazione narrativa del discorso filmico &#8211; nel cinema sonoro non si pu&#242; parlare, ovviamente con le dovute eccezioni, di musica &#8220;di sottolineatura&#8221;, perch&#233; ci&#242; porterebbe alla conclusione che la funzione della musica &#232; solamente quella di accompagnare o, al limite, di potenziare ci&#242; che viene espresso principalmente dall&apos;immagine e ci&#242; la relegherebbe ad un ruolo gregario rispetto all&apos;immagine stessa. E&apos; necessario, dunque, liberarsi di questa visione gerarchica e antiquata, cos&#236; come da quell&apos; impostazione che tende ad analizzare separatamente le diverse componenti dell&apos;audiovisivo (che non a caso si chiama cos&#236;!) per arrivare, invece, ad una contaminazione dei tre linguaggi &#8211; visivo, musicale, sonoro - allo scopo di ottenere un nuovo spazio, una nuova dimensione semiotica, in cui le diverse componenti possano arricchirsi vicendevolmente.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Ca&apos; Foscari di Venezia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Approcci Multicriteriali per Problemi di Selezione di Portafoglio: un&apos;applicazione alla Finanza Socialmente Responsabile</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il problema della Selezione del Portafoglio &#232; un tema che dall&apos;articolo di H.M.Markowitz del 1952 &#8220;Portfolio Selection&#8221; ha attirato l&apos;attenzione di numerosi studiosi di economia. 
Tuttavia, l&apos;attuale ambiente finanziario diviene di giorno in giorno sempre pi&#249; sviluppato e sempre pi&#249; globale sia per la qualit&#224; degli strumenti finanziari a disposizione degli operatori, sia per la quantit&#224; dei volumi scambiati. Vi &#232; quindi il bisogno che gli studi sulla Teoria del Portafoglio muovano dall&apos;originario modello Mean-Variance di Markowitz verso modelli e strumenti operativi pi&#249; evoluti. 
Nel presente lavoro si &#232; voluto approfondire il filone di studi che propone un approccio di natura multicriteriale al problema della selezione del portafoglio, presentando un modello che si propone di integrare i tradizionali criteri di natura finanziaria con alcuni criteri propri della finanza etica. Tale modello &#232; stato poi applicato al mercato italiano. Si &#232; giunti cos&#236; alla determinazione di un portafoglio che soddisfa non solo le attese finanziarie ma anche i principi morali dell&apos;investitore.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; Commerciale Luigi Bocconi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Leadership e motivazione</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>In questo lavoro, si sono analizzate le teorie attuali sulla leadership e sulla motivazione delle risorse umane e si sono confrontate con le concezioni proposte da alcuni personaggi che, nei loro campi, possono essere considerati dei leader.
Partendo dalle teorie di alcuni autori, tra cui Bennis, Steyrer e Denny si &#232; scoperto che il leader &#232; una figura di riferimento per i propri followers e che possiede alcune qualit&#224; distintive, tra cui il carisma, una dote indefinibile ed innata. Dall&apos;analisi delle teorie sulla motivazione, invece, si &#232; scoperto che esistono molte tipologie di incentivi, tra cui il far aumentare la soddisfazione ed il coinvolgimento delle persone.
Infine,dalle interviste e dal confronto tra le teorie e le realt&#224;, &#232; emerso che i leader, per ottenere successo, devono conoscere le aspirazioni, i valori ed i bisogni dei collaboratori, in modo da stimolarli e guidarli nella maniera pi&#249; efficace. Le teorie servono da guida, ma devono essere abbinate all&apos;abilit&#224; di chi viene definito capo.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Pisa</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Fallimento e contratto preliminare</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi affronta gli effetti del fallimento sul contratto preliminare di vendita di immobili, con particolare riferimento alla tutela del promissario acquirente. Oltre alla novella della L 30 del 1997 e ai suoi insuccessi, viene affrontata anche la nuova disciplina scaturente dalla Legge Delega n. 210 del 2 agosto 2004. Particolare attenzione viene rivolta alla sentenza Sez. Unite Cassazione n. 12505 del 7 luglio del 2004, che ha rivoluzionato la materia oggetto della tesi.
Quello della tutela dalle frodi di costruttori insolventi &#232; un problema socialmente sempre pi&#249; pressante. E&apos; chiaro come sia in dottrina che in giurisprudenza si siano volute trovare delle soluzioni.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Responsabilit&#224; sociale di impresa e Workplace</article-title>
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               <surName>Muzzarini</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Negli ultimi anni si sente sempre pi&#249; spesso parlare di Responsabilit&#224; Sociale di Impresa come una tendenza che si sta diffondendo in maniera rapida in un crescente numero di imprese.L &apos;idea che l &apos;impresa abbia delle responsabilit&#224; nei confronti della societ&#224; pare infatti ottenere crescente consenso all &apos;intero della collettivit&#224;.Tuttavia,la realizzazione di
comportamenti responsabili da parte delle imprese trova notevoli difficolt&#224; ad affermarsi,in quanto rimane aperta la questione chiave di come coniugare la CSR con l &apos;attuale logica di mercato che trova il fine dell &apos;agire delle imprese nella massimizzazione dei profitti.
L &apos;obiettivo di questa tesi &#232; proprio questo:individuare possibili benefici legati al concetto di CSR,e in particolare alla sua applicazione all &apos;interno del Workplace,per comprendere se sia effettivamente possibile coniugare responsabilit&#224; sociale e performance economica.
Questo binomio potrebbe infatti rappresentare una fonte di vantaggio competitivo per le imprese;questo,si vedr&#224;,a condizione che vi sia totale integrazione della CSR nella gestione e nella cultura dell &apos;impresa.La tesi si sviluppa in sei Capitoli che trattano i se uenti argomenti:l &apos;evoluzione delconcetto di CSR in letteratura,i mutamenti sociali socio economici in atto,l &apos;analisi dei comportamenti socialmente responsabili delle imprese,la classificazione dei comportamenti in macroaree,l &apos;analisi degli aspetti della CSR in relazione al Workplace e lo studio di un esempio concreto,il caso Granarolo.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">La tutela delle minoranze nazionali in Europa</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi analizza tutti gli strumenti giuridici e politici redatti ed istituiti da Consiglio d&apos;Europa, UE, OSCE  relativamente alla protezione delle Minoranze etnico-nazionali. Inoltre una parte speciale &#232; dedicata alla analisi della situaizone della minornza russa nelle tre repubbliche baltiche con intervista annessa.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Palermo</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Dissonanza cognitiva e teorie del S&#232;. Modello del S&#232; Standard. Un contributo di ricerca</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Dal momento in cui &#232; apparsa la teoria della dissonanza cognitiva di L. Festinger (1957), differenti prospettive teoriche si sono concentrate sul ruolo del S&#232; nella dissonanza.Tuttavia, ogni approccio presuppone differenti assunzioni sul tipo di informazioni che le persone utilizzano per valutare ed interpretare un dato comportamento. Nello specifico, nel primo capitolo saranno discusse le controversie fra le tre maggiori teorie riguardanti come le cognizioni sul S&#232; mediano la dissonanza:
La teoria della Coerenza del S&#232; afferma che la dissonanza &#232; il risultato di cognizioni incoerenti con la concezione del S&#232; (E. Aronson, 1968, 1992). 
La teoria del New Look ha proposto che la dissonanza &#232; il risultato di un sentimento di auto-colpevolazzazione, cio&#232; di responsabilit&#224; personale per le conseguenze avverse (Cooper &amp; Fazio, 1984).
La teoria dell&apos;affermazione del S&#232; interpreta la dissonanza come un fenomeno che comprende una forte minaccia all&apos;integrit&#224; del S&#232; (Steele, 1988; Steele e altri, 1993).
Nel secondo capitolo verr&#224; trattato un nuovo modello nato dalla sintesi tra le tre precedenti teorie. Si tratta del Modello del S&#232; Standard della Dissonanza cognitiva (SSM) (Stone &amp; Cooper, 2001) il quale suggerisce che le basi della dissonanza, dipendono in parte dalle cognizioni del S&#232; e dagli standard del S&#232; (nomotetici e idiografici) accessibili in un contesto discrepante. L&apos;SSM ricava le sue predizioni in parte da certe ipotesi sulla natura cognitiva della stima del S&#232;. L&apos;autostima infatti &#232; influenzata sia da ci&#242; che succede all&apos;esterno che da quello che accade dentro di noi. Higgins (1987)definisce guide del S&#232; questi canoni personali a cui tendiamo a conformarci e si dividono in due categorie: Il S&#232; ideale (la persona che vorremmo essere)e il S&#232; imperativo (la persona che sentiamo di dover essere (Higgins, 1987). La ricerca dimostra che le persone con alta autostima riportano discrepanze croniche pi&#249; piccole tra il loro S&#232; attuale e gli standard di S&#232; ideale. Al contrario, le persone con bassa stima di S&#232; riportano discrepanze croniche pi&#249; elevate tra il loro S&#232; attuale e gli standard del S&#232; ideale. A proposito di ci&#242; ho condotto una ricerca in cui a differenza dei teorici precedenti, sostengo che le persone con alta autostima non hanno alte aspirazioni per quanto riguarda il S&#232; ideale. Diversamente, i sogg. con bassa autostima vorrebbero essere altro rispetto ci&#242; che sono, pertanto il loro S&#232; ideale &#232; ricco di desideri e aspirazioni.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; Cattolica del Sacro Cuore di Brescia</publisher-name>
        <publisher-loc>Brescia</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">L&#8217; educazione al rispetto del territorio nella scuola primaria. Introduzione alla bioeconomia</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Le attivit&#224; umane stanno significativamente influenzando i sistemi naturali della terra. Studiosi e mass media ci forniscono incessantemente cifre catastrofiche di degrado ambientale, ma l&apos;impatto della popolazione umana sul pianeta continua a crescere. 
L&apos;umanit&#224; si trova a dover affrontare la grande sfida di riuscire a vivere su questo grande pianeta con un numero crescente di esseri umani, che ha gi&#224; superato i sei miliardi  e potr&#224;, con questo ritmo, superare i dieci entro il 2050.
La specie umana esercita il peso pi&#249; rilevante sull&apos;economia della gran parte della superficie del globo poich&#233; l&apos;uomo ha la capacit&#224; di vivere in un gran numero di habitat diversi. Si dice che i bambini &#8220;imparano ci&#242; che vivono&#8221; e, pertanto, tramite la concretezza della quotidianit&#224;, devono essere guidati a percepire e comprendere anche da &#8220;piccoli segni&#8221; i valori ambientali, sociali ed economici perch&#233;, da adulti, possano concorrere, in piena consapevolezza, alla realizzazione di un eco-economia per uno sviluppo sostenibile.
E&apos; un progetto forse ambizioso, ma con questo lavoro dopo una fase introduttiva di approfondimento delle problematiche ambientali, economiche, sociali si cercher&#224; di individuare ipotesi di percorsi formativi che, in clima di serenit&#224;, accoglienza ed attenzione favoriscano la piena realizzazione delle potenzialit&#224; e delle competenze di ogni alunno. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Libera Universit&#224; di Lingue e Comunicazione (IULM)</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">Sono come suono. Progettare l&apos;acoustic branding in Italia.</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questa non &#232; la solita tesi sulla musica negli spot pubblicitari. Non mi avrebbe dato cos&#236; tanti punti e nessuno l&apos;avrebbe definita sperimentale o innovativa.

&#232; possibile comunicare con il suono la personalit&#224; di un brand? Se immagini e parole sono state al centro della ricerca dei linguaggi pubblicitari, il suono &#232; stato a lungo sottovalutato.
Con che riferimenti culturali, teorici e imprenditoriali pu&#242; nascere in Italia la prima agenzia che voglia creare personalit&#224; acustiche di marca?Sono come suono &#232; il lavoro di progettazione di una professione fino ad oggi sconosciuta al mercato italiano: l&apos;acoustic branding.

Il risultato: 110/110 e la creazione della prima agenzia Italiana di acoustic branding.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma</publisher-name>
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          <article-title lang="it">La comunicazione pubblicitaria nelle biotecnologie</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il programma di ricerca, ha come finalit&#224; lo sviluppo di un&apos;attenta analisi comunicazionale e pubblicitaria, all&apos;interno del  mercato delle biotecnologie,  settore che rivendica un immenso grado d&apos;accrescimento a livello mondiale. La sua notevole espansione non ha tenuto conto della mancanza di sostegno da parte di una struttura, comunicativa ed informativa, capace di divulgare questa nuova forma di scienza verso un&apos;opinione pubblica estremamente eterogenea, omettendo una garanzia d&apos;accettazione compromessa da una speranzosa elasticit&#224; dei valori sociali.
L&apos;uso strumentale della simbologia riguardante gli OGM (organismi geneticamente modificati), potenziata dalla mancata informazione riguardo al settore, ha pregiudicato una corretta divulgazione di notizie riguardanti le notevoli potenzialit&#224;, verso una delle scienze che maggiormente interagir&#224; con il nostro futuro e sulle nostre scelte di consumo. La disinformazione ha progressivamente lasciato il posto al disinteresse del consumatore, il quale sensibilmente disorientato dal caos comunicativo, sfugge istintivamente ci&#242; che compromette e sbilancia il suo equilibrio, rifugiandosi nel raffinato tradizionalismo. Da qui nasce l&apos;inarrestabile &#8220;querrelle&#8221;  tra ci&#242; che si considera il sacro e ci&#242; che si dice profano, tra ci&#242; che &#232; vecchio e ci&#242; che &#232; nuovo, tra la rivendicazione di qualit&#224; sostenuta da un&apos;ottima competenza tradizionale, e una dichiarata sicurezza, conscia del necessario sostegno da parte di una grande fiducia verso prodotti geneticamente modificati.         
 La scelta riguardante lo studio di un tale settore, &#233; dovuto alla grande mancanza di informazione ed alla strumentalizzazione del notiziabile, come unico mezzo di divulgazione e di indottrinamento della conoscenza sociale, con la conseguente estremizzazione delle argomentazioni. Il divario comunicativo, definito come knowladge gap, tra gli esperti ed il pubblico, conferisce una riduzione non indifferente della possibilit&#224;, da parte della societ&#224;, di consolidare un rapporto biunivoco, attraverso il quale poter soddisfare il proprio bisogno di conoscenza. La rappresentazione di questo sensibile dislivello, si rende pienamente visibile attraverso il &#8220;modello idraulico&#8221;, grafico che definisce le motivazioni attraverso le quali, si ostina una comunicazione fondamentalmente specialistica e povera di una corretta adattabilit&#224; al livello sociale. L&apos;interesse crescente da parte dei consumatori verso una maggiore conoscenza degli organismi transgenici, e verso una scienza che potenzialmente cambier&#224; i nostri stili di vita e non solamente in campo alimentare, &#233; intensificata forse pi&#249; da atavici  timori che da un cosciente aggiornamento informativo, dimostrando come, spesso eventi detentori di una tale compatibilit&#224; con l&apos;essere umano,  non riescano a raggiungere una risonanza tale che ne renda efficacemente veicolabili le enormi potenzialit&#224;. Le informazioni di carattere scientifico sono spesso circondate da un alone di mistero, il quale contribuisce ad una percezione di alchimistica riluttanza nei confronti di argomentazioni incapaci di informare nel modo corretto. Strettamente legate ad una terminologia principalmente tecnica, evitano spesso una necessaria semplificazione dei concetti, dovuta al timore di conferire agli argomenti dei caratteri eccessivamente semplicistici. Questo atteggiamento mantiene cos&#236; una suggestiva lontananza, tra conoscenza tecnica e conoscenza sociale, screditando cos&#236; la capacit&#224; del pubblico ed il suo relativo interesse, nell&apos;entrare in contatto con una tipologia di notizia volutamente elitaria. Dalla recente idea che vede la scienza come una tematica divenuta molto complicata per essere trasmessa e compresa correttamente dal grande pubblico, si opta per un necessario intervento di figure di mediazione, che come compito hanno il ruolo di adattare il messaggio scientifico alle caratteristiche sociali. L&apos;intromissione di figure giornalistiche, di divulgatori o di &#8220;specialisti&#8221;, hanno contribuito nel caso specifico delle biotecnologie, ad una negativa pubblicizzazione dell&apos;evento, dando spesso pi&#249; importanza alla divulgazione delle opinioni, piuttosto che alla presentazione di fatti. L&apos;intervento di figure responsabili di una corretta mediazione, hanno suscitato una manifesta sfiducia nella coscienza sociale, e la relativa nascita di nuove tensioni derivanti dall&apos;eccessiva esasperazione di paure spesso inconsce ed irrazionali. 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Torino</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Giappone: crisi strutturale dell&apos;economia e investimenti diretti in Italia e in Europa</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Gli anni Novanta possono essere classificati, tra i vari modi possibili, come quelli della globalizzazione: parte attiva di questo processo &#232; rappresentata dalle imprese multinazionali che, a seconda di interessi logistici e necessit&#224; produttive, dislocano la propria produzione in paesi diversi da quello di appartenenza. Ed &#232; a partire da questo fenomeno che ho deciso di condurre un&apos;indagine su un caso particolare, ovvero la presenza giapponese nel continente europeo.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Padova</publisher-name>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">Valutazione dell&apos;usabili&#224; di Sistema R</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>Tra i software pi&#249; utilizzati per l&apos;analisi dei dati nelle scienze sociali troviamo SPSS. Questa tesi si propone di valutare l&apos;usabilit&#224; di questo nuovo prodotto della GNU, Sistema R, il quale &#232;, a differenza di SPSS, Open Source e assolutamente gratuito, all&apos;interno delle scienze sociali. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Pavia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Gli effetti delle sostanze stupefacenti sui processi cognitivi: l&apos;attuale stato della ricerca</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>Dopo una sintetica introduzione relativa alla storia delle droghe e della legislazione italiana in materia, si passa ad una dettagliata descrizione delle varie sostanze stupefacenti e della loro diffusione in Italia. Quindi si esamina l&apos;attuale stato della letteratura scientifica relativa agli effetti delle varie droghe sui processi cognitivi, approfondendo in particolare le ricerche riguardanti le sostanze pi&#249; usate: cannabis, cocaina ed ecstasy.  Si specificano le ipotesi di ricerca, le metodologie, i risultati  e le limitazioni dei vari studi. Nell&apos;appendice conclusiva si propongono alcuni suggerimenti per l&apos;impostazione di un disegno sperimentale finalizzato all&apos;indagine delle conseguenze del consumo di ecstasy sulla memoria. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">Premessi cenni di natura sostanziale e processuale sull&amp;#8217;istituto della applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 444 ss. c.p.p.), il candidato si soffermi ad analizzare il contenuto del potere del giudice di valutare la correttezza e congruit&#224; dell&amp;#8217;accordo raggiunto tra le parti.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>I poteri del giudice nella richiesta delle parti di applicazione pena ai sensi dell&apos;art. 444 e ss c.p.p.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; Cattolica del Sacro Cuore di Milano</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Le ragazze romni fra il campo e l&apos;istituzione chiusa</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Con questo  lavoro intendo approfondire gli aspetti che caratterizzano la devianza minorile. Ho deciso di privilegiare la minore et&#224; perch&#233; sempre pi&#249; spesso l&apos;adolescenza si caratterizza per scelte, comportamenti e situazioni che comportano il &#8220;passaggio all&apos;atto&#8221; da parte del minore, non sempre in modo conforme alle norme del vivere sociale. Ho scelto, inoltre, di svolgere questa mia ricerca in ambito interculturale, o meglio analizzare la situazione nella quale si trova un minore straniero nel momento in cui trasgredisce le norme italiane e quali siano le risposte giudiziarie tese a favorire la sua rieducazione. Ho deciso di incentrare la mia ricerca su un gruppo etnico in particolare, quello dei Rom , perch&#233; questo gruppo pi&#249; di qualsiasi altro esalta il senso della libert&#224;.  I Rom sono un sottogruppo etnico di una popolazione assai pi&#249; vasta conosciuta da tutti come zingari .  Mi sono quindi chiesta come sia vissuta l&apos;esperienza detentiva, pena attribuita la maggior parte delle volte a questi soggetti, e quindi la situazione di privazione della libert&#224; da parte di un soggetto il cui valore fondamentale &#232;, appunto, la libert&#224; stessa, intesa nel suo significato pi&#249; semplice e palese come libert&#224; di &#8220;muoversi&#8221; prescindendo qualsiasi vincolo e costrizione. Ho preso in considerazione, in modo particolare, la situazione delle ragazze romn&#236;  e quindi la loro rieducazione nel caso in cui si trovino a dover scontare la pena detentiva.
Per svolgere un lavoro adeguato e pertinente &#232; necessario conoscere la cultura d&apos;appartenenza del soggetto dal rieducare. Ho cercato quindi di conoscere gli aspetti culturali che contraddistinguono il gruppo etnico zingaro con particolare riguardo alle caratteristiche specifiche dei tre sottogruppi etnici principali: Rom, Sinti e Cal&#232;. 
Nel primo capitolo ho ripercorso la storia delle migrazioni di questo popolo da sempre nomade.
 Nel secondo ho approfondito gli aspetti strettamente culturali, quali: il nomadismo e di conseguenza la diversa concezione dello spazio e del tempo, la lingua, la religione, l&apos;organizzazione socio-culturale, economica e familiare, mettendo in risalto gli aspetti comuni e quelli differenti dei tre sottogruppi etnici principali.
Nel terzo capitolo ho analizzato la situazione attuale in Italia, quindi la scelta difficile e dolorosa di questa popolazione di abbandonare, almeno in parte, il nomadismo per stabilirsi in un posto fisso e quindi l&apos;aumento dei momenti d&apos;incontro con la societ&#224; ospitante. 
In questo viaggio attraverso la cultura zingara ho messo in risalto i ruoli e i compiti attribuiti alla figura femminile da parte della societ&#224; zingara.
Il quarto capitolo &#232; incentrato sul concetto di devianza, in modo particolare sui tratti che caratterizzano il disagio zingaro e in modo pi&#249; specifico sugli aspetti economici, familiari e culturali che caratterizzano la devianza della minore rom&#236; .
Il quinto capitolo riguarda il rapporto fra i minori zingari e il sistema penale minorile ed, in modo particolare, come il carcere, istituzione totale, sia vissuto dalla ragazza romn&#236;.  
Nel sesto capitolo ho messo in risalto il concetto di rieducazione, evidenziando i ruoli e i compiti attribuiti ad alcune figure professionali, educatori e mediatori culturali, dato che rivestono un ruolo fondamentale nel processo rieducativo  di queste giovani ragazze. 
In base ai risultati che emergeranno da questa mia ricerca, nel settimo capitolo, con il contributo di alcune figure professionali che lavorano quotidianamente a contatto con le giovani romn&#236;, mi piacerebbe ipotizzare un possibile progetto teso a favorire la loro rieducazione e il loro reinserimento sociale.
Ogni argomento &#232; stato da me trattato partendo dal contesto generale per arrivare alla situazione particolare vissuta dalla ragazza rom&#236;. 
Ho ritenuto, infatti, indispensabile approfondire il concetto di devianza, il sistema penale minorile e il concetto di rieducazione in modo da avere a disposizione maggiori strumenti conoscitivi al fine di contestualizzare e capire meglio i diversi punti di vista e i diversi aspetti implicati nella rieducazione della minore romn&#236;.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Gabriele D&apos;Annunzio di Chieti e Pescara</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Betrachtung di Franz Kafka nelle traduzioni italiane</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Si tratta di una comparazione tra tutte le traduzioni italiane della raccolta Betrachung. Il lavoro &#232; strutturato in 4 parti: analisi letteraria, nozioni di teoria della traduzione, analisi della traduzione di Andreina Lavagetto presa a modello per le restanti, comparazione con le restanti.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La tutela dei lavoratori contro i licenziamenti nell&apos;Unione europea e nel diritto comparato</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Nel presente scritto viene affrontata la questione concernente la tutela (individuale e colletiva) assicurata ai lavoratori subordinati dalla normativa comunitaria e dalla legislazione dei singoli Paesi membri a fronte di una scelta di parte datoriale di porre in essere licenziamenti che li riguardano.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Palermo</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Tradizione e innovazione nella trilogia di Chinua Achebe</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La ricerca che sta alla base del lavoro svolto &#232; finalizzata a comprendere e spiegare come innovazione e tradizione si fondano nella trilogia di Chinua Achebe.Dallo studio delle forme tradizionali&#8211;proverbi, racconti, canti e cerimonie&#8211;che vengono descritte dall&apos;autore, ho potuto scoprire un grande patrimonio di saggezza e filosofia popolare, il che dimostra come Chinua Achebe abbia raggiunto il suo scopo: far comprendere che, anche prima dell&apos;arrivo dei colonizzatori europei, il popolo africano possedeva una cultura ed una dignit&#224; che vanno recuperate.Ed &#232; proprio per il recupero di questa cultura, che Chinua Achebe ricorre a strumenti innovativi: il genere del romanzo e la lingua inglese. Strumenti che gli sono stati spesso rimproverati in quanto propri della cultura occidentale &#8220;importata&#8221; in Africa dalla colonizzazione. Achebe usa questi strumenti, che potrebbero essere definiti coloniali, ma li rimodella, li porta ad assumere un nuovo significato nella storia della cultura africana.La forma del romanzo viene plasmata per accogliere un&apos;esperienza nuova e lontana rispetto a quella occidentale. Con frequenti flashback e digressioni temporali, Achebe fa del romanzo una sorta di lungo folktale di cui egli &#232; il narratore. Con la sua costante presenza, questo griot fa conoscere al lettore non solo i fatti e i personaggi, ma anche il modo di sentire e di pensare della comunit&#224; alla quale i personaggi stessi appartengono, senza dare niente per scontato.Per quanto riguarda, invece, la lingua, Achebe &#232; riuscito a creare un inglese &#8220;africano&#8221;.La frequenza di termini non tradotti dall&apos;Igbo all&apos;inglese &#232; dovuta al fatto che molte parole, prima di tutte &#8220;chi&#8221;, non sono facilmente traducibili. Rappresentano concetti filosofici, morali e religiosi che necessiterebbero di una parafrasi inglese eccessivamente lunga e troppi richiami a fattori presumibilmente estranei al lettore. Di queste parole Achebe d&#224; una spiegazione pi&#249; o meno estesa, durante il corso della narrazione, evitando cos&#236; il pericolo di annoiare o confondere il suo pubblico.Attraverso questi strumenti &#8220;coloniali&#8221; rinnovati dall&apos;interno, Achebe permette, in primo luogo al suo pubblico africano e poi al pubblico del resto del mondo di rientrare in contatto con tutte quelle forme di cultura, saggezza e filosofia tradizionali del suo popolo, con la speranza e l&apos;ambizione di potere sottrarle all&apos;oblio cui paiono destinate.L&apos;insistenza dell&apos;autore sulla tradizione &#232; dovuta al fatto che per troppo tempo nell&apos;immaginario collettivo l&apos;idea che meglio ha rappresentato il popolo africano &#232; quella che deriva dal ritratto dell&apos;africano che si trova in Heart of Darkness di Conrad.Proprio per riscattare quest&apos;immagine, in primo luogo agli occhi dei suoi connazionali, Achebe scrisse Things Fall Apart. Questo romanzo, insieme ai due successivi, Arrow of God e No Longer at Ease, consentono di vedere l&apos;evoluzione della tradizione, il modo in cui questa muta con la presenza dei colonizzatori fin quasi a sparire.Things Fall Apart, in particolar modo nella prima parte, e Arrow of God sono ricchi di proverbi, o &#8220;rielaborazioni poetiche dall&apos;Ibo all&apos;inglese&#8221; . In No Longer at Ease il loro uso comincia a diminuire e, soprattutto, appaiono i proverbi portati dalla cultura straniera, dal cristianesimo o dalla tecnologia.Le sue storie sono volte ad insegnare al suo popolo quanto bisogno abbia di scuotersi da quella sorta di sonno in cui si lascia trasportare, dall&apos;autocommiserazione.L&apos;inglese &#232; la lingua del colonizzatore, &#232; vero, ma &#232; anche la lingua che permette lo scambio di informazioni tra i parlanti delle diverse lingue, che viene parlata normalmente in Africa.Il linguaggio letterario di Achebe &#232; un inglese abilmente miscelato con il vocabolario, i proverbi, le immagini e le caratteristiche del discorso Igbo per creare una nuova voce che incarni il pluralismo linguistico dell&apos;esperienza africana moderna. Si tratta di una lingua in cui ai termini dell&apos;inglese si affiancano quelli Igbo che l&apos;autore non pu&#242; (o non vuole) tradurre e che trovano chiarimenti nel corso dello svolgimento dell&apos;opera. Achebe &#232; perfettamente riuscito ad esprimere la sua esperienza africana in inglese, preservandone l&apos;autenticit&#224; africana.Things Fall Apart &#232; stato uno dei primi romanzi scritti in Africa da un autore africano. A prescindere dalle sue qualit&#224; artistiche, uno dei pi&#249; grandi meriti del romanzo &#232; quello di avere saputo adattare questo genere letterario importato dagli europei all&apos;esperienza africana.Ritengo fondamentale precisare che tutte le traduzioni sono state effettuate da me (se non diversamente specificato) a causa dell&apos;assenza di traduzioni reperibili sia delle opere in questione sia, in generale, della maggior parte della letteratura consultata per lo svolgimento di questo lavoro.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi dell&apos;Insubria</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il lavoro flessibile: progresso o recessione? Ricerca empirica nel territorio comasco.</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Come considerare il lavoro flessibile? Un fattore di progresso o di recessione sociale? Un excursus storico-giuridico-sociologico per tentare di dare una risposta a queste domande in relazione all&apos;imperante modello di lavoro che domina il mercato moderno. Segue una ricerca empirica sul tema, svolta tra lavoratori atipici e datori di lavoro operanti nel comasco.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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          <article-title lang="it">I responsabili dell&apos;obbligo di sicurezza nella P.A.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il problema &#232; di particolare rilievo, perch&#233; l&apos;individuazione del titolare (o dei titolari) degli  obblighi della sicurezza coincide con l&apos;individuazione dei soggetti astrattamente esposti alla sanzione penale per l&apos;inosservanza degli obblighi medesimi, secondo il sistema della responsabilit&#224; penale contravvenzionale previsto  dal nostro ordinamento giuridico, nella materia delle norme prevenzionistiche.
Il problema, poi, oltre che di considerevole rilievo, &#232; di particolare complessit&#224;, riguardo alle modalit&#224; con le quali il nostro ordinamento ha tecnicamente costruito gli obblighi prevenzionistici e li ha legislativamente previsti in capo ai vari soggetti ripartendoli tra gli stessi: per lunghi anni esclusivamente nominati (art. 4 del DPR 547/55: &#8220;il datore di lavoro, il dirigente, il preposto che esercitano, dirigono o sovrintendono&#8230;&#8221;), solo pi&#249; recentemente, dal D.Lgs. 626/94 in poi, alcuni di essi sono stati definiti, con esiti peraltro  non univoci;  problema che &#232; evidentemente strettamente collegato a quello della complessit&#224; organizzativa &#8211; sia in senso soggettivo  che oggettivo &#8211; dei vari luoghi di lavoro cui la normativa si applica.
Avendo il nostro ordinamento costruito il sistema della titolarit&#224; degli obblighi prevenzionistici &#8211; a presidio della cui osservanza ha posto un articolato sistema di sanzioni &#8211; attraverso l&apos;indicazione di  &#8220;figure&#8221; organizzative individuate in via generale, &#232; evidente che l&apos;individuazione in concreto del soggetto, o dei soggetti titolari delle relative funzioni nei vari luoghi di lavoro, passa necessariamente attraverso lo studio dell&apos;organizzazione stessa del luogo di lavoro di volta in volta oggetto di accertamento.  Il complesso e diversificato disegno organizzativo delle Pubbliche Amministrazioni, intese in senso ampio, alle quali l&apos;art. 1 del D.Lgs. 626 estende l&apos;ambito applicativo delle norme prevenzionistiche, accentua il problema dell&apos;individuazione dei soggetti titolari degli obblighi prevenzionistici e della determinazione delle relative responsabilit&#224;. Del resto l&apos;esigenza di uno statuto unico, comprensivo sia del settore privato che di quello pubblico, &#232; consequenziale all&apos;assetto della normativa comunitaria in tema di prevenzione degli infortuni e di igiene del lavoro, i cui atti adottati dal Consiglio Europeo, trovano il loro riferimento fondamentale nella Direttiva quadro 89/391 CEE.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Verona</publisher-name>
        <publisher-loc>Verona</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il crack Parmalat: una truffa agevolata dal conflitto di interessi degli organi di controllo</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi cerca di fare chiarezza su certi aspetti della vicenda Parmalat dopo aver trattato della storia che ha portato il gruppo nello stato di insolvenza.
 Dopo un confronto tra la rappresentazione patrimoniale fittizia, effettuata dagli amministratrori, e la rappresentazione reale effettuata dal commissario straordinario, Enrico Bondi, ho cercaro di ricostruire alcune delle tecniche finanziarie utilizzate per distrarre risorse all&apos;azienda.
Comunque la gestione fraudolenta del gruppo &#232; stata permemessa dall&apos;atteggiamento del tutto inesistente degli organi di controllo, in perticolare ho sottolineato la situazione di conflitto di interessi in cui si trovavano le societ&#224; di revisione responsabili del controllo contabile del gruppo.
Il conflitto di interessi &#232; la principale minaccia per l&apos;indipendenza, quindi l&apos;obiettivit&#224; di un sindaco o un revisore. L&apos;indipendenza &#232; un requisito fondamentale per la professione economico giuridico contabile.
Purtroppo proprio alla luce del crack Parmalat, dove l&apos;attivit&#224; di controllo societario si &#232; dimostrata del tutto inefficente, nella parte finale del lavoro ho effettuato alcune proposte per migliorare l&apos;attivit&#224; di revisione contabile al fine di evitare futuri crack finanziari.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bari</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il credito al consumo: La fattispecie</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il contratto di credito al consumo &#232; la forma di finanziamento pi&#249; usata per soddisfare la domanda di beni, soprattutto &#8220;durevoli&#8221;, proveniente dai consumatori.La posticipazione del pagamento rispetto al momento di godimento del bene &#232; il motivo principale per cui tale contratto, ha raggiunto nel nostro Paese dimensioni considerevoli. Il credito al consumo &#232;  comunque una fattispecie disciplinata in Italia gi&#224; dal 1992. Infatti, &#232; con alcune disposizioni della legge comunitaria del 12.2.1992 n&#176;142 (che ha dato attuazione alle direttive comunitarie sul credito al consumo 87/102 e 90/88), che per la prima volta  da noi,viene regolato tale contratto.La disciplina sul credito al consumo &#232; stata poi inserita nel testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (d.lgs.385/1993), agli articoli 121 ss. La disciplina sul credito al consumo ha origine comunitaria e, infatti, gli articoli del testo unico relativi al credito al consumo risentono profondamente del modello normativo adottato dal legislatore comunitario. Quasi identiche sono nelle due fonti le definizioni dei soggetti parte del rapporto (professionista/consumatore) e dell&apos;oggetto del contratto che &#232; delimitato ricorrendo alla tecnica delle esclusioni.
L&apos;articolo 121 co.&#176;1 del testo unico dispone che: &#8220;per credito al consumo s&apos;intende la concessione, nell&apos;esercizio di un&apos;attivit&#224; commerciale o professionale, di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all&apos;attivit&#224; imprenditoriale o professionale eventualmente svolta&#8221;.Dalla definizione del  contratto che emerge dalla fonte nazionale e comunitaria, si pu&#242; notare come a questa tipologia contrattuale siano riconducibili fattispecie negoziali eterogenee. Sono quindi considerati contratti di credito al consumo, tutti i contratti mediante i quali il consumatore, riceve un credito da un creditore che lo  concede nell&apos;esercizio di un&apos;attivit&#224; commerciale o professionale.La definizione di credito al consumo presente  sia nella fonte nazionale che  in quella comunitaria &#232; molto lata, quindi per poter delineare l&apos;ambito oggettivo d&apos;applicazione della disciplina, entrambi i legislatori ricorrono al metodo delle esclusioni elencando, dopo aver definito il contratto, le fattispecie alle quali la disciplina non si applica.
Sul piano soggettivo, il contratto di credito al consumo, &#232; circoscritto dalle caratteristiche delle parti contraenti: cio&#232; del consumatore in veste di debitore, e di una banca o di un intermediario finanziario, ovvero di un soggetto autorizzato alla vendita di beni o servizi, in veste di creditore. Per quanto riguarda i soggetti creditori, secondo la fonte comunitaria, per creditore s&apos;intende &#8220;una persona fisica o giuridica che concede credito nell&apos;esercizio di un&apos;attivit&#224; commerciale o professionale, ovvero un gruppo di tali persone&#8221;. Cio&#232; secondo la direttiva, &#232; creditore qualunque soggetto, persona fisica o giuridica, che si trovi ad essere contraente attivo in un rapporto di credito. Nella disciplina italiana, non ci si limita solo a prevedere che il credito debba essere concesso nell&apos;esercizio di un&apos;attivit&#224; commerciale o professionale, ma i soggetti creditori vengono invece ben individuati. Infatti, l&apos;esercizio del credito diviene da noi attivit&#224; riservata alle banche, intermediari finanziari, soggetti autorizzati alla vendita di beni e servizi nel territorio della Repubblica, ma nella sola forma della dilazione del pagamento del prezzo .
La disciplina comunitaria sul credito al consumo, poneva molta importanza alla figura del consumatore , prevedendo che la normativa si applicasse ai contratti di credito, a condizione che il soggetto destinatario del credito fosse un consumatore, cio&#232; &#8220;la persona fisica che per le transazioni disciplinate dalla stessa direttiva, agisce per scopi che possono considerarsi estranei alla sua attivit&#224; professionale&#8221;. L&apos;individuazione del consumatore come la persona fisica che agisce per scopi estranei all&apos;attivit&#224; imprenditoriale o professionale eventualmente svolta, qualifica la fattispecie contrattuale del credito al consumo e a contribuisce a delimitare l&apos;oggetto del contratto. La scelta comunitaria del termine consumatore, &#232; stata effettuata soprattutto allo scopo di approntare  regole e rimedi, tali da proteggere interessi considerati al tempo stesso meritevoli di tutela ma deboli, se confrontati con quelli di cui &#232; titolare il &#8220;professionista&#8221;. La contrapposizione consumatore/professionista ha lo scopo di creare posizioni di favore per la parte considerata pi&#249; debole, il consumatore, rispetto a quella considerata pi&#249; forte.  L&apos;articolo 121 comma 1 del testo unico, nel definire il contratto di credito al consumo, ricalca il modello seguito dal legislatore comunitario, riproponendo, con alcune variazioni formali, la stessa definizione di consumatore usata dal legislatore Europeo.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Event-Study and Econometrics Model of government bonds in European Union.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Nella prima parte della trattazione &#232; stata ricostruita la storia dell&apos;Unione Europea con particolare riferimento ad alcuni aspetti, riconducibili soprattutto alle origini filosofiche della stessa, alle correnti di pensiero di volta in volta prevalenti, ai maggiori successi ottenuti dall&apos;integrazione, ai cambiamenti economico-istituzionali e alle prospettive politiche ed economiche dell&apos;area, evidenziando sempre e soprattutto l&apos;impatto reale dell&apos;evoluzione del processo di integrazione.
Nel corso dell&apos;opera si &#232; poi cercato di investigare sulle cause che hanno comportato differenze nei rendimenti dei Governative Bonds dei paesi dell&apos;Unione Europea. Pi&#249; in particolare, si &#232; osservato come a partire dal Trattato di Maastricht in poi si sia assistiti ad una convergenza degli yields, sottolineando come le differenze allo stato attuale, continuano a permanere per differenti tipologie di premi per il rischio richiesti dagli operatori economici. In merito a quest&apos;ultimo punto, si &#232; osservato come in generale, possano essere considerate cinque diverse tipologie di rischio: di credito, di liquidit&#224;, di cambio, tecnico e di interesse (o di prezzo). In merito al rischio di cambio si &#232; notato come si sia verificata una convergenza dello stesso verso lo zero, nel momento in cui il debito in valuta estera dei paesi dell&apos;Unione Europea &#232; stato ridenominato in euro. Discorso analogo per i rischi tecnici, ossia quelli riconducibili a differenze della tassazione e a limitazioni nei movimenti dei capitali; da una parte il livellamento delle differenze nella legislazione tributaria e dall&apos;altra il codice di liberalizzazione dell&apos;OCSE nonch&#233; le direttive comunitarie hanno portato alla quasi totale scomparsa di tale categoria di rischiosit&#224;. Riguardo invece il rischio di interesse (o di prezzo) si &#232; osservato come lo stesso sia stato soltanto in parte prevedibile, in quanto &#232; sempre presente una parte aleatoria che pu&#242; essere stimata solo sulla base di appositi modelli, di tipo monofattoriale o plurifattoriale. In conclusione, si &#232; evidenziato come le differenze osservate nei rendimenti dei Bonds vengano in particolare a dipendere da differenti rischi di credito e di liquidit&#224;; perci&#242; il modello proposto ha verificato l&apos;impatto dei fattori di rischio internazionali sui fondamentali (osservabili e non) dei paesi europei nonch&#233; sulla liquidit&#224; (strutturale e residuale) degli stessi.
Nell&apos;ultima parte della trattazione &#232; stata posta in essere un altro tipo di analisi, sul modello dell&apos;event-study, con l&apos;obiettivo di verificare la rilevanza delle diverse notizie relative ad eventi manifestatisi nei paesi dell&apos;Unione Europea. A tale scopo &#232; stato costruito un indice fondato sugli Excess Returns, mentre i principali accadimenti selezionati sono stati quelli relativi a notizie di cronaca e quelli rilevanti per l&apos;integrazione. Un&apos;eventuale crescita dell&apos;indice &#232; stata considerata come negativa, mentre una diminuzione dello stesso ha segnalato un decrescente impatto dei fattori di rischio sui differenziali di rendimento, dando luogo ad una valutazione positiva.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma Tor Vergata</publisher-name>
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          <article-title lang="it">I processi di liberalizzazione e le alleanze strategiche nel settore aereo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La presente tesi si propone di analizzare l&apos;evoluzione del processo di liberalizzazione del mercato del trasporto aereo, ponendo particolare attenzione al fenomeno delle alleanze, come risposta alla crescente competizione ed ai cambiamenti strutturali risultanti dalla liberalizzazione.
Il lavoro &#232; suddiviso in tre capitoli. 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">La censura nel sistema cinematografico e televisivo. Aspetti legislativi, sociali e giuridici.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;articolo 21 della Costituzione sancisce la libert&#224; di manifestazione del pensiero con la parola lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.Tale libert&#224;, secondo la giurisprudenza evolutiva e costante della Corte Costituzionale, nel passaggio da libert&#224; negativa a positiva, comprende tanto il diritto ad informare, quanto quello ad essere informati.
La televisione e il cinema costituiscono una preziosa risorsa per il pubblico che ne usufruisce. La prima appare come discorso, strumento linguistico attraverso il quale una societ&#224; pu&#242; parlare di s&#232;, raccontarsi; un vero e proprio &quot;specchio sociale&quot;.Il cinema rientra in quel sistema di valori che fanno parte dell&apos;immaginario collettivo, inteso come sistema di bisogni, valori e pratiche sociali. L&apos;anello che unisce questi due universi e che viene analizzato in questo elaborato &#232; il concetto di libert&#224; di espressione, di manifestazione del pensiero, tutelata dall&apos;articolo 21 della Costituzione e dunque di censura intesa come strumento limitativo di tale libert&#224;.Il punto di partenza &#232; proprio l&apos;art.21, dove al comma 6 definisce l&apos;unico limite esplicito alla libera manifestazione del pensiero:il buon costume.Il clima sociale &#232; andato mutando nel corso degli anni:una societ&#224; laica e pluralistica &#232; andata progressivamente sostituendosi ad una tradizionalmente cattolica, comportando un maggior permissivismo ed un&apos;apertura ai modelli delle avanzate civilt&#224; occidentali. Ecco allora la nascita di u nuovo costume in cui i temi sesuali sono oggetto di libera trattazione. Siamo di fronte ad un percorso evolutivo che ha portato, non soltanto alla rivalutazione di un&apos;opera prima etichettata e poi bandita in nome della repulsione e del disgusto che provocava, ma anche ad una maturazione dello spettatore che oggi non si scandalizza pi&#249; di fronte ad un nudo cinematografico o ad una scena particolarmente forte.Tutto fa parte di un costume ormai completamente adeguato alla modernit&#224; ed aperto al confronto di quaunque natura esso sia.&quot;Che se ne parli bene o male, purch&#232; se ne parli&quot;affermava Oscar Wilde.E in fondo non aveva torto visto che spesso ci&#242; che viene censurato fa parlare pi&#249; di ci&#242; che viene considerato la normalit&#224;.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Ormesi e tossicit&#224; da agenti industriali e naturali:uno studio su tannini vegetali</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Embrioni e sperma di ricci di mare di S. granularis e P. Lividus sono stati utilizzati in questo lavoro per saggiare la tossicit&#224; dei tannini estratti da Acacia mollissima e utilizzati nella concia delle pelli. Nella concia tradizionale si utilizzano preparati di tannini vegetali, con un processo in due fasi &amp;#61531;tannino usato (TU) e tannino fresco (TF)&amp;#61533; di cui &#232; stata saggiata la tossicit&#224;. I primi risultati hanno dimostrato che il tannino usato ha esercitato una tossicit&#224; acuta a livelli pi&#249; bassi del tannino fresco, infatti 1g/L TU ha dato luogo al 100% di mortalit&#224; embrionale in S. granularis contro i 100mg/L di TF. I saggi successivi sono stati condotti sull&apos;estratto acquoso di TF a concentrazioni equivalenti a sospensioni di TF comprese tra 0.1 e 30 mg/L. In questo caso EAT a concentrazioni &amp;#61502; 1mg/L ha dato luogo a tossicit&#224; sullo sviluppo e mortalit&#224; embrionale pi&#249; forte in S. granularis rispetto a P. lividus. Nell&apos;intervallo di concentrazioni compreso tra 0.1 mg/L e 1mg/L, la frequenza delle malformazioni larvali &#232; stata significativamente pi&#249; bassa di quella dei controlli. Questo effetto detto di ormesi &#232; stato osservato in un numero di repliche molto alto (fino a 14), e questo &#232; stato significativo per quelle colture caratterizzate da una bassa qualit&#224; delle larve, cio&#232; in quei lotti in cui si aveva &amp;#61500; 70% di larve normali nei controlli. Gli embrioni trattati con la sospensione acquosa di tannino fresco a concentrazioni che andavano da 1mg/L a 1g/L hanno mostrato un andamento non monotonico sia in termini di effetti mitotossici che di aberrazioni mitotiche. Lo stesso risultato si &#232; avuto anche per la spermiotossicit&#224; in entrambe le specie, con un massimo di successo riproduttivo alla concentrazione di 0.3 mg/L di EAT e una diminuzione fino a 30mg/L. Gli embrioni sviluppati da sperma di P. lividus esposto a EAT a concentrazioni comprese tra 0.1 e 0.3 mg/L hanno mostrato una diminuzione delle malformazioni larvali rispetto ai controlli, mentre si &#232; avuto un aumento dei difetti di sviluppo in quegli embrioni generati da sperma esposto a concentrazioni di EAT comprese tra 1mg/L e 30mg/L. Dai dati ottenuti si &#232; visto che i tannini usati nella concia delle pelli possono causare danni ambientali alle alte concentrazioni, mentre bassi livelli danno luogo a effetti ormetici.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Dilemmi etici nell&apos;esercizio della professione infermieristica: quali linee guida?</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La figura stereotipata dell&apos;Infermiere come operatore sanitario di serie B &#232; ormai lontana anni luce. Oggi l&apos;infermiere &#232; un professionista di livello europeo, scientificamente formato nell&apos;universit&#224; ed autonomo professionalmente. La professione infermieristica  s&apos;imbatte con frequenza in situazioni critiche, spesso molto differenti tra loro, che necessitano di scelte comportamentali, il pi&#249; delle volte determinanti per l&apos;utente. Le situazioni critiche sono identificabili come dilemmi etici, che implicano la presa di decisioni. L&apos;Infermiere &#232; chiamato a servire il miglior bene possibile per la persona e a rispondere con competenza,  pertinenza, responsabilit&#224; e tempestivit&#224;.
Il Codice deontologico degli infermieri all&apos;art.3.4 recita: &#8220;L&apos;infermiere si attiva per l&apos;analisi dei dilemmi etici vissuti nell&apos;operativit&#224; quotidiana e ricorre, se necessario, alla consulenza professionale e istituzionale contribuendo cos&#236; al continuo divenire della riflessione etica&#8221;.
Nell&apos;ambito dell&apos;attivit&#224; professionale ci s&apos;imbatte quotidianamente in discussione di dilemmi etici di natura pi&#249; ampia rispetto a quelli trattati dalla deontologia; tali dilemmi di rilevanza bioetica richiedono una riflessione estesa e complessa ed esigono una conoscenza sicuramente pi&#249; approfondita della metodologia, degli strumenti e delle linee guida necessarie per poter essere esaminati, discussi, affrontati e risolti.
La bioetica  ha il compito di esaminare la liceit&#224; dell&apos;intervento dell&apos;uomo sull&apos;uomo; ci insegna e ci guida a ritrovare il valore umano fondamentale e l&apos;essenza dell&apos;uomo stesso nel dedalo dell&apos;universo tecnologico. Le realt&#224; vissute nel processo assistenziale obbligano i professionisti della salute ad un approccio che richiede una riflessione consapevole e responsabile. 
Oggi l&apos;atteggiamento dei cittadini &#232; mutato, il paternalismo medico fortemente ridimensionato, e l&apos;infermiere ha assunto nell&apos;equipe curante un ruolo di rilievo, per il pi&#249; alto livello della sua formazione e cultura rispetto al passato, ma soprattutto in virt&#249;  della sua intima relazione con l&apos;utente che gli permette di possedere numerosi elementi di analisi dei conflitti vissuti dal e con il paziente stesso.
Molti pazienti vivono il ricovero con senso di sfiducia nei confronti della sanit&#224; e dell&apos;ambiente poco confortevole; spetta all&apos;infermiere il pi&#249; delle volte restituire alla persona la dignit&#224; che la struttura, gli spazi, le regole gli sottraggono. Si crea un rapporto di intimit&#224; e complicit&#224;, che consente di trasformare la malattia in un&apos;esperienza di crescita personale.  Prendendosi cura della persona, l&apos;infermiere ne apprende i bisogni, sia fisici che psichici, conosce i suoi desideri e le sue paure, entra in relazione con i suoi familiari e con le persone per lei significative. L&apos;infermiere &#232; nella migliore posizione per valutare il modo in cui la persona percepisce e vive  la qualit&#224; della sua vita, quindi &#232; in grado di tradurre le speranze e le illusioni dell&apos;assistito e pu&#242; rappresentare il fulcro dell&apos;analisi di eventuali conflitti etici. Un vero professionista, dotato di competenza e responsabilit&#224;, deve guidare la persona verso la ricerca del bene. Lo stato di necessit&#224; e di dipendenza dato dalla malattia, non deve autorizzare l&apos;operatore a monopolizzare la situazione e a gestire autoritariamente le scelte. 
La riflessione etica &#232; obbligatoria perch&#233; &#232; insieme segno e frutto della responsabilit&#224; professionale verso se stessi e l&apos;intera disciplina. 
L&apos;infermiere &#232; un agente morale, cio&#232; una persona che compie scelte di natura etica poich&#233; il suo agire &#232; condizionato, ma non interamente determinato, dal contesto, dal cliente, dalle prescrizioni, dall&apos;organizzazione del lavoro. Egli agisce continuamente una sintesi tra valori, norme morali e giuridiche, deontologia professionale, cultura e situazioni contingenti.
Ma quanti infermieri hanno le conoscenze sufficienti per operare questa sintesi?
In qualit&#224; di docente di Etica e bioetica ai corsi di laurea in Infermieristica posso affermare che la risposta non pu&#242; venire se non partendo dall&apos;innalzare il livello formativo di base. 
Occorre sviluppare nuove e migliori competenze studiando ai corsi di base i fondamenti teoretici ed elaborando successivamente in sede di tirocinio clinico discussione di casi incontrati, anche con la consulenza ed il supporto degli infermieri pi&#249; esperti presenti nei comitati etici locali.  In ogni caso clinico emergeranno idee o sensazioni, preferenze legate a ideologie personali o a valori culturali e religiosi, ma il confronto, il possesso di strumenti di analisi metodologica dei fatti e delle istanze, permetter&#224; di scartare contenuti e giustificazioni prive di una base etica e di trovare la migliore soluzione possibile che risponde al miglior bene per quel paziente e non per altri.
	
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">La crisi dei media generalisti e i nuovi sentieri della pubblicit&#224;</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La comunicazione, specialmente negli ultimi anni, sta subendo consistenti cambiamenti, soprattutto una volta iniziata l&apos;invasione dei new media, in particolare di Internet. Il fenomeno scaturito di maggiore rilevanza &#232; la crisi in cui i mezzi d&apos;informazione, intrattenimento e promozione, tradizionali sono caduti, con le relative conseguenze. Proprio questa tematica &#232; il fulcro del mio lavoro, che inizia con un&apos;analisi delle cause e del contesto storico-sociale nel quale si situa tale decadenza, dovuta soprattutto alla programmazione proposta: standardizzata, di bassa qualit&#224; e per nulla aperta all&apos;innovazione. Il secondo capitolo &#232; incentrato su una minuziosa descrizione, fatta di interrogativi, confronti, valutazioni approfondite e famose teorie, inerente ai nuovi ritrovati, impostati su canali interattivi e personalizzati. Il lavoro prosegue con lo studio della pubblicit&#224;, della sua storia, del suo linguaggio, della sua grande influenza, del suo ruolo economico, della sua evoluzione, sia all&apos;interno dei mezzi generalisti di massa che delle forme moderne. Lo spazio pi&#249; grande &#232; stato dedicato alla promozione su Internet, tassello ormai indispensabile per il successo di ogni campagna che pu&#242; restare attiva 24 ore su 24 senza essere sottoposta a limiti di spazio. I siti, i link, i banner, la direct mail, i mondi virtuali, sono descritti nelle loro pi&#249; precise caratteristiche, qualit&#224;, difetti, opportunit&#224;, come il continuo controllo sui risultati, sul perseguimento degli obiettivi e delle linee di direzione scelte. Infine sono riportati quattro casi-studio aziendali approfonditi attraverso le loro singolari storie, politiche di mercato e numeri, tutti di grandissimo rilievo: Fastweb, Alitalia, Mini BMW e Ducati. Lo studio di queste realt&#224; cos&#236; diverse le une dalle altre si &#232; mostrato indispensabile per verificare e guardare con nuova e pi&#249; interessante luce l&apos;intero scritto. 


</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; Commerciale Luigi Bocconi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="en">The Edutainment as Driver of Value for Companies and Individuals</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>The Edutainment, as the conjunction of entertainment and education, is a trend affirming in the world of companies offering in art and culture, in the cultural industries, in the non profit organizations. The work focuses on the historical and sociological reasons of the actual trend of edutainment, underlining the positive and the negative aspects of the &quot;funny education&quot;, with a multi-purpose prospect, and with the support of a field analysis regarding an &quot;edutainment center&quot;. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Urbino</publisher-name>
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          <article-title lang="en">Human, Just human - a Comparison Nietzsche-Spinoza</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>Abstract: We try to analize the relationship between Nietzsche and Spinoza with Nietzsche&apos;s works, in a thesis constructed in three parts. In the first part we consider one letter where Nietzsche defines Spinoza as his precursor, in the second we deepen Spinoza&apos;s presence in Nietzsche&apos;s works; finally, in the third part we compare Lowith and Deleuze ideas in their respective analysis of Nietzsche and Spinoza relationship.

Methodology: Basically, a text comparison. We want to underline that if we think to the text as &quot;walking&quot;, we loose the sense of difference between course and person.

Principal obtain results: The proximity between Nietzsche and Spinoza in thinking about human action is due in my opinion to the fact that Spinoza asserts, first of all, that what makes us act is the &quot;cupiditas&quot;, the persisting of one&apos;s being; what make we live are the volitions, the human nature&apos;s passions. As a consequence, we think to something as right, real or good because we think to this as optimal to our nature, useful for us; the evil isn&apos;t right in the things but into the observer&apos;s eyes when he see a potential damage for him.
My hypothesis is that Spinoza and Nietzsche look to the human as an errant being, in the research of a constant &quot;want to be&quot;, that make present the human nature, the essential human nature.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Trento</publisher-name>
        <publisher-loc>Trento</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La tematica dell&apos;ambiente nelle relazioni industriali</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi prende in considerazione il possibile ruolo degli attori del sistema delle relazioni industriali in Europa, imprenditori e sindacati,  nel dare una risposta indipendente ai massicci problemi ecologici posti dalla produzione industriale. Viene esaminato lo stato attuale delle relazioni industriali e considera i meccanismi di estensione del rapporto negoziale anche ai temi ecologici.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Lecce</publisher-name>
        <publisher-loc>Lecce</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">&apos;&apos;Ma dove stanno i riti, professoressa?&apos;&apos;. Interazione ed eventi esplicativi in contesti scolastici.</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il presente lavoro, suddiviso in tre capitoli, tratta della spiegazione rivolta a classi di italiano lingua materna e a classi plurilingui (di italiano lingua materna e italiano L2). I primi due capitoli sono teorici: in particolar modo, nel primo si espongono le varie teorie che si occupano dell&apos;evento esplicativo, visto dapprima in un contesto quotidiano e successivamente in quello scolastico. Nel secondo si discute, inizialmente, di procedure, conoscenze e fattori insiti nel processo di comprensione di testi orali in generale, per poi soffermarsi, nello specifico, su cosa significa dover capire una spiegazione in una lingua non nativa. Vengono, infine, presentate alcune teorie che propongono principi per rendere un discorso in L2 pi&#249; accessibile ad un alunno allofono. Il terzo capitolo &#232;, invece, uno studio analitico condotto nel corso di attivit&#224; didattiche, in un periodo che va dal 20 ottobre fino al 17 dicembre 2003. I dati sono testi registrati di lezioni tenute in quattro classi di una scuola media, due plurilingui e due con bambini italofoni, della Provincia di Lecce. Dopo essere state trascritte, le conversazioni didattiche sono state analizzate sulla base del quadro teorico esposto nel capitolo primo, con la finalit&#224; di indagare come nasce e si sviluppa la spiegazione in differenti contesti scolastici. Il lavoro &#232; corredato dalle trascrizioni dei testi registrati e dalle relative norme di trascrizione.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">Il Pianoforte come espressione dell&apos;anima: viaggio tra cinema e realt&#224;</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>This work originates from my strong passion for the piano and my wish to highlight one of its most fascinating aspects: its close connection with the soul. I dare say the piano itself has a soul: pianists sometimes live in total and vital harmony with their piano and they naturally and unconsciously consider their instrument as a living being. That&apos;s why in this work I gave the piano a soul and a voice: he himself (the piano is now a person)  tells his story and gives me some interviews. He will help me to demonstrate the importance he has for some people.
I&apos;m going to write about four pianists who are closely tied to the piano and have a deep and intimate relationship with him. Four different stories where the piano is in different ways the real main character and the pianists-protagonists are somehow compelled to share the stage with him: Wladyslaw Szpilman, the Jewish Polish pianist in The Pianist by Roman Polanski; Ada McGrath, the dumb pianist in The Piano by Jane Campion; Danny Boodman T.D. Lemmon Novecento, the  singular pianist in The Legend of 1900 by Giuseppe Tornatore; David Helfgott, the strange protagonist of Shine by Scott Hicks. Even though only two of these four movies, The Pianist and Shine, are based upon true stories, the other two plots are quite believable. I think these movies are an ideal means, but not the only one, of developing my thesis, because they let me show the great influence the piano may have on a pianist&apos;s life: he can be the last hope in difficult situations, as in the case of Wladyslaw Szpilman who succeded in overcoming the terrible experience of the holocaust, thanks to his love for piano and his hope of starting to play him again, that is of coming back to normal life; for Ada McGrath he was the only way of communicating with the world, while for Novecento he was an &#8220;instrument&#8221; with which to interpret reality and for David Helfgott he was a reason for beginning a new life after a tragic experience.
Obviously in these examples the piano plays a role of protagonist, as does the pianist who plays him. Actually, in the history of cinema he has often played minor parts, such as at the time of silent cinema, whose main representative was the great Charlie Chaplin, where the music of the piano emphasized the different scenes of the film, or at the time of the American musicals starring Frank Sinatra and the excellent Spanish-American pianist Jose Iturbi, where the piano accompanied the main songs of the films.
Of course we cannot forget the great role of soundtrack for a love he had in Casablanca, a cult movie by Michael Curtiz, with the incomparable Humphrey Bogart and Ingrid Bergman, and that of &quot;crowd stirrer&quot; he had when he accompanied the incessant vocalism of Jerry Lee Lewis, played by Dennis Quaid  in Great Balls of Fire. 
I fully agree with the philosopher Schopenhauer who thought that music is able to express the essence of things and, in his essay Die Welt als Wille und Vorstellung (The World as Will and Representation, 1818), put it at the top of the hierarchy of art.
Anyway, the strong connection we are pointing out between the pianist&apos;s soul and his instrument may be found in any form of art.
Artists attribute to art the ability to express the essence of things, of life itself, to awaken our secret deep soul. 
Besides we must take into consideration that the artist&apos;s soul is like a world where the skills of the painter, the poet and the musician melt together in infinitely varied proportions. In fact, there are many examples of famous artists who can express their inner soul through different art forms: a poet who paints his feelings, or a musician who writes lyrics for his music, etc.
In modern times music is not only a source of entertainment or a hobby, but it also represents an important therapeutical instrument in so-called music therapy, which is a branch of medicine that uses music to address the physical, emotional, cognitive, and social needs of individuals of all ages.  Music therapy improves the quality of life for people who are well and meets the needs of children and adults with disabilities or illnesses. 
Some people submit voluntarily to music therapy, while others take advantage of music almost unconsciously, overwhelmed by a strong passion which goes beyond the limits of reason, as we will see in the films I have chosen to analyze. 

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Pavia</publisher-name>
        <publisher-loc>Pavia</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Metodi di indagine della creativit&#224;</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La presente tesi si propone di analizzare i principali metodi di indagine della creativit&#224;, con lo scopo di fare luce su alcuni punti fondamentali di questo tema. Essa illustrer&#224; una parte teorica nei primi capitoli, mentre una parte sar&#224; dedicata alle ricerche svolte dai principali studiosi del pensiero produttivo che hanno cercato di comprendere quando nasce la creativit&#224; e come essa si sviluppa nel corso delle principali aree evolutive. Infine,la parte conclusiva tratter&#224; delle principali tecniche che possono essere applicate sia in ambito lavorativo sia in ambito scolastico,con lo scopo di conoscere le potenzialit&#224; creative che serviranno agli individui per affrontare problemi e difficolt&#224; future. Quindi,il nostro intento &#232; quello di far comprendere al lettore quanto possa essere importante l&apos;uso del pensiero produttivo nella nostra societ&#224; e quanto esso possa contribuire a migliorare indirettamente il nostro stile di vita attraverso lo sviluppo e l&apos;ampliamento delle nostre capacit&#224; cognitive. Si &#232; potuto concludere da questo lavoro che non possiamo dare una definizione sola di creativit&#224;,in quanto essa coinvolge diversi aspetti della nostra mente e che le persone utilizzano componenti differenti di questo tipo di pensiero a seconda del problema e e della situazione a cui si trovano esposti,quindi gli psicologi continueranno a cercare di dare altre risposte a questo tema, con l&apos;intento di arrivare a definirne altri aspetti essenziali.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Produzione di glucoamilasi eterologa nel lievito kluyveromyces lactis</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Scopo della tesi &#232; lo studio dell&apos;espressione dei geni per la produzione di proteine eterologhe, nello specifico della glucoamilasi, in alcuni ceppi del lievito K. lactis, usando il promotore del gene KlPDC1 e confrontandolo con un promotore costitutivo (quello del gene GADPH). I ceppi utilizzati comprendono tipi selvatici e ceppi in cui il gene della PDC &#232; stato deleto.
Scelto il microrganismo da sfruttare per la produzione della proteina, bisogna trovare un promotore che consenta un livello elevato di trascrizione del gene e costruire un vettore di espressione.
Il gene KlPDC1 &#232; uno dei pi&#249; espressi su terreni contenenti glucosio. Operando la delezione di questo gene, si osserva un tasso di crescita del ceppo corrispondente uguale a quello del ceppo selvatico nonch&#233; un aumento della trascrizione del gene eterologo inserito a valle del promotore. Tale sovraespressione si ottiene in quanto la delezione fa si che si aggiri il meccanismo di autoregolazione dovuto all&apos;azione della proteina Klpdc1p sulla trascrizione a partire dal suo stesso promotore.
I geni eterologhi sono stati introdotti in K. lactis attraverso vettori specializzati per la produzione di proteine eterologhe. I vettori usati in questo lavoro, completi di cassette di espressione, sono stati chiamati pGM-GAM e pDCPGAAKDd3 e la loro costruzione si &#232; basata sul plasmide naturale pKD1. In generale, un vettore d&apos;espressione &#232; costituito da un plasmide contenente un marcatore di selezione, una cassetta di espressione con un promotore e un terminatore della trascrizione; un sistema di mantenimento e replicazione del vettore. La cassetta di espressione di solito &#232; formata da un promotore e un terminatore, separati dal sito di clonaggio per il gene di interesse. Nel nostro caso il gene in questione &#232; quello della glucoamilasi di A. adeninivorans, compreso il segnale di secrezione, i promotori sono quello della PDC per il vettore pPDCPGAAKd3 e quello della GADPH di S. cerevisiae per il vettore PGM-GAM. Il terminatore in entrambi i casi &#232; PHO5 di S. cerevisiae. I vettori sono stati introdotti nei lieviti attraverso trasformazione per elettroporazione della membrana plasmatica della cellula.
I vettori sono serviti poi per la trasformazione di quattro ceppi, di cui si sono analizzati i trascritti attraverso analisi Northern per controllare l&apos;espressione del gene della glucoamilasi.
Dall&apos;analisi Southern dei trasformanti invece ho ottenuto delle informazioni riguardanti il numero di copie plasmidiche presenti.
Ho eseguito poi un saggio di attivit&#224; glucoamilasica sui trasformanti in modo tale da conoscere anche densit&#224; cellulare e stabilit&#224; plasmidica.
I risultati ottenuti suggeriscono che la produzione di glucoamilasi nelle diverse combinazioni di ospite/vettore analizzate dipende principalmente da tre fattori: forza del promotore, assenza di autoregolazione e competizione tra vettore e plasmide pKD1 residente.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Palermo</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Educazione e ospedalizzazione del minore</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Sempre di pi&#249; ci si rende conto di quanta sofferenza nell&apos;ambiente ospedaliero possono provare i bambini. Chi li aiuta ad attraversare la malattia garantendo maggiore tutela della continuit&#224; del processo evolutivo? Un efficace sostegno pu&#242; essere fornito da una buona relazione educativa  con i vari sistemi di riferimento: famiglia, scuola, gruppo dei pari. Che cos&#232; allora l&apos;educazione e perch&#232; &#232; cos&#236; importante nel lavoro col bambino ospedalizzato?</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Catania</publisher-name>
        <publisher-loc>Catania</publisher-loc>
      </publisher>
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          <article-title lang="it">La posizione del socio lavoratore nelle cooperative di lavoro con particolare riferimento alla mutualit&#224; prevalente</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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               <surName>Di Mauro</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il testo dopo una breve introduzione storica sulle cooperative e sui problemi che coinvolgono le stesse esamina la risoluzione dei problemi attraverso la riforma del diritto societario del 2003 e in correlazione a questo la legislazione che conferma il tipo di inquadramwento contrattuale del socio lavoratore di cooperativa in tutte le sue accezioni. In relazione poi alla riforma del mercato del lavoro e della modifica della legge n. 142 il testo va ad approfondire le tutele che avvolgono oggi il socio lavoratore di cooperativa: i diritti esercitabili sul piano individuae e collettivo il trattamento economico in tutte le sue accezione ivi compreso l&apos;istituto del ristorno, il trattamento previdenziale, la devoluzione di controversie e il regolamento interno; tutti diritti la cui spiegazione viene dettata avendo riguardo alle diverse tipologie contrattuali adottabili nel genere coperativa di lavoro. Infine, con riguardo all&apos;argomento di correlazione, viene redatto un particolare approfondimento relativo alla previdenza avendo rigerdo all&apos;evoluzione dell&apos;istituto per il settore cooperativo e alle relative attuali contriobuzioni delle diverse tpologie adottate avendo anche riguardo di dettare un certo approfondimento per le cooperative di cui al DPR 602/70 </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Napoli - Federico II</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
      </publisher>
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          <article-title lang="it">Le lotte per l&apos;emancipazione della donna: dall&apos;et&#224; giolittiana al secondo dopoguerra</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Lombardi</surName>
               <given-names>Marcellino</given-names>
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      <abstract lang="it">
        <p>Le lotte per l&apos;emancipazione della donna rappresentano uno dei temi pi&#249; affascinanti ed al tempo stesso maggiormente trascurati, sia dalla scuola che dagli organi di informazione. Quasi mai capita di poter assistere ad analisi storiche riguardanti ci&#242; che le donne hanno dovuto sopportare per raggiungere il riconoscimento dei pi&#249; elementari diritti. Questa tesi si propone, come unico obiettivo, quello rendere noti tutta una serie di eventi importantissimi che vanno dalle prime forme di lotta femminile dell&apos;et&#224; giolittiana fino al secondo dopoguerra in modo da consentire, a tutti ed in particolar modo alle donne, un reale arricchimento culturale. In tal modo l&apos;universo donna cesser&#224; di essere qualcosa di misterioso.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Parma</publisher-name>
        <publisher-loc>Parma</publisher-loc>
      </publisher>
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          <article-title lang="it">Applicazione di un metodo innovativo per la valutazione delle propriet&#224; cinematiche di un robot</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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               <surName>Artoni</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Nota: consiglio la consultazione della sezione &quot;Altri documenti&quot;.

Oggetto della tesi: definizione di un ambiente software interattivo per la valutazione e la visualizzazione del volume di lavoro di un robot, e per il calcolo del condizionamento del robot nei punti interni al volume di lavoro.
In particolare, poich&#233; la raccolta dati tramite campionamenti nello spazio, ed il successivo processo di visualizzazione, risultano essere computazionalmente onerosi, il software doveva rispondere ad elevate caratteristiche di performance. 
Internamente al software, &#232; stato realizzato un algoritmo per la scansione gerarchica dello spazio secondo una struttura ad albero ottale, meglio nota come octree. 
A partire dai dati raccolti &#232; stata visualizzata sulla scena tridimensionale, tramite algoritmo Marching Cubes, l&apos;isosuperficie associata a valori soglia del condizionamento, cos&#236; come impostati dall&apos;utente.

Un&apos;analisi dello spazio di tipo gerarchico permette una risoluzione accurata nelle sole regioni di interesse; il metodo dell&apos;albero ottale presenta una complessit&#224; computazionale inferiore rispetto al metodo pi&#249; tradizionale della scansione mediante griglia tridimensionale regolare; prove pratiche hanno mostrato significativi vantaggi in termini di tempo di elaborazione.


Il software contiene inoltre un&apos;algoritmo in grado di calcolare il profilo della superficie trovata e salvarlo in formato dxf, importabile in ambienti CAD.
Il linguaggio di programmazione utilizzato &#232; il C++, facendo uso delle potenzialit&#224; offerte dalla programmazione ad oggetti; la libreria grafica utilizzata &#232; OpenGL.
(La presentazione corredata di illustrazioni e contenente un&apos;esposizione sintetica degli algoritmi utilizzati, &#232; disponibile liberamente nella sezione &quot;Altri documenti&quot; - Free Download)</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">L&apos;interesse a ricorrere nel giudizio di legittimit&#224; costituzionale in via principale</article-title>
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               <surName>Cannella</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il mio lavoro intende approfondire l&apos;istituto dell&apos;interesse a ricorrere all&apos;interno del giudizio di legittimit&#224; costituzionale in via d&apos;azione soprattutto a seguito della riforma del Titolo V, operata con legge cost. n. 3 del 2001. Tale argomento &#232; di stretta attualit&#224; in quanto la Corte costituzionale ha confermato il proprio orientamento restrittivo per quanto concerne l&apos;interesse al ricorso di Regioni e Comuni suscitando vivaci dibattiti e polemiche. La mia tesi analizza in chiave critica i contributi della dottrina e della giurisprudenza fornendo diverse soluzioni che possono costituire un&apos;autentica spinta culturale all&apos;interno del campo preso in esame. I pochi anni trascorsi dall&apos;entrata in vigore della legge cost. n. 3/2001, in particolare se si considera che la legge di attuazione &#232; la recentissima legge n. 131/2003, testimoniano l&apos;assoluta novit&#224; dell&apos;argomento trattato.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
      </publisher>
      <article-meta>
        <title-group>
          <article-title lang="it">Parametri dosimetrici caratterizzanti i rivelatori a diamante CVD per la dosimetria di fasci radioterapici</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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               <surName>Stimato</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>   Questo lavoro di tesi si inserisce nell&apos;ambito di un lavoro di ricerca, sviluppato presso i laboratori di Fisica dell&apos;Universit&#224; Cattolica del S. C. di Roma, finanziato dalla Comunit&#224; Europea e relativo alla caratterizzazione dosimetrica di rivelatori a diamante sintetico ottenuti con la tecnica CVD (&#8216;&#8216;Chemical Vapor Deposition&apos;&apos;) per misure di fasci radioterapici.
   Le tecniche radioterapiche pi&#249; avanzate utilizzano fasci di fotoni, elettroni e protoni modulati in termini di dimensioni, intensit&#224; e/o energia. La dosimetria di questi fasci, che presentano alti gradienti di dose, comporta l&apos;impiego di rivelatori di piccole dimensioni, come i rivelatori a stato solido. Tali rivelatori, se realizzati con materiali che presentano parametri di interazione radiazione-materia simili a quelli dell&apos;acqua, offrono una risposta dosimetrica accurata. Un candidato ideale &#232; il rivelatore a diamante, date le sue piccole dimensioni e, quindi, l&apos;alta risoluzione spaziale, l&apos;elevata risposta per unit&#224; di dose, l&apos;indipendenza della risposta dall&apos;energia del fascio di radiazioni, l&apos;alta resistenza al danneggiamento provocato dalla radiazione, la buona stabilit&#224; alle variazioni di temperatura e la buona risoluzione temporale. Lo scopo del progetto &#232; quello di valutare la possibilit&#224; di impiegare film policristallini di diamante sintetico CVD per realizzare un rivelatore per le radiazioni ionizzanti usate in radioterapia.
   Il lavoro ha riguardato misure di caratterizzazione dosimetrica di due rivelatori a diamante sintetico, studiando parametri come: la riproducibilit&#224; del segnale, la stabilizzazione del segnale mediante preirraggiamento (effetto Priming), il rapporto segnale-rumore, l&apos;efficienza di raccolta di carica, la dipendenza della risposta dalla dose e dal rateo di dose, il segnale in funzione della profondit&#224; in acqua, delle dimensioni del fascio di radiazioni e lungo assi ortogonali all&apos;asse centrale del fascio, la dipendenza dall&apos;energia e dall&apos;angolo di incidenza del fascio di radiazioni. 
   I parametri dosimetrici dei prototipi di rivelatore a diamante CVD sono stati confrontati con i risultati ottenuti con un rivelatore a diamante naturale commercializzato dalla PTW e con una camera a ionizzazione di riferimento. Si &#232; giunti alla conclusione che entrambi i campioni posseggono le caratteristiche di un dosimetro acqua equivalente, anche se alcuni parametri come la linearit&#224; con il rateo di dose e l&apos;efficienza di raccolta di carica devono essere migliorati prima di poter avviare una realizzazione industriale del rivelatore.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Catania</publisher-name>
        <publisher-loc>Catania</publisher-loc>
      </publisher>
      <article-meta>
        <title-group>
          <article-title lang="it">Il knowledge management nella distribuzione moderna: strumenti e soluzioni di business intelligence</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>La struttura della tesi &#232; articolata in quattro capitoli. Nel primo capitolo si affronta l&apos;importante distinzione tra dati, informazioni e conoscenza.
Successivamente si analizza il valore dell&apos;informazione e  della conoscenza nelle organizzazioni al fine di tracciare l&apos;importante processo di trasformazione dei dati in informazioni allo scopo di creare conoscenza organizzativa.
Nel secondo capitolo, viene approfondito il knowledge management (KM), inteso come sistema composto da elementi strutturali, relazioni e interrelazioni che caratterizzano e condizionano un&apos;efficace gestione della conoscenza d&apos;impresa.
Il terzo capitolo si sofferma sulla struttura di business intelligence che rappresenta uno strumento per supportare i processi decisionali e per gestire la risorsa critica della conoscenza. Il framework di business intelligence scelto consente di analizzare i diversi tools che compongono, generalmente, una struttura di business intelligence. Infine, nel quarto capitolo viene effettuata un&apos;analisi della business intelligence intesa come supporto decisionale per le scelte gestionali delle imprese commerciali in relazione all&apos;analisi della domanda, dell&apos;offerta e della concorrenza. In questa sede vengono trattati applicativi gestionali che si legano fortemente alla business intelligence e al knowledge management e che scaturiscono dalle esigenze delle imprese commerciali moderne. 
 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Siena</publisher-name>
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      <article-meta>
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          <article-title lang="it">L&apos;indennit&#224; parlamentare</article-title>
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        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>Conviene affrontare preliminarmente una questione intimamente connessa al tema che si sta trattando: la derogabilit&#224; o modificabilit&#224; dello Statuto. Negli ottantaquattro articoli che lo componevano infatti non vi era accenno alla possibilit&#224; di una revisione, n&#233; di una deroga o di variazioni nelle disposizioni contenute negli articoli stessi. Tuttavia ai compilatori dello Statuto giammai era venuto in mente di consacrare con quelle parole l&apos;intangibilit&#224; assoluta delle disposizioni, impedendo per sempre qualsiasi riforma; quella dichiarazione messa in fronte allo Statuto aveva un diverso significato: da una parte importava il riconoscimento e la consacrazione di quei diritti e di quelle franchigie contenuti nella carta costituzionale, dall&apos;altra parte escludeva il concetto che questa fosse &#8220;una graziosa e revocabile concessione che il re faceva al popolo&#8221;1, come era stato per le carte ottriate dei re di Francia.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <publisher>
        <publisher-name>Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La gestione dei servizi di un villaggio turistico</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Battimiello</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro fonda il proprio oggetto di studio su una particolare struttura ricettiva, il villaggio turistico analizzato secondo la sua composita offerta di servizi di varia natura, che concorrono a formare per il cliente dell&apos;azienda proprietaria della struttura un prodotto &#8220;vacanza&#8221; che fonda il proprio successo sull&apos;esperienza percepita dal cliente, che comprende sia la fruizione di servizi classici come quello alberghiero ed altri di tipo accessorio, ma che deve molto alla presenza di una equipe di animazione che organizza piacevolmente il tempo libero degli ospiti e contribuisce in maniera determinante a creare le condizioni affinch&#233; quell&apos;esperienza sia conservata nei ricordi dell&apos;ospite turista. 
Il servizio complessivo pu&#242; definirsi, grazie al carattere distintivo dato da questo o quel particolare tipo di animazione scelta per il villaggio, completato quindi dalla vendita di &#8220;emozioni&#8221;, date da spettacoli serali, eventi diurni aggregativi che rimangono bene impressi nella memoria del cliente dell&apos;azienda e facilitano la sua fidelizzazione e il suo riconoscimento per la qualit&#224; offerta con il pagamento a volte di prezzi che non sono accessibili a tutti. 
Il villaggio turistico &#232; il luogo ideale per trascorrere una vacanza su misura per ogni tipo di esigenza, ed un paniere di servizi che ancora si presta a forti innovazioni che per&#242; seguono il trend di un&apos; industria, quella turistica, che risente molto di fattori di cui si &#232; trattato come la stagionalit&#224; o le varie fasi della domanda.
All&apos;interno si pu&#242; trovare la trattazione dei due servizi fondamentali che compongono la tradizionale offerta del villaggio turistico: il servizio animazione e il servizio alberghiero, che la propriet&#224; di tali strutture attraverso il proprio management deve comporre e implementare in maniera funzionale al fine di personalizzare il servizio secondo l&apos;immagine che si vuole dare alla propria azienda. 
Esso si compone di 4 capitoli. Nel primo &#232; stato affrontato il tema del turismo in termini generali prendendo in considerazione definizioni come quella di turista, di domanda turistica e prodotto turistico passando dai concetti di stagionalit&#224; e le fasi della domanda turistica, che si sono analizzate prendendo spunto dal modello del ciclo di vita del prodotto. 
Il turista si trova di fronte all&apos;acquisto di qualcosa di composito e articolato, formato da una eterogeneit&#224; di prodotti e servizi messi insieme, che rendono a mio parere pi&#249; interessante la gestione di una struttura di questo tipo date le diverse connotazioni che si possono dare al servizio complessivo di un villaggio turistico.
Il secondo capitolo prende in considerazione le imprese produttrici di servizi e prodotti turistici e di operatori come le agenzie di viaggio e i tour operator, i quali svolgono un ruolo importante nella confezione della vacanza organizzata, all&apos;interno della quale i villaggi turistici si inseriscono, data la buona percentuale di fatturato delle agenzie di viaggi ottenuta grazie alla vendita della formula &#8220;all inclusive&#8221;.
I villaggi turistici poi, nella loro accezione legislativa che ruota attorno alla legge quadro per il turismo n. 217 del 1983 e dopo nella descrizione operativa del servizio animazione e intrattenimento sono descritti nel capitolo 3, dove con un&apos;analisi delle competenze principali e della struttura-tipo di una equipe di animazione si &#232; voluto considerare un fattore di vantaggio competitivo, di differenziazione del servizio, una leva del valore significativa per qualsiasi struttura ricettiva di questo tipo.
Il capitolo 4 riguarda la gestione del servizio alberghiero del villaggio turistico, che non risulta essere dissimile da un albergo tradizionale. 
Il lavoro in definitiva si propone di analizzare gli strumenti e il background organizzativo e gestionale sul quale il management delle strutture ricettive oggetto del lavoro opera la sua scelta dopo un&apos;attenta analisi di fattori di vantaggio competitivo e differenziazione.
Quest&apos;ultima si ritiene possibile con l&apos;analisi e l&apos;implementazione della qualit&#224; e delle determinanti di un buon passaparola da parte degli ospiti del villaggio turistico, all&apos;interno per&#242;  della gestione alberghiera del villaggio: per questo motivo sono state analizzate le varie figure professionali e la loro organizzazione e motivazione, oltre a servizi accessori e politiche di marketing che sono oggetto di studio di manuali di economia e management delle imprese alberghiere.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Metodo degli elementi finiti per l&apos;approssimazione numerica del problema delle correnti parassite</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi ha studiato ed implementato in MATLAB un algoritmo, basato su un&apos;iterazione per sottodomini e due famiglie di elementi finiti, per l&apos;approssimazione numerica delle correnti parassite indotte dal passaggio di flusso magnetico attraverso un materiale conduttore immerso in un dominio isolante.  </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma</publisher-name>
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          <article-title lang="it">I meccanismi di trasmissione e i prezzi delle attivit&#224; finanziarie</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Le politiche monetarie attuate dalle banche centrali inducono una serie di effetti per l&apos;economia reale.Tali manovre vengono applicate per poter raggiungere gli obiettivi prefissi sulle variabili macroeconomiche quali il controllo dell&apos;inflazione,della produzione e della domanda aggregata.Per poter trasmettere tali effetti i policymaker sfruttano quei canali che vengono definiti &#8220;canali di trasmissione&#8221;.Vi sono una serie di canali che sono considerati classici,come il tasso di interesse,il tasso di cambio,i quali per&#242; sono affiancati dai cos&#236; detti canali alternativi come il canale creditizio oppure quello che sar&#224; affrontato in questo lavoro:il canale delle attivit&#224; finanziarie.
Il meccanismo che permette la trasmissione,attraverso quest&apos;ultimo canale,degli effetti si sviluppa in due momenti distinti:innanzitutto si possono osservare gli effetti delle scelte monetarie sulle azioni stesse e successivamente gli effetti che le variazione delle attivit&#224; inducono sul mercato reale.
Diversi studi hanno tentato di analizzare il comportamento delle azioni cercando di definire in maniera sempre pi&#249; dettagliata come esse varino in base a delle scelte di politica monetaria.Uno degli studi pi&#249; interessanti &#232; quello svolto da Bernanke e Kuttner riguardante il comportamento del mercato finanziario successivamente a delle scelte del FOMC. Come si avr&#224; modo di osservare successivamente gli studi effettuati dai due economisti hanno portato ad un rapporto numerico comune tra variazioni percentuali dei tassi ufficiali e variazioni successive dei prezzi azionari.
Il comportamento delle banche centrali di fronte a delle speculazioni o comunque bolle finanziarie non risulta essere di facile intuizione.Infatti le problematiche che ci si trova di fronte riguardano due ordini di motivi.Innanzitutto identificare la creazione di una bolla finanziarie &#232; sicuramente di estrema difficolt&#224;.Essa nasce dal fatto che tali variazioni finanziarie non sono frutto solamente di quei fattori insiti in ogni azione che rispecchi l&apos;andamento dell&apos;azienda sottostante,ma anche e direi soprattutto da quei fattori che vengono definiti non fondamentali,caratterizzati da comportamenti non prevedibili e non calcolabili.
Di fronte a tali difficolt&#224; molti studiosi hanno,soprattutto negli ultimi anni apportato a tale tema una serie ampia di teorie e modelli che hanno permesso a questo ramo dell&apos;economia monetaria di evolversi e di incominciare a tracciare un linea di condotta seppur generale.
Sebbene i lavori su questo argomento siano molto numerosi,&#232; sembrato appropriato analizzare i contributi che rappresentano i capisaldi di due pensieri che nonostante condividano le idee principali si discostano nei giudizi finali.Infatti gli autori dei modelli che verranno presentati in questo lavoro sono stati protagonisti di una diatriba sul ruolo che la banca centrale avrebbe dovuto tenere dinanzi a variazioni dei prezzi azionari.
Da un lato il modello di Bernanke,Gertler e Gilchrist che propende per una risposta di politica monetaria solamente nel caso in cui tali variazioni avessero provocato scostamenti dell&apos;inflazione. Dall&apos;altra il modello di Cecchetti,Genberg,Lipsky e Wadhawani che sostiene la risposta delle banche centrali sia nei confronti dell&apos;inflazione che dei prezzi azionari.
Nonostante la presenza di molti studi non si pu&#242; ancora considerare un comportamento standard per le banche centrali che comunque devono considera anche le condizioni finanziarie insite nei paesi di appartenenza.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Siena</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Riconoscimento di sequenze di amminoacidi tramite HMM</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questa tesi presenta un metodo per riconoscere la presenza di ponti di cisteine all&apos;interno di proteine tramite Modelli di Markov Nascosti.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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          <article-title lang="it">Progettazione e implementazione di WebServices per l&apos;estrapolazione da database si insiemi di informazioni ottimizzati per produrre reportistica Web-based</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il Progetto Finale &#232; stato realizzato presso la Proteo S.p.A., azienda specializzata in progettazione e sviluppo di software per la gestione di reti idriche ed elettriche. Nel Progetto &#232; stata creata una piattaforma Web ottimizzata, programmata in VB.Net, per la produzione di report preventivi e consuntivi per il monitoraggio di una rete idrica reale.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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          <article-title lang="en">The impacts of Foreign Direct Investment on the working force of the Romanian industry, the case of Timisoara distric</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>1.1 Introduction:
The industrial districts are today faced with new challenges. The industrial districts, which by authors like Brusco, Piore &amp; Sabel  where seen as interesting alternatives to the existing ideas of competitive advantage as synonymous with large scale and mass production, are today faced with increasing international competition on labour costs, production prices and technology and knowledge content . 
The strength of the production model has been a big concentration of small and medium sized enterprises (sme&apos;s), which have shown to be extremely flexible, the production in networks and the ability constantly to innovate production and production processes. Many of the industrial districts especially in Italy have moved to East Europe therefore shown a remarkable ability to keep on being competitive due to many periods of rationalisation and restructuring . 

The decision to move the production processes to Romania is not only due to advantages like low cost and the increase in the production quality in the Eastern European countries. But also the increasing problems for the Italian industrial districts like lack of manpower, saturation of building construction areas has caused the outsourcing of the production.
It is interesting how these companies have moved unplanned in groups without explicit co-ordination, partly recreating the conditions that characterise the development of the Italian districts. In Timisoara it&apos;s possible to see the creation of auxiliary services (mechanical, transport, banks, association of categories), for local markets of unfinished goods, for mobilised by traditional experience of local human resources. Although the decision to dislocate remain a strategy secret jealously kept within each single enterprise, in a short time production operations have been moving and also some parts of the districts with all related characteristics.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>ms-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Lo Sviluppo Umano nei Paesi arabi</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La trattazione di chi scrive ha l&apos; obiettivo di descrivere in maniera approfondita lo stato dello Sviluppo Umano nei Paesi Arabi ma anche di individuare le complesse relazioni esistenti tra la dimensione umana e quella economica dello sviluppo, giungendo infine alla tesi che entrambi sono legati a filo doppio con un terzo tipo di sviluppo, quello politico, giuridico, istituzionale.
Il Primo Capitolo vuole essere un excursus sulle teorizzazioni sullo Sviluppo Umano nella Letteratura italiana ed internazionale, facendo riferimento ad economisti, sociologi, storici, studiosi di varia natura e scrittori.
In tale Capitolo si &#232; data la dovuta rilevanza all&apos; HDR (Human Development Report), il Rapporto sullo Sviluppo Umano che, dal 1990, l&apos; UNDP (United Nations Development Program) redige sullo stato dello Sviluppo Umano nel mondo, precisamente all&apos; ultima edizione dello stesso, cio&#232; quella del 2003.
Inoltre &#232; stato preso in considerazione anche l&apos; ISU, formulato dalle stesse Nazioni Unite come criterio di misurazione dello Sviluppo Umano.
Il Secondo Capitolo &#232; dedicato ad uno sguardo alla Lega araba, alla sua storia ed ai suoi significati.
Viene studiato il Rapporto locale dell&apos; Onu del 2003 dedicato allo Sviluppo Umano nei Paesi arabi e vi &#232; un&apos; analisi comparativa, mediante l&apos; uso di una tabella, tra i dati dei singoli paesi in merito di sviluppo umano.
In pi&#249; sono stati presi in esame i casi di due Paesi arabi: il Marocco alle prese con una difficile quanto importante riforma interna nell&apos; ottica dello sviluppo stesso e l&apos;Arabia Saudita ed il suo &#8220;rapporto&#8221; con i diritti umani. Inoltre vi &#232; affrontata in breve la tematica della condizione della donna nei Paesi arabi.
Nel Terzo ed ultimo Capitolo si &#232; affrontato il delicato tema dell&apos; Islam, la religione pi&#249; professata nei Paesi arabi ed ora anche quella pi&#249; discussa nel mondo.
Si parla del credo musulmano, dei complessi rapporti tra sviluppo umano, fondamentalismo religioso e terrorismo e del diritto islamico.
Infine, dei tre capitoli qui brevemente descritti, si sono tirate le somme nelle Conclusioni, grazie al testo del grande economista indiano Amartya Sen &#8220;Lo sviluppo &#232; libert&#224;&#8221;, con cui si sono sottolineate le relazioni tra la democrazia, l&apos; economia e lo sviluppo.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Fondi comuni azionari e obbligazionari: analisi delle performance</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Nei primi capitoli ho discusso teoricamente i fondi, le tipologie, il regime fiscale, il benchmark, i modelli utilizzati e gli indicatori. Nella fase di elaborazione successiva ho effettuato un trattamento dei dati iniziale seguiti da analisi di performance e di continuit&#224; dei risultati in base al confronto tra i fondi appartenenti alle medesime categorie.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; Cattolica del Sacro Cuore di Milano</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il papato di Giovanni Paolo II nella stampa israeliana</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>In questa tesi emerge come la figura di Giovanni Paolo II  sia stata fondamentale nell&apos;evoluzione dei rapporti tra Ebrei e Cristiani  nell&apos;ultimo trentennio. Si analizza altres&#236; come questo Papa viene visto, nel bene e nel male , dalla stampa israeliana.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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          <article-title lang="it">Knowledge Management: dalla tassonomia dei progetti al modello gestionale</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Lo studio della conoscenza si &#232; imposto oggi come uno dei temi pi&#249; dibattuti non solo nelle discipline aziendali ma, pi&#249; in generale, nell&apos;intero settore delle scienze, sociali e non, avendo interessato esperti di economia, sociologia, psicologia, filosofia, ingegneria, informatica. Un tema cos&#236; vasto infatti, presenta connessioni praticamente con ogni branca del sapere. Questo profilo di analisi rientra poi a pieno titolo nell&apos;economia aziendale, in quanto rappresenta un tema che incide direttamente nei processi gestionali e negli ambiti tradizionali di analisi dell&apos;economia aziendale, come la gestione strategica, l&apos;organizzazione aziendale, il controllo.  In tempi recenti registriamo inoltre la rapida diffusione, sospinta da buona parte delle societ&#224; di consulenza, delle politiche cosiddette di Knowledge Management con le quali i manager, tramite appositi progetti, cercano di migliorare aspetti pi&#249; o meno specifici della gestione del patrimonio conoscitivo aziendale, prodigandosi nel classificare, categorizzare, tassonomizzare la conoscenza.  Il Knowledge Management (KM) &#232; una disciplina giovane, che sta crescendo con grande rapidit&#224;, poich&#233; le organizzazioni comprendono il vantaggio che possono ottenere dall&apos;aiutare i dipendenti ad innovarsi ed adattarsi ad ogni tipo di cambiamento grazie ad essa. Nel campo aziendale, specifici studi sul Knowledge Management cominciano ad apparire alla fine degli anni Ottanta, ma &#232; soprattutto attorno alla met&#224; degli anni Novanta che si assiste al cosiddetto &#8220;knowledge boom&#8221;.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; Commerciale Luigi Bocconi di Milano</publisher-name>
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          <article-title lang="it">La liberalizzazione del settore delle utilities. Opportunit&#224; o nuova minaccia per la Regione Campania?</article-title>
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               <surName>Ardolino</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>In questo lavoro sono stati analizzati gli effetti e le prospettive della liberalizzazione del settore delle utilities nella regione Campania. Partendo dall&apos;esposizione delle principali caratteristiche del settore e del processo in atto, passando per l&apos;analisi dei principali fattori socio economici del sistema regionale, l&apos;aspetto maggiormente considerato &#232; stato il rapporto tra lo stato del settore e il contesto di riferimento. Attraverso l&apos;approfondimento dei diversi comparti (ambientale, energetico, idrico e trasporti pubblici locali) si &#232; poi messo in evidenza come il problema principale sia quello di essere intervenuti, negli anni passati, senza mai avere una visione di insieme e di sistema. Ci&#242; ha portato ad un livello di infrastrutturazione deficitario che rischia di influire negativamente sul sistema economico regionale. Dai dati emersi dalla ricerca, si pu&#242; affermare, quindi, che la Campania ha l&apos;occasione di trasformare quelle che per ora sembrano minacce in opportunit&#224; di sviluppo per l&apos;intera regione. Per tali motivi, se la Campania intende avviare un ciclo economico positivo, &#232; necessario intervenire sui servizi pubblici locali che rappresentano, inoltre, un fattore indispensabile per elevare la qualit&#224; della vita di ogni cittadino.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
      </publisher>
      <article-meta>
        <title-group>
          <article-title lang="it">L&apos;intervento della Forza Multinazionale in Libano nel 1982</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>La Forza Multinazionale di Pace interviene in Libano sostanzialmente per ripristinare ordine e stabilit&#224; in un contesto socio-politico di per s&#233; complesso, in cui violenza ed antagonismo raggiungono nei primi anni ottanta dei livelli decisamente inaccettabili oltre che ingestibili.  Dal 1975 una cruenta guerra civile divide il paese dei cedri lungo linee confessionali, eppure alla base vi &#232; una &#8220;lotta per il potere&#8221; capace di auto-alimentarsi a scapito di civili innocenti: le istituzioni statali vengono percepite come scarsamente rappresentative di una societ&#224; in costante evoluzione, per cui la comunit&#224; diventa fonte primaria di &#8220;identit&#224;&#8221;, ed ognuna &#232; decisa a preservare (se non incrementare) il proprio potere come garanzia di sopravvivenza.  A sconvolgere l&apos;equilibrio demografico su cui si sviluppa l&apos;assetto socio-politico della Repubblica &#232; la presenza palestinese, di modo che se all&apos;interno l&apos;opposizione preme per una riforma del sistema, la peculiare porosit&#224; della societ&#224; libanese favorisce l&apos;interazione con le dimensioni regionale ed internazionale del conflitto, ovvero il delinearsi di una &#8220;guerra per procura&#8221; tra potenze decise a perseguire i propri interessi rivali.  Inizialmente di successo, progressivamente l&apos;operazione di mantenimento della pace risente sia dei limiti impliciti nell&apos;intervento unilaterale, senza l&apos;egida delle Nazioni Unite, sia della scarsa lungimiranza di una diplomazia americana fin troppo ottimista, ma soprattutto poco conoscitrice della realt&#224; libanese: divenuti parte belligerante, i contingenti italiano, americano, francese ed inglese si ritirano entro il marzo del 1984.  </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli studi di Genova</publisher-name>
        <publisher-loc>Genova</publisher-loc>
      </publisher>
      <article-meta>
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          <article-title lang="it">L&apos;immigrazione eritrea a Genova. Aspetti sociali e culturali</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Onofri Hote</surName>
               <given-names>Valerio</given-names>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi di laurea si propone di presentare la comunit&#224; eritrea genovese con un taglio demoetnografico. E&apos; stata redatta utilizzando sia fonti storiche e documentarie che approcci diretti sul campo, intervistando e acquisendo testimonianze di donne e uomini eritrei del capoluogo ligure. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
    <front>
      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">Progettazione di un meccanismo a due gradi di libert&#224; e architettura ibrida per protesi attiva di spalla</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Chiossi</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Lo scopo di questa tesi &#232; il dimensionamento e la progettazione di un meccanismo atto a sviluppare le funzioni di una protesi di spalla in modo attivo. Questa ricerca si inserisce all&apos;interno di un progetto di pi&#249; ampio respiro promosso dal Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio, in collaborazione con le Facolt&#224; di Ingegneria di Bologna e Ferrara, per lo studio e la progettazione di una protesi d&apos;arto superiore destinata a pazienti con amputazioni di alto livello (disarticolazione di spalla).
La novit&#224; di questo progetto risiede nella volont&#224; di realizzare una protesi che offra un funzionamento di tipo attivo, ovvero che utilizzi degli organi di attuazione propri per il movimento. Lo scopo ultimo &#232; la realizzazione di un arto artificiale completo aggiungendo alla spalla le parti gi&#224; esistenti come gomito, polso e mano.
In queste pagine verranno analizzati i requisiti richiesti al meccanismo dapprima individuando i vincoli geometrici dettati dalla morfologia fisica di un paziente generico, successivamente evidenziando le specifiche cinematiche richieste da compiti motori (attivit&#224; di vita quotidiana) ritenuti pi&#249; significativi da un punto di vista funzionale, ricavandone escursioni angolari e velocit&#224;. Verranno poi descritte le specifiche tecniche richieste dall&apos;INAIL per guidare la modellazione del dispositivo dal punto di vista sia costruttivo che operativo. 
Studi precedenti hanno permesso di simulare il movimento della spalla tramite l&apos;utilizzo di due soli gradi di libert&#224; la cui attuazione saranno l&apos;obiettivo del meccanismo di spalla. In particolare una delle specifiche pi&#249; forti del progetto richiede che gli assi di rotazione dei due gradi di libert&#224; siano perpendicolari e incidenti in modo da ottenere un disaccoppiamento delle variabili cinematiche e in questo modo ottenere come risultato oggettivo un controllo pi&#249; semplice da parte del paziente.
Per l&apos;attuazione dei due gradi di libert&#224; individuati sar&#224; proposta una architettura ibrida, ovvero una costruzione che preveda una catena cinematica aperta (seriale) per la prima rotazione e una catena cinematica chiusa (parallela) per la seconda. Quest&apos;ultima in particolare sar&#224; oggetto di studio e analizzata dal punto di vista geometrico e cinematico, offrendo una ottimizzazione degli elementi della catena allo scopo di minimizzare l&apos;entit&#224; di forze richieste al movente. Sar&#224; infine proposto un modello meccanico del dispositivo che presenti gli organi necessari a realizzare i due gradi di libert&#224;, integrando componenti commerciali con particolari originali.
Infine verranno analizzati i risultati ottenuti evidenziando i pregi, criticandone i limiti e proponendo eventuali sviluppi futuri.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Perugia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Click-advertising: la pubblicit&#224; nella Rete</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Cecconi</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>&#171;La tecnologia sta cambiando la pubblicit&#224;. Il consumatore non subisce pi&#249; qualsiasi messaggio gli venga inviato. Dobbiamo trovare il modo di raggiungere gli utenti senza annoiarli&#187;(B.Gates) 
Immaginiamo una sorta di zapping al contrario: uno spettatore che al riprendere del film dopo un&apos;interruzione pubblicitaria vada a cercare la pubblicit&#224; su un altro canale. &#200; il sogno di ogni stratega di marketing far s&#236; che non sia la pubblicit&#224; a scovare il consumatore, ma il consumatore a cercare la pubblicit&#224;: un&apos;utopia che sta diventando realt&#224; su un mezzo che fino a ieri sembrava aver ben poco da offrire al mercato pubblicitario. Curiosit&#224;, interattivit&#224; e coinvolgimento viaggiano in Rete: e il consumatore non &#232; pi&#249; utente passivo ma protagonista. La tecnologia sembra evolvere in modo tale da sintonizzarsi con le esigenze comunicazionali sentite da una societ&#224; profondamente mutata. Il potenziale interattivo insito nei new media (Web, telefonia cellulare, tv digitale) consente una forma di comunicazione estremamente pi&#249; ricca di quella monodirezionale tipica dei mass media. Internet s&apos;impone come efficace ed efficiente mezzo d&apos;informazione e marketing esattamente nel momento in cui il consumatore inizia a manifestare vistosi segnali d&apos;insofferenza nei confronti di un trattamento massificante, mentre l&apos;azienda ne &#232; fortemente sensibilizzata. In una societ&#224; dai ritmi frenetici, tra l&apos;iper-offerta del mercato e la molteplicit&#224; di fonti d&apos;informazione, quello che pi&#249; si desidera &#232; poter accedere a ci&#242; di cui si ha bisogno in modo semplice e rapido, poter trovare ci&#242; che serve come e quando si vuole, eliminare attese e perdite di tempo. La Rete mette a disposizione un&apos;infrastruttura in grado di facilitare ed accelerare la rilevazione e la gestione di un&apos;ingente mole d&apos;informazioni, che consentono di identificare gli utenti e i loro comportamenti. Si afferma cos&#236; una pubblicit&#224; che conosce il suo pubblico, i suoi gusti, le sue abitudini, la sua provenienza; l&apos;impresa pu&#242; intessere un dialogo articolato con l&apos;utenza e modificare l&apos;offerta sulla base delle sue caratteristiche, basandosi su un feedback altamente attendibile; al consumatore si prospetta la possibilit&#224; di disporre di un livello d&apos;informazioni su marca, prodotti, azienda, con uno spessore impossibile su altri mezzi. Meglio di uno spot, potendo gestire il tutto on demand, con pochi click; pi&#249; efficace di una pagina stampata grazie alla multimedialit&#224;, meglio di un semplice window shopping: col web si entra in negozio, in azienda, diventando parte del suo mondo. 
Con la diffusione ormai inarrestabile della banda larga l&apos;orizzonte pubblicitario si amplia grazie alla possibilit&#224; di veicolare creativit&#224; maggiormente impattanti. BMW, l&apos;azienda di cui ho voluto approfondire l&apos;esperienza, costruisce la sua presenza in Rete attorno all&apos;obiettivo Relazione, vera killer application dell&apos;orientamento al cliente. Per i suoi spot online, BMW ha scritturato tre registi emergenti, dando loro carta bianca per la realizzazione di una serie di veri e propri cortometraggi, che hanno avuto grande visibilit&#224; in Rete. Il concorso Mini Idea invitava il pubblico a progettare una pubblicit&#224; per l&apos;omonima vettura, proponendosi di premiare l&apos;idea migliore, regalando al suo autore la soddisfazione di vederla realizzata. Il mini-sito BMW X3 si propone come strumento innovativo e diretto in cui trovare informazioni, news e flash sull&apos;X3 life style: qualcosa per cui valga davvero la pena di accendere il PC e buttarsi nel Web.
Ad Internet spetta il merito di aver creato, educato ed alimentato una generazione di utenti pronta a mettersi in contatto con le aziende, a confrontarsi, ad informarsi sui loro prodotti, gli stessi che acquisteranno per poi comunicare loro cosa ne pensa. Non a caso, Telefonia 3G e TV Digitale Terrestre stanno incontrando il favore del pubblico: un mix sapiente di contenuti multimediali e servizi interattivi ne traina il successo. Ubiquit&#224;, immediatezza, personalizzazione e innovative possibilit&#224; di localizzazione, fanno della nuova messaggistica MMS un potente strumento di marketing, in grado di veicolare l&apos;informazione giusta alla persona giusta, nel momento e nel luogo giusto, il tutto in un&apos;ottica sempre pi&#249; 1to1. 
La transizione al digitale terrestre punta a rinnovare ed arricchire la televisione, unendo la popolarit&#224; e la facilit&#224; di utilizzo della TV alle potenzialit&#224; di Internet. Giocare coi personaggi di uno spot, navigare in una reclame come fosse la brochure di un prodotto, accedere al regolamento di un concorso, il tutto mentre si continua a seguire la programmazione in onda: &#232; la nuova frontiera della pubblicit&#224; che diventa interattiva su un mezzo che ci permetter&#224; di interagire coi programmi, semplicemente attraverso l&apos;uso del telecomando.
Marketing collaborativo e digitalizzazione della comunicazione sono ormai processi irreversibili: la tecnologia ci circonda e il business necessariamente girer&#224; sempre pi&#249; intorno a questi nuovi strumenti.


</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Politecnico di Bari</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Progetto di PAs SWITCHING-MODE per applicazioni lineari alla telefonia cellulare 3G</article-title>
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               <surName>De Simone</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Si tratta di una tesi in ing. elettronica con ind. tlc; oltre al progetto di un PA (Power Amplifier) in classe E, al centro della trattazione e del mio lavoro, sono stati analizzati aspetti di sistema e di caratterizzazione dei PA, le tecniche di linearizzazione e le classi di PAs switching-mode.

</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Catania</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il matrimonio romano</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Come in tutte le societ&#224; umane, anche ai Romani si &#232; presentato sin da epoca antica il problema di determinare gli elementi e i requisiti perch&#233; ad un&#8216;unione fra un uomo e una donna si potessero collegare le relative conseguenze giuridiche, sia in ordine alla filiazione per dare ai nati da quell&#8216;unione lo status giuridico che il padre ha al momento del loro concepimento e per attribuire ai genitori e ai figli i reciproci diritti e i doveri stabiliti dall&#8216;ordinamento positivo, sia in ordine al riconoscimento della condizione dei coniugi, che importa per l&#8216;uomo e per la donna una serie di conseguenze giuridiche anche nel campo patrimoniale, sia in ordine alla costituzione di quel gruppo che per i vincoli giuridici che legano i membri di esso, si suole chiamare domestico o famiglia domestica. All&#8216;unione fra due esseri umani di sesso diverso fornita di questi elementi e requisiti si danno i nomi di matrimonium o di nuptiae, a cui pi&#249; tardi si aggiungono gli aggettivi legittimum, legittimae, iustum  e iustae...</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Catania</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Intese restrittive della concorrenza e accordi di distribuzione selettiva</article-title>
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               <surName>Lo Iacono</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Negli ultimi anni, la dottrina civilistica ha avvertito la necessit&#224; di approfondire con urgenza alcuni fra i pi&#249; rilevanti fenomeni messi in primo piano dall&apos;evolversi delle strutture economiche e giuridiche. Nell&apos;ambito del settore dell&apos;autonomia contrattuale tale tema viene affrontato con un&apos;attenzione del tutto peculiare. Si mettono in risalto pi&#249; gli aspetti negativi che quelli positivi, focalizzando l&apos;attenzione non tanto sull&apos;esplosione di taluni tipi contrattuali, che pian piano trovano una loro dimensione nel nostro ordinamento, quanto nella assoluta carenza di una disciplina normativa adeguata a cogliere le peculiarit&#224; ed i possibili correttivi di tali fenomeni.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Aspetti economici e strutturali del Parco Fluviale dell&apos;Alcantara</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Vengono descritti i vari aspetti economici e strutturali di un Parco, con specifici riferimenti e notizie sul Parco fluviale dell&apos;Alcantara. Gli argomenti principali: le fasi di istituzione, gli organi dell&apos;ente parco e rispettive competenze, la zonizzazione (suddivisione del territorio in zone a specifica destinazione), la gestione (i vincoli e i divieti connessi all&apos;istituzione di un parco); le organizzazioni collegate ad un&apos;area protetta (chi sono, come funzionano, il loro rapporto con parchi e riserve); il ruolo dell&apos;agricoltura (le attivit&#224; agricole, gli occupati nel comparto, la produzione e distribuzione dei prodotti e il ruolo determinante del marchio di un parco); la gestione delle attivit&#224; turistiche (le misure per lo sviluppo turistico, la capacit&#224; di carico, la domanda, l&apos;offerta, i prodotti tipici); il ruolo della popolazione che gravita attorno all&apos;area del Parco; gli sbocchi professionali nelle aree protette e le notizie utili per la ricerca di un lavoro nel settore.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La Tv digitale come personal medium. Rai Click, la prima Tv on Demand in Italia.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Indagare il rapporto che si sta instaurando tra le nuove tecnologie e l&amp;#8217;utente digitale sembra essere un ottimo spunto di ricerca che possa, da qui e in futuro, rispondere ai pi&#249; diffusi interrogativi circa la  natura del dialogo e gli effetti che tale rapporto possa generare nella relazione dell&amp;#8217;individuo con il mezzo elettronico e degli individui tra di loro.
 
E&amp;#8217; fondamentale conoscere il punto di vista dell&amp;#8217;utente rispetto a tale rapporto, la sua propensione alla crescita sociale, oltre che alla creazione di una nuova impostazione sociale, che lo vede attento protagonista del processo di rimediazione dello scenario comunicativo, di un s&#233; mediato, rimediato e ipermediato. 

Conoscere le implicazioni che soggiacciono a tale cambiamento di rotta, nel processo di creazione e maturazione del s&#233;, &#232; necessario anche per comprendere quale possano essere gli sviluppi futuri che l&amp;#8217;utente si aspetta o che prevede possano essere realizzati e utilizzati quali strumenti di crescita ulteriore, di sviluppo e mantenimento della propria individualit&#224; e collettivit&#224;.

Come cambia il rapporto con un apparecchio familiare, quale la TV - ormai digitale -  che solo tale pi&#249; non &#232;, come cambiano le abitudini e gli stili di vita individuali e collettivi, familiari e nucleari, anche in relazione ai cambiamenti tecnologici e ai miglioramenti che questi hanno apportato nella domus tecnologica moderna? 
E ancora, le abitudini di fruizione dei media, la nuova e complicata dieta cross-mediatica  attuale, in che misura incidono sulla formazione dei soggetti interagenti e sul dialogo comunicativo tra l&amp;#8217;individuo e i mezzi di comunicazione? 
Cosa cambia nella modalit&#224; di fruizione, da cosa dipende, qual &#232; il giudizio e quali le aspettative che gli individui hanno nei confronti dell&amp;#8217;immediato futuro multimediale e interattivo?

In tal contesto, si &#232; posto come principale mezzo di interlocuzione un apparecchio domestico, il televisore, che negli anni ha acquisito, pi&#249; degli altri, lo status di membro familiare, causa e osservatore inerme dei cambiamenti intradomestici dai primi anni &amp;#8217;50 fino ad oggi.

Nel particolare, l&amp;#8217;interesse si &#232; concentrato su Rai Click, il primo sistema di Video On Demand italiano.

Analizzare le modalit&#224; di relazione che questo nuovo sistema di comunicazione intrattiene con l&amp;#8217;utente diventa un ottimo spunto di riflessione per capire il nuovo modello di comunicazione televisiva realizzatasi parallelamente all&amp;#8217;emergere di nuovi strumenti di comunicazione, che occupano trasversalmente la quotidianit&#224; dell&amp;#8217;individuo nell&amp;#8217;era del digitale.
I mezzi utilizzati per indagare questa nuova realt&#224; sono stati il questionario on line somministrato ad un campione di 201 utenti in forum dedicati alle nuove tecnologie digitali, e la Task analysis dell&amp;#8217;interfaccia di Rai Click, che, realizzata in diverse fasi, ha permesso di stabilire il livello di usabilit&#224; della stessa.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Seconda Universit&#224; degli Studi di Napoli</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Modelli di giurisdizione amministrativa in Italia e nei paesi dell&apos;Unione Europea</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>la mia tesi &#232; possibile dividerla in 2 parti: una prima ove si mette in evidenza i caratteri storici e attuali della giurisdizione amministrativa, partendo dall&apos;evoluzione storica degli istituti fino ad arrivare alla recentissima sentenza della corte costituzionale 204/2004 che ha in parte ridisegnato i confini della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. la seconda parte &#232; basata sulla comparazione prendendo in esame alcuni sistemi di giustizia amministrativa europea quali il sistema francese, tedesco e inglese.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La diffusione di Internet in Cina: peculiarit&#224; e caratteristiche del controllo governativo all&apos;uso di Internet</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La diffusione di internet in Cina si configura come una issue di globale importanza: attualmente la Cina detiene il secondo posto nel numero degli utenti Internet, ma nel giro di dieci anni deterr&#224; il primato. L&apos;atteggiamento del governo cinese nei confronti del grande sviluppo digitale &#232; duplice: da un lato una grande opera di incoraggiamento per l&apos;adozione delle nuove tecnologie digitali come simbolo di sviluppo economico; dall&apos;altro lato per&#242; il governo controlla, irregimenta e censura i contenuti considerati potenzialmente dannosi per la stabilit&#224; del regime. Il Partito Comunista riesce a censurare Internet in moltissime modalit&#224;, che vanno da filtri di tipo tecnico a livello dei backbone statali, alla censura per parole chiave nelle e-mail private fino a censori nelle chatroom. Nonostante il pressante controllo statale, che configura una sorveglianza di tipo panottico, esiste una societ&#224; civile cinese, seppur di modeste dimensioni, che riesce a sfruttare le grandi potenzialit&#224; offerte dal medium Internet .
Un abstract della tesi &#232; stato pubblicato nel volume &quot;Cina: La conoscenza &#232; un fattore di successo&quot; - a cura di Osservatorio Asia (ed. Arel / Il Mulino - nov. 2007)</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Napoli - Federico II</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Potenzialit&#224; dei biocombustibili solidi nelle province italiane</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Lo studio si propone di valutare la potenzialit&#224; delle biomasse presenti nelle regioni italiane, utilizzabili per la produzione di energia elettrica.
A tal fine lo studio offre una metodologia informatizzata che, sulla base di una preliminare valutazione dei quantitativi delle biomasse considerate presenti sul territorio di indagine , conduce altra alla densit&#224; della dispnibilit&#224; di biomassa anche alla determinazione del numero e delle caratteristiche fondamentali degli impianti che potrebbero essere realizzati, valutandone anche la relativa convenienza economica.
E&apos; stata cos&#236; costituita la banca dati biomassa per tutte le province italiane, per determinare a partire da dati statistici ufficiali della disponibilit&#224; e sul potenziale energetico della biomassa.Inoltre &#232; stata anche calcolata anche la CO2 evitata.
L&apos;estrema sintesidei risultati ottenuti conduce a stabilire che, a livello nazionale, la biomassa vegetale complessivamente disponibile ogni anno per conversioni energetiche supera il valore di 24 Mt/anno di sostanza secca.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Napoli - Federico II</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Le attivit&#224; di ricerca e sviluppo nel settore delle biotecnologie</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La biotecnologia &#232; considerata, giustamente, come una delle tecnologie chiave del ventunesimo secolo.
Infatti, la tecnologia che si fonda sulla manipolazione del materiale genetico, trova applicazione in settori come quello della salute, dell&apos;agricoltura, dell&apos;alimentazione e della salvaguardia dell&apos;ambiente dai quali dipende in maniera determinante la qualit&#224; della vita dell&apos;uomo.
In particolare, il lavoro ha ad oggetto l&apos;applicazione delle biotecnologie nel settore farmaceutico e, nello specifico, nell&apos;ambito della ricerca e sviluppo dei farmaci. La ricerca, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione dei farmaci sono le attivit&#224; proprie dell&apos;impresa farmaceutica che, a seguito della diffusione dell&apos;impiego delle biotecnologie, ha visto differenziare le imprese farmaceutiche tradizionali da quelle biotecnologiche. 
Per tale motivo, accanto alle imprese farmaceutiche tradizionali, che si caratterizzano per avere il presidio delle competenze scientifiche di base nella chimica farmaceutica ed una rete produttiva e distributiva efficiente, si pongono le pi&#249; recenti imprese biotecnologiche che si occupano di mettere a frutto nel campo farmaceutico le scoperte biotecnologiche svolgendo un&apos;attivit&#224; di R&amp;S decisamente pi&#249; efficace ed efficiente  di quella che si avvale delle tecnologie tradizionali.
Si tratta, pertanto, delle &#8220;Dedicated Biotechnology Firm&#8221; (DBF), imprese laboratorio, la cui attivit&#224; pu&#242; essere rappresentata dalla scoperta di una proteina, dalla sintesi di una proteina, dallo sviluppo di nuovi medicinali oppure dalla fornitura di tecnologie di supporto, ma non sempre dal completamento dell&apos;intero ciclo innovativo.
Ne deriva che difficilmente sono in grado di governare le successive fasi a valle di tale ciclo, ove avviene lo sviluppo e la commercializzazione del nuovo prodotto, il quale richiede la disponibilit&#224; di notevoli asset finanziari e complementari.
 Pertanto, a fronte dell&apos;impresa farmaceutica tradizionale dotata di una struttura produttiva e distributiva organizzata, tali imprese, caratterizzate da un capitale umano dalle elevatissime competenze scientifiche e tecnologiche, hanno ancora un debole potere di mercato.
In origine, per finanziare le loro attivit&#224; di R&amp;S, hanno ceduto i diritti di sfruttamento delle loro scoperte alle imprese farmaceutiche tradizionali oppure si sono integrate verticalmente con esse; successivamente, alcune di esse, hanno cominciato ad utilizzare il capitale cos&#236; guadagnato anche per raggiungere il mercato finale.
Lo stretto legame che l&apos;attivit&#224; delle imprese intrattiene con la base scientifica ha fatto s&#236; che il settore divenisse una sorta di archetipo per l&apos;economia dell&apos;innovazione.
Nel Capitolo 1 viene introdotto il concetto di biotecnologia, definendo, sommariamente, quali sono gli ambiti di applicazione. Vengono, inoltre, analizzati gli effetti positivi derivanti dall&apos;avvento del paradigma biotecnologico al settore farmaceutico tradizionale.
Il Capitolo 2 espone, in modo dettagliato, quali, e quante fasi, sono necessarie per realizzare un farmaco; i tempi e i costi necessari, con particolare attenzione alle recenti piattaforme tecnologiche utilizzate per migliorare il processo di ricerca e sviluppo dei farmaci. E&apos;, inoltre, evidenziato, lo stretto legame con le istituzioni accademiche e di ricerca, indispensabili per alimentare le opportunit&#224; di sviluppo delle imprese biotecnologiche.
Il Capitolo 3 analizza la dinamica della domanda, in modo particolare: il trend di invecchiamento della popolazione, l&apos;aumento delle life style diseases cio&#232; delle patologie connesse al moderno stile di vita, la disponibilit&#224; del mercato ad accettare i prodotti biotecnologici  e il problema del controllo della spesa sanitaria; nonch&#233;, la struttura dell&apos;offerta, evidenziando le principali caratteristiche del settore, dominato dall&apos;innovazione.
Nel Capitolo 4 si rileva la dimensione economica del processo di cambiamento avvenuto dall&apos;avvento della biotecnologia che, laddove venga studiato in relazione ad una precisa area geografica, deve essere collocato in un pi&#249; ampio contesto ambientale che ha rappresentato fattore di spinta o di ostacolo alla nascita e all&apos;affermazione del business nel suo complesso. Risulta un mercato frammentato e non ampio o sufficientemente sofisticato, per sopportare la domanda di start-up o capitali di rischio in Europa, rispetto al mercato americano.
L&apos;insieme di attori scientifici e finanziari legati al settore (universit&#224; e centri di ricerca dove si svolge la ricerca di base, investitori di rischio, strutture di supporto per la creazione di nuove imprese, imprese di servizi specialistici) che cooperano e competono in una determinata area geografica, viene definita cluster.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">I rapporti dell&apos;Italia con l&apos;Unione Sovietica 1937-1943</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>In questo lavoro si vuole tentare di distinguere quali siano stati i fattori determinanti dell&apos;atteggiamento dell&apos;URSS verso l&apos;Italia nel quadro della Realpoltik. Per analizzare le relazioni tra Italia e Unione Sovietica nel periodo antecedente alla guerra si ritiene che non occorra soffermarsi sulle apparenti diversit&#224; ideologiche dei due paesi. I documenti russi che riguardano il periodo 1941-1943 sono tuttora inediti, e ci si &#232; proposti di effettuare una ricerca presso l&apos;archivio del Ministero degli Esteri Russo.  La ricostruzione del complesso quadro storico del periodo appena precedente il secondo conflitto mondiale e dello svolgimento della politica estera italiana e sovietica nel mutevole panorama internazionale di quegli anni hanno portato al risultato di una trattazione che ha dato priorit&#224; agli aspetti politico-diplomatici in numerose delle questioni affrontate. 
A tal fine, si ricorrer&#224; all&apos;esame dei documenti sovietici editi. Negli ultimi anni &#232; stata pubblicata infatti una serie di documenti concernenti i rapporti intercorsi tra i Governi di Roma e di Mosca a partire dagli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale. Sar&#224; pertanto necessario analizzare i Documenti di Politica Estera Sovietici (Dokumenty Vnesej Politiki SSSR, Moskva 1977, - dal 7 novembre 1917 al 31 dicembre 1938 &#8211; e i nuovi DVP SSSR, vol. XXII e XXIII, Moskva, 1995 che coprono il periodo che va dal 1&#176; gennaio 1939 al giorno dell&apos;invasione tedesca in URSS del 22 giugno 1941 e che non sono stati sino ad oggi oggetto di studio) e la raccolta dei documenti (non pubblicati nei DVP) del Ministero degli Esteri dell&apos;URSS in &#8220;Un anno di crisi&#8221; (God Krizisa, Tom 1-2, Mosca, 1990) che coprono il periodo che va dal 29 settembre 1938 al 4 settembre 1939. Da qui sar&#224; possibile operare un confronto con le pubblicazioni dei Documenti Diplomatici Italiani Serie ottava (volumi VI e VII). 
Con l&apos;allontanamento di Litvinov dal Ministero degli Esteri, il Cremlino non sostenne pi&#249; il concetto di &#8220;sicurezza collettiva&#8221;, ma accolse il tema della &#8216;&apos;difesa della pace e della nazione&apos;&apos; a tutti i costi caro a Molotov e a Stalin, senza risolvere, per&#242;, la contraddizione di fondo tra ideologia e realismo. 
Bisogner&#224;, dunque, risalire alle radici reali delle linee di condotta assunte da Mosca nelle questioni politiche internazionali in cui anche l&apos;Italia era coinvolta. Questo sar&#224; l&apos;oggetto della verifica archivistica. La diplomazia italiana, a differenza di quella tedesca, non realizz&#242; la sostituzione di Litvinov del 3 maggio come uno stravolgimento di strategia politica, e non colse la possibilit&#224; di una via alternativa tedesca nella politica estera sovietica.
Nel giugno del 1940 l&apos;ambasciatore Rosso torn&#242; a Mosca, dopo una frattura diplomatica, e con l&apos;andare del tempo la situazione sembrava potersi evolvere a favore di un avvicinamento italo-sovietico che avrebbe approdato alla possibilit&#224; &#8211; nel periodo tra il 1940/1941- di concludere un accordo che contenesse il reciproco riconoscimento dei particolari interessi politici italiani e sovietici rispettivamente nel Mediterraneo, nei Balcani, negli Stretti e nel Mar Nero. 
Numerosi sono gli interrogativi a cui si tenter&#224; di dare una risposta, non ultimo quello su quale sia stata la posizione del Governo fascista. Occorre, quindi, investigare sul quesito se l&apos;Italia abbia avuto un autonomia negoziale con l&apos;URSS o se invece abbia subito l&apos;influenza politica di Berlino. D&apos;altra parte bisogna valutare se l&apos;URSS, a sua volta, si sia adoperata nelle trattative con l&apos;Italia nel 1940&#8211;1941 con l&apos;obiettivo, in realt&#224;, di conseguire una migliore intesa con la Germania, se non, addirittura, con quella di controllarne e di arginarne la pericolosit&#224;.  Il contributo italiano nell&apos;avvicinamento tedesco-sovietico &#232; riscontrabile dall&apos;atteggiamento di Ciano il quale, inspirato da un&apos;idea di Rosso, seppe suggerire a Helfand il contenuto di una possibile base negoziale per attirare l&apos;attenzione dei tedeschi . Dopodich&#233; la Germania fu capace di muoversi oltre le linee preventivamente concordate con gli italiani nel famoso incontro Ciano-Ribbentrop a Milano e da qui nacque la prima contraddizione interna all&apos;Asse.
Un altro interrogativo di fondo di questo lavoro riguarda la volont&#224; italiana di instaurare buone relazioni con l&apos;URSS e, una volta caduta la possibilit&#224; di una collaborazione pratica proposta da Molotov a Rosso, rimane da chiarire se anche Mosca volesse veramente l&apos;accordo con Roma e quale considerazione avesse la classe politica sovietica dell&apos;Italia fascista come fattore di potenza europea.
Il governo sovietico nel 1940-1941 desiderava ottenere una certa amicizia con gli italiani che era la stessa idea di continuit&#224; esistente in tali aspetti della politica russa dell&apos;epoca zarista come di quella sovietica. La ricerca di un&apos;area d&apos;influenza nei Balcani e nel Mediterraneo &#232; il leit motiv nei rapporti tra Italia e Russia (poi URSS) sin dal trattato di Racconigi.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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          <article-title lang="it">Primo contributo sullo studio delle comunit&#224; animali presenti nelle pozze di scogliera del golfo di Napoli</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Tra i vari ambienti marini che possono essere presenti nel Golfo di Napoli
vi  sono le  pozze di scogliera o &#8220; rock pools &#8221; (fig. 1), questi ambienti presentano caratteristiche ambientali, floristiche e faunistiche particolari, infatti  nelle pozze l&apos;acqua  marina arriva solo per effetto delle maree e  del moto  ondoso. Le condizioni  abiotiche come  la salinit&#224;,  il pH  e la  temperatura  variano in modo considerevole  ( Peyler 1957, Ghilarov 1967  ed altri). La fauna presente nelle pozze di  scogliera &#232; costituita da specie che si possono considerare di passaggio tra l&apos;ambiente marino e quello terreste. Sono forme specializzate,  poich&#233;  hanno sviluppato  particolari adattamenti che  permettono loro di vivere alle repentine variazioni chimico &#8211; fisiche dell&apos;ambiente. 
Tutte  queste caratteristiche  fanno delle pozze di  scogliera un  ambiente di notevole importanza ecologica, inoltre questi  ambienti sono  i  primi tra quelli marini  ad essere influenzati dall&apos; antropizzazione e quindi subire notevoli alterazioni (inquinamento). 
Le pozze prese  in  esame  sono distribuite lungo il Golfo di Napoli. 
Si &#232; studiata la loro composizione faunistica sia sotto un&apos;inquadratura spazio-temporale che al  grado  di  antropizzazione.
Ci   sono  molti punti  da dover  prendere   in  considerazione  per  lo studio  di queste pozze: la geomorfologia, l&apos;idrodinamismo, l&apos;antropizzazione, la  localizzazione,  le  comunit&#224;  faunistiche , l&apos;assetto ecologico e come  ultimo   punto, il   confronto   tra  le  comunit&#224; faunistiche delle  stazioni di  campionamento  studiate. Le pozze di scoglira del Golfo di Napoli nelle varie sfaccettature su esposte sono state illustrate da un precedente lavoro (Battaglini et al. 1980).
L&apos;intento di questa tesi &#232; di confrontare e valutare come le pozze siano  mutate nel tempo, dopo circa 20 anni.
I dati che riportiamo sono sui fattori  che portano  a classificare  le pozze e a descriverle,in riferimento  ai valori  abiotici e biotici  che sono  stati  raccolti  nei campionamenti da noi  effettuati.  La  prima parte della tesi verter&#224; sulla descrizione  e  sulla localizzazione  delle pozze  in  funzione  della geomorfologia del  territorio,  e dal  tasso  d&apos; antropizzazione  dello  stesso.  
Altro punto  importante  &#232;  quello  riferito  ai  movimenti  delle  acque  relativo correnti  e ai  nutrienti da  queste  portati in relazione all&apos;andamento della linea  di  costa che  descrive il  Golfo  di  Napoli.  Altro  punto  da tenere in considerazione  prima  della  descrizione del lavoro effettuato &#232;  la metodologia e l&apos;attrezzatura da noi utilizzata, per le analisi abiotiche  e per la raccolta della fauna delle pozze.
Caratteristiche delle pozze di scogliera
Ci sono pozze che sono sempre coperte dal mare, sono quelle in cui la marea muta poco, queste pozze non hanno variazioni molto evidenti per quanto riguarda la fauna, la salinit&#224; e la temperatura. Ci sono pozze in cui la marea &#232; pi&#249; relativa, in queste le variazioni delle condizioni sopra descritte sono pi&#249; evidenti poich&#233; il ritiro della marea fa si che la pozza diventi una sorta di acquario naturale. Ovviamente queste condizioni dipendono dalla grandezza e dalla profondit&#224; delle pozze stesse, difatti le pozze pi&#249; grandi da noi campionate sono quelle che presentano il numero maggiore di taxa. Ma questo non vieta che pozze di piccole dimensioni non abbiano particolarit&#224; che permettono a determinati taxa di sopravvivere e  possono essere considerate verosimilmente molto interessanti per il nostro studio.
Nell&apos;arco della giornata l&apos;acqua delle pozze viene riscaldata, mentre durante la notte queste diventano fredde. Ma durante il giorno non tutta l&apos;acqua (almeno per quanto riguarda pozze di grandi dimensioni &#232; pi&#249; profonde), tende a riscaldarsi, di fatti solo lo strato superficiale si riscalda mentre la parte sottostante tende a rimanere pi&#249; fredda, creando cosi un termoclino che migliora la biodiversit&#224;  (www.seafriends.org.nz). 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">L&apos;educazione naturale di Rousseau</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Se le idee del Rousseau hanno avuto una grande importanza, e hanno esercitato un forte influsso sulla societ&#224; del suo tempo e sui pi&#249; vasti movimenti politici e sociali, la sua opera a noi interessa, particolarmente, per quello che riguarda la pedagogia, sia per il valore altamente pedagogico di molti suoi scritti, sia per la azione che la sua dottrina ha avuto sulla pedagogia posteriore.
A lui si ricollegano, infatti, molti filosofi, da Schiller a Ficthe, da Herbart a Schleiermacher, e tutti i pedagogisti, da Pestalozzi a Richter e a Froebel, dalla Necker de Saussure a Basedow, che si dichiarano suoi discepoli.
Rifacendoci ai migliori interpreti del suo pensiero, &#232; nostro intendimento, pertanto, porre in evidenza i vincoli che lo legano storicamente al passato e al futuro, e i bisogni spirituali completamente nuovi che preannuncia.
Certo, riesce facile a molti critici accusare il Rousseau di incoerenza, di assurdit&#224; e persino di plagio. Spirito tormentato &#8211; egli scrive di s&#233;: &#8220;Si direbbe che il mio cuore e il mio spirito non appartengano allo stesso individuo&#8221;. Ora &#232; in grande esaltazione, dato il molto orgoglio, ora si abbandona al pi&#249; cupo abbattimento; talora segue scrupolosamente un procedimento logico, altre volte, invece, si abbandona all&apos;impeto del suo sentire e combatte apertamente il razionalismo illuministico e tutta la sua fiducia nel progresso e nell&apos;avvenire della societ&#224;; n&#233; evita di raccogliere voci di contemporanei e di predecessori, per fonderle insieme e spingerle alle loro estreme conseguenze, con efficacia mai prima conosciuta.
L&apos;unit&#224; e l&apos;originalit&#224; di pensiero del Ginevrino risultano evidenti, se si mettono da parte gli schemi e le prevenzioni, e si considerano i suoi scritti in relazione ai problemi concreti che li hanno suscitati e, soprattutto, se si riferiscono alle condizioni sociali e storiche del tempo e all&apos;ispirazione del pensatore verso un mondo migliore.
Solo con un&apos;indagine serena si pu&#242; comprendere come il naturalismo, che sta a base di tutto l&apos;Empirismo e di tutto l&apos;Illuminismo, assume in Rousseau una forma nuova.
La sua celebrazione della natura, infatti, deve intendersi come glorificazione della innocente natura originaria aspirazione a tornare alla natura, se non nel senso di un irrealizzabile ripristino della vita naturale sana ed ingenua, quale era prima che la vita sociale la corrompesse con la sua cultura, almeno nel senso di purificare e redimere la degenere vita sociale, col coltivare di nuovo, in essa, sentimenti di sana semplicit&#224; e spontaneit&#224;, quali costituiscono l&apos;originaria e genuina &#8220;natura&#8221; umana.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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          <article-title lang="it">Le Acli di Cremona e della sua provincia nel secondo dopoguerra</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi si occupa della storia delle Acli (Associazione Cristiane dei Lavoratori Italiani) in provincia di Cremona dal 1945, anno della loro fondazione, al 1972 quando, a causa di divergenze sul futuro politico dell&apos;associazione, la sede diocesana di Crema decise di abbandonare le Acli per aderire allo Mcl (Movimento Cristiano dei Lavoratori). Lo studio &#232; stato svolto utilizzando le fonti archivistiche interne al movimento</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Macerata</publisher-name>
        <publisher-loc>Macerata</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Breve viaggio nel &apos;&apos;corporate advertising&apos;&apos;: una prospettiva semiotica</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Ci&#242; che mi sono preposto nella tesi &#232; stata una breve analisi di una recente campagna pubblicitaria realizzata da un punto di vista semiotico. Si &#232; dunque cercato di far luce sui significati profondi e superficiali che hanno contraddisitinto la comunicazione istituzionale di un noto brand informatico: IBM
...</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">La sociologia di Guido Martinotti</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>la tesi &#232; divisa in tre capitoli : la sociologia politica, la sociologia urbana. la concezione del sapere.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Modena e Reggio Emilia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Spesso, ma non sempre, l&apos;apparenza inganna. Reputazione e pettegolezzo come forme di controllo sociale.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Cosa d&#224; vita ad un pettegolezzo? Come si forma la reputazione delle persone all&apos;interno dei gruppi sociali? Pettegolezzo e reputazione sono termini tanto semplici da definire quanto ostici da interpretare. L&apos;analisi accurata di queste affascinanti forme di controllo sociale &#232; unita dal sottile filo rosso della comunicazione, motore della societ&#224;.
Teorie e studi approfonditi sui temi trattati sono corredati da esempi pratici, che si propongono di proiettare il lettore in un&apos;ottica di quotidianit&#224; e familiarit&#224; con alcuni degli aspetti pi&#249; affascinanti della vita.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Roma Tre</publisher-name>
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          <article-title lang="en">Irrigated agriculture and rural communities in Uzbekistan</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>In the 5 Central Asian countries of the Aral Sea Basin (Kazakhstan, Kyrgyz Republic, Tajikistan, Turkmenistan and Uzbekistan) agriculture &#8211; which contributes from 20% to 40% to national GDP) and consequently entire communities are almost totally dependent on irrigation, since, in the rural areas, irrigated agriculture and the processing of agricultural products is by far the main source of employment and income for the population.
Today, the Aral Sea is drying up, its level having dropped from 53m above sea level to 36m, its surface area shrinking by a half and its volume by three-quarters. Actually the sea survives in three sections: the Small or Northern Sea (in Kazakhstan), the Central and the Western Sea (in Uzbekistan).
The effects of extensive irrigation in the Aral Sea basin extend far beyond the fate of the Sea itself, as the environmental and ecological disaster have negatively affected human health and economic development in the region. The purpose of this paper is to identify some challenges and opportunities to the management of water resources in Central Asia, with specific reference to Uzbek context, and the role participatory approach can play.
Despite the obvious need for rehabilitation, in fact, it appears fundamental to put farmers at the centre of the agricultural policy reform: they need to have a stake in decisions related to water management. Government policy for the near future should first of all concentrate on the rehabilitation of irrigation systems but, at the same time, decisions on optimal and sustainable use of water and land resources should consider and promote community-based water management or, in other words, delegating the management responsibility to local-level collective or private groups, which then should receive government support through conditional credit, training, scientific assistance.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>ms-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Cipro: oltre la mediazione. Un trentennio di fallimenti e la speranza di un compromesso europeo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Dopo dozzine di negoziati fallimentari, la questione cipriota assurge alla ribalta internazionale dal momento che l&apos;isola figura tra i candidati all&apos;allargamento dell&apos;Unione Europa ufficializzati alla fine del 2002. Il presente lavoro ripercorre storicamente gli eventi che hanno fatto sorgere e successivamente esasperato la rivalit&#224; tra Grecia e Turchia, analizzando i molteplici contenziosi che tuttora oppongono i due paesi: lo status delle minoranze grecofona e turcofona, la questione della sovranit&#224; sulle isole egee, la delimitazione della piattaforma continentale e del mare territoriale, la definizione dello spazio aereo nazionale. Accanto a queste controversie, viene delineata la questione cipriota a partire dal periodo della dominazione coloniale britannica, passando per l&apos;affermazione delle opposte ideologie di taksim e enosis, fino agli eventi che condussero all&apos;invasione turca della parte settentrionale dell&apos;isola che si autoproclam&#242; indipendente nel 1983. La dimensione che questa tesi privilegia &#232; per&#242; l&apos;analisi dei differenti approcci diplomatici alla questione adottati nel corso degli anni dai pi&#249; importanti attori internazionali: ONU, NATO e UE.
Attraverso  questo studio ho voluto infatti identificare efficienze ed inefficienze degli attori, ovvero quei fattori che, da un lato, hanno contribuito ad impedire ulteriori escalation delle violenze e che, dall&apos;altro, hanno ritardato il raggiungimento di una soluzione politica durevole. 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="en">Web Portal. Travelling in the Net.</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p></p>
      </abstract>
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        <publisher-name>Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma</publisher-name>
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          <article-title lang="it">La Cina tra globalizzazione e democratizzazione</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro &#232; strutturato in due parti. La prima parte &#232; costituita da quattro capitoli: il primo capitolo analizza a livello generale la politica cinese in materia commerciale e di investimenti diretti dall&apos;estero, soffermandosi tra l&apos;altro su esempi di settori &#8220;nuovi&#8221; dell&apos;economia cinese in rapida crescita (come quello delle tecnologie) e di comparti tradizionali che si trovano invece in difficolt&#224; (agricoltura e, parzialmente, il settore tessile), sul ruolo chiave della crisi finanziaria del 1997 nel mutare il ruolo regionale della Cina e sui suoi principali partner commerciali; nel secondo capitolo verr&#224; analizzata la risposta del paese alla crescita della propria domanda energetica, prestando attenzione ad ogni singola fonte energetica, e specialmente il petrolio, ed alle conseguenze ambientali che tale risposta ha implicato fino ad ora; il terzo capitolo verr&#224; invece dedicato all&apos;analisi della politica tecnologica della Cina, con una specifica attenzione dedicata ai risvolti militari e strategici della crescita tecnologica cinese ed ai differenti risultati dello sforzo profuso per dotarsi di una propria tecnologia nazionale, analizzando il settore dell&apos;aeronautica militare quale esempio di fallimento del tentativo del paese di costituire un&apos;industria nazionale tecnologicamente competitiva e, al contrario, il settore della tecnologia spaziale quale simbolo dei successi ottenuti anche grazie alla collaborazione straniera; infine, il quarto capitolo &#232; dedicato ai punti deboli strutturali del sistema economico cinese, ossia le aziende di Stato, le banche pubbliche e la corruzione. La seconda parte &#232;, invece, costituita da due capitoli: il quinto capitolo analizza i vari aspetti, punti d&apos;incontro e di scontro nelle relazioni politiche bilaterali che la Cina intrattiene rispettivamente con Stati Uniti, Russia, Giappone ed India, ed il sesto capitolo tratta invece dell&apos;evoluzione che sta subendo il sistema politico cinese e dei suoi possibili approdi.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Sassari</publisher-name>
        <publisher-loc>Sassari</publisher-loc>
      </publisher>
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          <article-title lang="it">Le funzioni penali del Giudice di Pace. Un&apos;indagine esplorativa nel distretto di Oristano</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La riforma che conferisce al Giudice di Pace la competenza in materia penale nasce dall&apos;esigenza di rinnovare e decongestionare il sistema giudiziario tradizionale, affiancando ad esso un motore pi&#249; semplice e circoscritto, sia per le professionalit&#224; coinvolte, sia per i procedimenti e gli ambiti di pertinenza, e la cui caratteristica principale &#232; una maggiore prossimit&#224; al cittadino, sia da un punto di vista territoriale che umano. Attingendo ai paradigmi della giustizia riparativa il reato viene letto come un conflitto tra persone, risolvibile attraverso la conciliazione tra le parti e la restituzione/riparazione del danno arrecato alla vittima; tutto ci&#242; nella logica della responsabilizzazione del reo (e di tutte le figure coinvolte) e dell&apos;assunzione della vittima come referente privileggiato dell&apos;azione penale.                     
La tesi si divide in due parti: la prima analizza le leggi che definiscono la riforma, le novit&#224; da essa introdotte e gli aspetti che la collocano nella giustizia riparativa, in particolare la mediazione e la conciliazione. La seconda propone un&apos;indagine effettuata nel territorio di competenza della Procura di Oristano, svolta al fine di rilevare lo stato di applicazione della riforma sul territorio stesso quale si configura a 18 mesi dall&apos;entrata in vigore del Dl. 274/2000. Attraverso la collaborazione dei giudici operanti in questo distretto &#232; stato possibile evidenziare le difficolt&#224; che ostacolano la piena fruibilit&#224; delle risorse e degli strumenti che il legislatore ha previsto e, altres&#236;, la percezione dei giudici stessi circa l&apos;effettiva perseguibilit&#224; degli obiettivi posti dalla riforma, primo tra tutti la creazione di un apparato giudiziario che si caratterizzi per la sua &quot;vicinanza al corpo sociale&quot;. 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Salerno</publisher-name>
        <publisher-loc>Salerno</publisher-loc>
      </publisher>
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          <article-title lang="it">Cosa bolle in pentola? Il caso Barilla: 125 anni di comunicazione sempre al dente.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi &#232; un lavoro piuttosto complesso, di ben 210 pagine, che analizza nel dettaglio tutta la comunicazione della Barilla, dalla costituzione del suo primo marchio, nel 1910, all&apos;ultima comunicazione in veste di main sponsor al tour mondiale di Laura Pausini. il lavoro &#232; ricco di immagini tratte dalle campagne stampa e dai filmati. molti di qusti filmati vengono analizzati in dettaglio e vengono scomposti in frame per renderli trasferibili su supporto cartaceo. inoltre, ogni capitolo, organizzato per periodi storici, introduce la comunicazione dell&apos;azienda attraverso un&apos;analisi dei consumi e dei consumatori, dell&apos;ambiente economico, dell&apos;evoluzione della marca e della distribuzione. potete torvare un assaggio della tesi e l&apos;indice negli altri documenti pubblicati. se avete dubbi o problemi non esitate a contattarmi.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Libera Universit&#224; degli Studi di Bolzano</publisher-name>
        <publisher-loc>Bolzano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La videoscrittura: riflessione sulla lingua e produzione del testo.</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;utilizzo della videoscrittura nella scuola elementare (con particolare attenzione all&apos;uso del correttore ortografico e del Thesaurus), come stimolo ad un&apos;attenta riflessione sulla lingua e ad una corertta costruzione del testo.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Catania</publisher-name>
        <publisher-loc>Catania</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Progetto di valorizzazione di un centro storico: il caso Pentidattilo</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi di Master si pone l&apos;obiettivo di individuare un sistema &#8220;sostenibile&#8221; per la valorizzazione e la gestione del centro storico di Pentidattilo un antico borgo di origine calcidese (664 a.C.), situato tra le colline del versante jonico meridionale dell&apos;Aspromonte (provincia di Reggio Calabria) all&apos;interno dell&apos;area grecanica. Il borgo riveste una particolare importanza perch&#233; l&apos;antico nucleo, oggi completamente abbandonato, &#232; arroccato ai piedi di una maestosa rupe dalla particolare forma che ricorda le dita di una mano, da cui deriva il nome che in greco significa &#8220;cinque dita&#8221;. Pentidattilo &#232; inoltre inserito in un territorio, costituito da una serie di centri storici, che si presentano arroccati, costruiti in posizione difensiva per proteggere gli abitanti dalle incursioni, mimetizzati nel paesaggio, quasi invisibili dalla costa, questi centri hanno una caratteristica tipologia insediativa che permette loro il dominio visivo sul territorio circostante fino al mare. A caratterizzare e rendere estremamente frastagliato il sistema territoriale, intervengono anche le numerose &#8220;fiumare&#8221;, cio&#232; i corsi d&apos;acqua a carattere torrentizio, che solcano l&apos;entroterra creando profondi avvallamenti nel suolo. Si pu&#242; affermare che le fiumare hanno determinato un &#8220;modello insediativo a pettine&#8221; connesso al binomio valli-fiumare; infatti la gran parte dei centri sorge a ridosso di questi bacini idrografici e le vie di comunicazione stradali costeggiano in posizione parallela i loro alvei. 
Oggi l&apos;antico paese di cui sono state individuate le vocazioni e le potenzialit&#224;, &#232; oggetto di recupero e di valorizzazione. L&apos;obiettivo principale della comunit&#224; locale e della pubblica amministrazione &#232; quello di inserirlo nel circuito turistico &#8220;culturale&#8221; e di gestirlo secondo i principi della sostenibilit&#224; ambientale, facendo leva sulla valorizzazione della cultura grecanica e sulle risorse endogene locali, sia materiali che immateriali.
Con il progetto si &#232; cercato di individuare: le strategie di valorizzazione che possano utilizzare tutte le risorse presenti sul territorio, per recuperare il borgo sia dal punto di vista storico architettonico, che dal punto di vista culturale e sociale, attraverso la legislazione europea, nazionale e regionale; l&apos;ipotesi di gestione che deve prevedere gli aspetti economici da utilizzare, la tipologia delle risorse ed il rapporto tra pubblico e privato nella gestione del paese.
L&apos;iter metodologico del progetto di ricerca pu&#242; essere essenzialmente ricondotto a tre fasi: analisi del territorio e di tutte le risorse presenti che possano essere utilizzate nella valorizzazione dell&apos;area in cui Pentidattilo &#232; inserita; analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities and Threats), per analizzare e valutare le caratteristiche del territorio che offrono maggiori possibilit&#224; di essere valorizzate, di attrarre risorse e di migliorare le condizioni di benessere sociale dei cittadini; ideazione di strategie di valorizzazione e di ipotesi di gestione che possano creare i presupposti per la realizzazione di un intervento mirato al miglioramento della qualit&#224; della vita nell&apos;area.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>ms-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-loc>Firenze</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La posizione del pubblico ministero nell&apos;ordinamento giuridico italiano. Profili costituzionali</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi cerca di analizzare in maniera esaustiva l&apos;evoluzione della figura del pubblico ministero, soffermandosi particolarmente sulla disciplina di cui tale istituto gode nel nostro ordinamento. Vengono affrontati tutti i temi relativi al principio della separazione dei poteri, all&apos;ordinamento giudiziario ed all&apos;indipendenza ed all&apos;autonomia della magistratura. Si parte dalla sua nascita come funzionario del potere esecutivo fino ad arrivare alla sua qualificazione di magistrato con funzioni requirenti come si desume dal combinato degli articoli 107 e 112 della Costituzione. Cercher&#242; di spiegare il motivo per cui nella Costituzione ci sia una sorta di sacralizzazione dell&apos;articolo 112 e perch&#233; fosse ritenuto dall&apos;assemblea costituente un valido strumento per evitare abusi di giustizia in campo penale. Nel capitolo dedicato alle conclusioni si cercher&#224; anche di ipotizzare sul futuro del pubblico ministero prendendo spunto da opinioni di magistrati illustri.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Pisa</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il potere regolamentare delle autorit&#224; indipendenti</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi, dopo aver analizzato gli aspetti salienti e maggiormente dibattuti della fonte regolamentare, prende in esame i diversi modi con i quali questa si &#232; caratterizzata nell&apos;utilizzo come strumento normativo para-primario da parte delle autorit&#224; indipendenti. L&apos;analisi prende in considerazione l&apos;esercizio del potere di regolare la materia di propria competenza da parte di quattro delle pi&#249; importanti autorit&#224;: CONSOB, Autorit&#224; per le garanzie nelle comunicazioni, Garante per la radiodiffusione e l&apos;editoria, ISVAP.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">La storia grafica del quotidiano &apos;&apos;la Repubblica&apos;&apos;</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Attraverso la storia dei cambiamenti soprattutto paratestuali del giornale, uno dei pi&#249; importanti giornali italiani, si ricostruisce in un certo senso la storia della stampa in Italia degli ultimi vent&apos;anni, quando c&apos;&#232; la sovrapposizione totale tra giornali e televisione, analizzando anche le influenze che hanno l&apos;uno sull&apos;altro, e i cambiamenti sulla societ&#224; italiana. &#8220;la Repubblica&#8221; &#232; stato il giornale di rottura nel panorama grigio della stampa italiana. Il giornale che ha portato una rivoluzione sia nei testi ma anche e soprattutto nell&apos;aspetto grafico: il cambiamento dal giornale elefante al giornale tabloid in Italia &#232; stato introdotto proprio a met&#224; degli anni Settanta con la nascita di &#8220;Repubblica&#8221;. Lavoro corredato dalle interviste ai principali protagonisti da Giorgio Forattini a Angelo Rinaldi, da Franco Bevilacqua a Silvia Rossi.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Business Plan di un&apos;azienda di outsourcing di attivit&#224; di vendita on-line. Il caso B-commerce</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>questa tesi &#232; stata sviluppata al fine di realizzare una societ&#224; capace di diffondere il commercio elettronico all&apos;interno del tessuto industriale italiano attraverso il sito di aste on line di ebay. Oggi, l&apos;e-commerce &#232; una realt&#224; sempre pi&#249; importante e sempre pi&#249; persone effettuano acquisti attraverso internet per svariate ragioni. Questa tesi evidenzia, seguendo i punti cardine di un business plan, gli aspetti necessari e fondamentali per realizzare una societ&#224; capace di operare al meglio nel settore dell&apos;e-commerce. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Il commercio equo e solidale: una prassi pedagogico-sociale</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questo lavoro di ricerca &#232; stato per me una fantastica avventura nata da una scommessa abbastanza singolare: dimostrare la validit&#224; del Commercio Equo e Solidale nei termini di prassi pedagogico-sociale. Numerosi, infatti, sono le pubblicazioni e gli  studi che mettono in risalto aspetti economici o sociologici di tale fenomeno, mentre i risvolti pedagogici, sui quali, peraltro, &#232; diffusa una discreta parte di letteratura, vengono messi da parte se non completamente ignorati. Molti esperti ed operatori del settore, in effetti, dimostrano di possedere una preparazione culturale e una visione del problema di tipo economico-sociologico. Pur costituendo interessanti approcci all&apos;analisi del problema, tuttavia, qualora rimanessero uniche chiavi di lettura , rischierebbero di  condizionare studi ed approfondimenti futuri  attraverso prospettive dogmatiche ed autoreferenziali. L&apos;assenza di conoscenze pregresse specifiche sull&apos;argomento  per me si &#232; rivelata un&apos;utile risorsa, in quanto mi ha consentito di approfondire vari aspetti della tematica in questione, senza essere limitata da alcun pregiudizio. Ho strutturato il mio lavoro in due parti: la prima, di tipo compilativo, verte sull&apos;analisi dei fondamenti del Commercio Equo e Solidale, la seconda, di carattere sperimentale, riguarda lo studio dello sviluppo di tale fenomeno nel territorio di Rovigo. Dopo aver presentato il tema del Commercio Equo nell&apos;ambito pi&#249; vasto della Pedagogia Sociale ed aver elaborato alcune riflessioni sull&apos;identit&#224; epistemologica di tale disciplina (capitolo primo), sono passata ad una panoramica sulla situazione odierna, caratterizzata dallo scenario socio-politico della globalizzazione.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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  <article>
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      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Roma Tre</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">I germi della realt&#224;: il cinema di Lars von Trier</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il cinema, nel corso della sua storia, si &#232; sviluppato tramite la genialit&#224;, la tecnica e la poesia di molti registi. Solo alcuni di questi, tuttavia hanno contribuito a determinare l&apos;evoluzione delle pratiche espressive del mezzo cinematografico. Mi riferisco a quei personaggi che dopo Lumi&#232;re e M&#233;li&#232;s, hanno formato la storia del cinema: con Griffith il cinema ha cominciato ad essere non pi&#249; un qualcosa che stupiva la gente, che la intratteneva, ma un vero e proprio linguaggio artistico, prima con Sennett, poi con Chaplin e Keaton &#232; sbocciato il cinema comico e grottesco, con Flaherty &#232; nato il documentario, con Vertov ed Ejzen&#353;tejn il cinema &#232; diventato rivoluzionario ed anche il montaggio ha assunto una sua artisticit&#224;, con Murnau e Lang &#232; nato il cinema dell&apos;orrore, con Dreyer lo stile e la forma hanno assunto un ruolo di primo piano, con Hawks e Ford si &#232; inaugurato il genere Western, con Welles la realt&#224; &#232; apparsa arricchita, deformata a servizio della psicologia umana, con Bunuel il cinema &#232; diventato surreale, con Bergman ha creato una perfetta unione con il teatro, con Renoir ha fatto il primo passo verso l&apos;improvvisazione, verso l&apos;imprevedibilit&#224; della realt&#224;, con De Sica e Rossellini &#232; diventato realt&#224;, con Godard e Truffaut le regole del cinema sono state capovolte ed usate per rivelare il quotidiano, con Hitchcock &#232; nato il concetto di suspance e lo spettatore si &#232; visto costretto a confrontarsi con le proprie fobie ed inquietudini, con Kurosawa la tradizione letteraria e teatrale giapponese si &#232; trasformata in cinema, con Antonioni il cinema &#232; diventato introspettivo, antispettacolare, con Fellini ha danzato nella finzione della favola, con Kubrick il cinema ha raggiunto la perfetta armonia tra stile e contenuto ed &#232; diventato totale. Ognuno di questi artisti ha dato un contributo fondamentale, ha posto un mattone sul quale costruire il futuro del cinematografo, ha fatto s&#236; che questa nuova arte si sviluppasse, fosse degna di nota, facesse riflettere e che venisse considerata alla pari delle altre. 
In questo panorama s&apos;inserisce a pieno diritto l&apos;opera di Lars von Trier, che attraverso la macchina da presa riesce a comunicare l&apos;inesattezza dell&apos;azione, riesce a far divenire il mezzo tecnico la via pi&#249; semplice per raccontare una porzione di realt&#224;; che attraverso la sua sperimentazione ha innalzato il digitale a mezzo per fare arte, per creare, aprendo la strada a molti altri registi e rendendo accessibili degli strumenti che fino ad ora sono stati nelle mani di pochi eletti. I progetti come Avedore (citt&#224; del cinema on-line), sono sintomo di un malcontento comune, di una necessit&#224; di cambiare le norme che fino ad oggi hanno regolato l&apos;industria cinematografica: &#8220;Il cinema non &#232; qualcosa che si possa tenere ancora per molto sotto chiave, n&#233; i segreti dell&apos;industria, l&apos;apprendimento dell&apos;uso degli strumenti o delle specifiche regole di linguaggio come prerequisiti per accedere a questa forma privilegiata di comunicazione, perch&#233; quello stesso progresso che aveva dettato quelle regole fortunatamente -ed inevitabilmente- si &#232; sgretolato. E&apos; in corso un&apos;evidente democratizzazione (Lars von Trier). 
Alla fine degli anni novanta i tempi stessi erano maturi per smascherare interamente la menzogna dell&apos;inaccessibilit&#224;!&#8221; (Lars von Trier)
Von Trier ha intuito che un certo tipo di cinema stava morendo e attraverso i suoi film, i manifesti, i dogmi e le altre provocazioni, &#232; riuscito a togliere quell&apos;alto strato di polvere che era posato sugli occhi degli spettatori ormai impigriti da un cinema uguale a se stesso, stantio, che da troppo tempo imperava; si &#232; messo in discussione verbalizzando i suoi pensieri, il suo modo di fare cinema, come un vero e proprio atto d&apos;amore nei confronti di questa arte. 
Lars von Trier avendo sempre provato una profonda esigenza di raccontare attraverso le immagini, prima ha appreso la tecnica cinematografica, poi l&apos;ha sperimentata rimodellandola a suo piacimento ed infine ha dato vita alle proprie storie, attraverso le quali, ha saputo trovare dentro di s&#233; e soprattutto ha saputo comunicare agli altri, i germi della realt&#224;.       
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Napoli - Federico II</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Effetti dell&apos;ozono atmosferico sulle pianti officinali</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;OZONO COME INQUINANTE E POTENZIALE  RISCHIO PER LE PIANTE                                                                                                                       


Fin dal 1950 gli ossidanti fotochimici sono stati riconosciuti come agenti gassosi potenzialmente tossici per le piante e per l&apos;uomo. Alcuni dei fotossidanti pi&#249; diffusi sono il PAN, l&apos;acido nitrico, le aldeidi secondarie, l&apos;acido formico. Essi sono inquinanti secondari prodotti principalmente da reazioni fitochimiche a partire da precursori quali ossidi d&apos;azoto (NOx), idrocarburi, composti organici volatili (VOC), monossido di carbonio (CO), metano. Il pi&#249; importante fotossidante, a causa della sua abbondanza e tossicit&#224;, &#232; proprio l&apos;ozono (O3). Gli altri non sembrano costituire un rischio ingente per la salute o la vegetazione ai livelli attualmente osservati nell&apos;ambiente. 
Tuttavia a concentrazioni maggiori &#232; noto che il nitrato di perossiacetile (PAN), che deriva insieme all&apos;ozono dalla reazione tra ossidi d&apos;azoto e idrocarburi, causa irritazione dell&apos;apparato respiratorio e danni alle piante simili a quelli dell&apos;ozono.
In un primo momento alcuni rilevamenti nelle aree urbane di Los Angeles misero in luce le connessioni esistenti tra i danni arrecati alla vegetazione e l&apos;alto livello di fotossidanti, i cui precursori sono rilasciati nell&apos;atmosfera da fonti industriali e di altro tipo antropico.
Successivamente gli studi condotti da Heggestad e Middleton (1950) stabilirono che le tipiche ferite a macchia delle foglie di tabacco erano dovuti alla componente d&apos;ozono dell&apos;inquimento fotochimico
Durante l&apos;ultimo decennio sono stati registrati alti livelli di ozono in tutti i maggiori centri urbani, ed &#232; stato rilevato un progressivo innalzamento dei valori di ozono persino nelle zone rurali (Matissek e Innes, 1999).
Sebbene sia ancora molto controverso l&apos;effettivo ruolo di questo agente gassoso nel declino delle zone boschive dell&apos;Europa e dell&apos;America dell&apos;est, c&apos;&#232; oramai unanimit&#224; nel riconoscere nell&apos;ozono un importante fattore di rischio per piante ed alberi. 
L&apos;intensa ricerca nel campo condotta a partire dagli anni &apos;80 ha provveduto a creare un&apos;ampia banca dati. &#200; ancora, tuttavia, da stabilire la misura in cui l&apos;attuale conoscenza sulle risposte delle piante all&apos;ozono sia compatibile con il comportamento degli alberi adulti nei loro siti naturali. Si tratta quindi di un problema ecofisiologico che richiede, per la sua risoluzione, l&apos;integrazione dei profili sperimentali con le peculiarit&#224; dell&apos;habitat naturale e la variabilit&#224; che da esse deriva.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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      <isbn></isbn>
      <publisher>
        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Napoli - Federico II</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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        <title-group>
          <article-title lang="it">Prospezioni geoelettriche dipolari nell&#8217;area archeologica di Fratte (SA)</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Negli ultimi anni, i metodi geofisici hanno avuto un rapido incremento nella loro applicazione nell&apos;esplorazione ad alta risoluzione del sottosuolo prossimo alla superficie, di conseguenza anche l&apos;archeologia  pu&#242; avvalersi di tecniche capaci di individuare e definire la geometria di strutture sepolte in modo rapido, relativamente poco costoso e, innanzitutto, non invasivo.
Si &#232; sviluppata cos&#236;, nel corso degli anni, una naturale collaborazione tra geofisico e archeologo, grazie alle informazioni di interesse archeologico che il geofisico &#232; in grado di fornire.
Dalle anomalie di resistivit&#224; attese, e, con il supporto di informazioni storico-archeologiche della zona oggetto di studio, si cercher&#224; di delineare la tipologia di materiale o di struttura che ha prodotto tali anomalie.
La campagna geofisica deve comunque partire da una preliminare e dettagliata indagine geologica, per definire la tipologia di terreno al di sotto del quale si deve indagare.
L&apos;occasione per la realizzazione di questo lavoro di tesi &#232; stata fornita dal Centro Regionale di Competenza per lo Sviluppo ed il Trasferimento dell&apos;Innovazione Applicata ai Beni Culturali e Ambientali, presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell&apos;Universit&#224; Federico II di Napoli,  responsabile scientifico dell&apos;Unit&#224; Operativa 1I: Prof. Maurizio Fedi.
Questa Unit&#224;, su proposta della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno, sta realizzando indagini multimetodologiche di prospezioni geofisiche nell&apos;area archeologica di Fratte (SA) per la individuazione e la localizzazione di eventuali strutture antropiche presenti nel sottosuolo.
Nella ricerca geofisica &#232; indispensabile eseguire pi&#249; misure per ogni presunta zona dove &#232; probabile l&apos;esistenza dell&apos;anomalia; meglio ancora se sono utilizzate diverse metodologie geofisiche. Il dato isolato, non &#232; da considerare attendibile.Nell&apos;ambito delle metodologie geofisiche correntemente utilizzate per l&apos;indagini geoarcheologiche, le prospezioni di tipo geoelettrico ricoprono un ruolo primario. Queste si basano sulla determinazione sperimentale della resistivit&#224; attraverso misure congiunte della intensit&#224; di corrente elettrica inviata nel sottosuolo mediante una coppia di elettrodi fissati nel terreno stesso, e della tensione che si determina ai capi di una seconda coppia di elettrodi, anch&apos;essi in contatto col terreno.Il lavoro di tesi ha evidenziato la buona efficacia dei metodi geoelettrici bidimensionali utilizzati nella individuazione all&apos;interno del sottosuolo di strutture murarie. 
E&apos; interessante considerare che la presentazione dei risultati mediante le pseudosezioni si rivela estremamente efficace nel fornire anche ai non esperti geofisici una chiara e immediata visione delle discontinuit&#224; del sottosuolo investigato. Una interpretazione delle anomalie di resistivit&#224; in termini di strutture murarie, cunicoli, tombe, cavit&#224;, ecc&#8230;, deve essere suffragata dall&apos;esperto archeologo che, studioso dell&apos;area oggetto della ricerca, dovrebbe fornire tutte quelle informazioni necessarie affinch&#233; si possano ipotizzare le tipologie delle reali strutture presenti nel sottosuolo.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bari</publisher-name>
        <publisher-loc>Bari</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La trasformazione dei prodotti agricoli: Interventi del P.O.R. Puglia 2000-2006</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Sin dalla nascita della Comunit&#224; Economica Europea una delle principali problematiche &#232; stata la presenza di divari socio-economici rilevanti tra le regioni dei Paesi membri. All&apos;inizio del ventunesimo secolo si possono ancora annoverare condizioni significative del problema. Ad esempio, il prodotto interno lordo (PIL) pro-capite del Lussemburgo &#232;  due volte pi&#249; elevato di quello della Grecia mentre Amburgo, la regione pi&#249; ricca d&apos;Europa, ha un reddito pro-capite quattro volte superiore a quello dell&apos;Alentejo in Portogallo. Tali divari tra le regioni possono pregiudicare la coesione dell&apos;Unione.
La coesione economica e sociale &#232; cos&#236;, da molti anni, uno degli obiettivi prioritari dell&apos;Unione europea. Promuovendo la coesione l&apos;Unione favorisce infatti lo sviluppo armonioso, equilibrato e duraturo delle attivit&#224; economiche, crea occupazione, contribuisce alla tutela dell&apos;ambiente ed all&apos;eliminazione delle ineguaglianze tra uomini e donne.
Per portare a termine l&apos;impegno di coesione economica e sociale la Commissione ha creato strumenti finanziari quali i Fondi strutturali, destinati a cofinanziare negli Stati membri interventi strutturali in vari settori.
Nel 1999, in previsione dell&apos;avvio del nuovo periodo di programmazione, &#232; stata varata un&apos;importante riforma dei Fondi strutturali. 
La politica di coesione economica e sociale &#232; stata ridisegnata, secondo mutate esigenze, in modo da adattarsi alle nuove politiche dell&apos;Unione: crescita dell&apos;occupazione e maggiore autonomia regionale nel contesto di un&apos;Europa in allargamento. La politica di coesione ha quindi acquisito progressivamente importanza tra le politiche comunitarie: la promozione di uno sviluppo bilanciato tra le diverse regioni dell&apos;Unione &#232; fondamentale non solo ai fini della coesione economica e sociale, ma anche quale garanzia di stabilit&#224; macroeconomica e quale mezzo per incrementare il tasso di crescita dell&apos;Unione e la sua competitivit&#224; sullo scenario mondiale. 
La sempre pi&#249; rilevante importanza dei Fondi strutturali nella politica di un&apos;Europa in continuo crescere e divenire ha fornito le motivazioni per un&apos;analisi dell&apos;evoluzione storica di tale strumento politico e della sua applicazione in una delle regioni che, per sua locazione geografica e per struttura socio-produttiva, pi&#249; necessita di interventi finanziari incentivanti lo sviluppo. 
L&apos;obiettivo del presente lavoro &#232; quello di analizzare il Programma Operativo Regionale (P.O.R.) 2000-2006  della Regione Puglia, il pi&#249; importante apparato normativo   comunitario di sovvenzione regionale delle regioni Obiettivo 1.
La metodologia seguita per l&apos;analisi esposta ha richiesto la consultazione, oltre che di una consistente bibliografia avente come oggetto l&apos;Unione Europea e la sua evoluzione, anche dei regolamenti comunitari vigenti per l&apos;applicazione dei cosiddetti &quot;aiuti di stato&quot;. E&apos; stato altres&#236; indispensabile assumere la documentazione ufficiale che lo studio di consulenza che ha curato l&apos;attivit&#224; di progettazione per l&apos;azienda considerata ha presentato all&apos;autorit&#224; regionale per la richiesta di finanziamento.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; Cattolica del Sacro Cuore di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">SMS e relazione d&apos;aiuto: il caso di @gile, un servizio d&apos;ascolto</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>I processi di comunicazione oggi sono fortemente influenzati dalle nuove tecnologie; esse infatti hanno mostrato una grande capacit&#224; di penetrazione nella vita e nelle attivit&#224; delle persone, tanto che oramai gli utenti fanno conto su di loro come su di qualsiasi altro aspetto della routine quotidiana. La popolazione adolescenziale non fa eccezione a questo proposito. Gli sms, in particolare, si sono rivelati talmente congeniali alle esigenze di questo gruppo che sono diventati, ad oggi, il loro principale strumento per comunicare.
Da questa consapevolezza nasce @gile, un servizio di ascolto sorto all&apos;interno del Sert di Lecco che si propone di entrare in contatto con i giovani e intercettare il loro disagio sfruttando quei mezzi di comunicazione che mostrano di preferire: telefono, e-mail e sms. Ad oggi, @gile ha ricevuto soprattutto sms, ponendo cos&#236; l&apos;importante domanda di se e come &#232; possibile creare e gestire una relazione d&apos;aiuto tramite sms.
Questo contributo si propone di lavorare sui dati di realt&#224; utilizzando gli strumenti dell&apos;analisi di contenuto e dell&apos;analisi delle conversazioni, allo scopo di approfondire le modalit&#224; con cui viene gestita la comunicazione mediata dagli sms in relazione sia ai principi generali del counseling, sia alle caratteristiche specifiche della comunicazione via sms, con particolare riferimento ai significati e alle modalit&#224; d&apos;utilizzo tipicamente adolescenziali.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Padova</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Ernst Bernhard (1896-1965): un &apos;&apos;maestro scomodo&apos;&apos;della psicologia del profondo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Con questo lavoro mi sono proposto di indagare la figura di Ernst Bernhard, l&apos;iniziatore del metodo junghiano in Italia, personaggio eclettico che ha segnato indiscutibilmente la cultura italiana del Dopoguerra,rimanendone per&#242; sullo sfondo. Formando i primi junghiani italiani, facendo nascere la storica Collana &quot;Psiche e Coscienza&quot; dell&apos;Astrolabio, condividendo interessi e clinica con Manganelli, Fellini, Olivetti, Bazlen, Weiss, Jung, Ernst Bernhard ha inciso nell&apos;ombra un segno importantissimo nel panorama culturale italiano. La tesi si avvale di interviste e colloqui svolti con allievi e pazienti di Bernhard (tra i quali Paolo Aite, Marcello Pignatelli, Mario Trevi, Silvia Rosselli, Gianfranco Draghi, Bianca Garufi..) e tenta di ricostruire un ritratto composito e variegato del medico e psicoterapeuta berlinese.</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Milano</publisher-name>
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          <article-title lang="it">&quot;La trag&#233;dienne du silence&quot;. Ida Rubinstein e le musiche di scena per &quot;La Pisanelle&quot; di Gabriele d&apos;Annunzio</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questa tesi di laurea si propone come obiettivo principale quello di ricostruire la drammaturgia musicale di uno spettacolo e di un genere teatrale entrambi tanto affascinanti quanto poco noti: il mio lavoro sar&#224;, infatti, centrato sulla Pisanelle, commedia in un prologo e tre atti scritta da Gabriele d&apos;Annunzio nel 1913, durante il suo &#8220;esilio&#8221; in Francia, e andata in scena a Parigi al Th&#233;&#226;tre du Ch&#226;telet nel giugno dello stesso anno. Lo spettacolo aveva &#8211; ed ha tuttora &#8211; numerosi motivi di interesse, primo fra tutti il simultaneo concorso di alcune fra le personalit&#224; pi&#249; stimolanti e geniali dell&apos;Europa teatrale (alcune delle quali avevano preso parte, due anni prima, allo &#8220;scandaloso&#8221; Martyre de Saint S&#233;bastien): oltre a d&apos;Annunzio &#8211; naturalmente &#8211; la ballerina e attrice russa Ida Rubinstein, une inconnue jadis c&#233;l&#232;bre &#8211; secondo la definizione di Jean Depaulis, autore di una importante monografia a lei dedicata; lo scenografo L&#233;on Bakst, grande pittore fauvista e membro &#8211; come pure la Rubinstein &#8211; di quei Balletti Russi che furoreggiavano nella capitale francese; Vsevolod Mejerchol&apos;d, il celebrato regista russo, rinnovatore della messa in scena, inventore del teatro biomeccanico; e, in ultimo, Ildebrando Pizzetti, certo il meno famoso del gruppo, ma probabilmente il pi&#249; vicino alla sensibilit&#224; dannunziana.
Insomma, un evento di notevolissima portata culturale, per un&apos;opera d&apos;arte che, dal punto di vista musicale, rientra nel genere della &#8220;musica di scena&#8221;: genere quanto mai ambiguo, restio a classificazioni troppo cogenti e a limitazioni restrittive, per giunta sostanzialmente estraneo alla tradizione culturale &#8211; oltre che alla pratica esecutiva &#8211; italiana. Ma anche genere ideale per il grande progetto dannunziano di rinnovamento teatrale, che ha le sue basi ideali sia nel modello mitico della tragedia greca che nella sua riproposta moderna, il wagneriano Gesamtkunstwerk, bench&#233; questi exempla quasi mitici vengano poi superati nella proposta di una fusione paritaria di tutte le arti, secondo un&apos;estetica prettamente &#8220;latina&#8221;. In questo senso il suo progetto si sovrappone alla sensibilit&#224; musicale e drammaturgica di Pizzetti, il quale, bench&#233; profondamente legato a un modello ideale di tradizione, egualmente avverte l&apos;impellente necessit&#224; di liberarsi delle consunte convenzioni che infestano il teatro d&apos;opera a lui contemporaneo: &#232; in questo comune sentire &#8211; oltre che in una sincera relazione di amicizia con il poeta &#8211; che va ricercato il motivo della lunga e fruttuosa collaborazione fra il Vate d&apos;Italia e il timido e ossequioso musicista parmense. 
Per questo motivo ho indagato, attraverso una ricognizione sui manoscritti, anche gli altri due casi di collaborazione fra d&apos;Annunzio e Pizzetti nell&apos;ambito delle musiche di scena: La Nave (1908), schematizzandone la struttura musicale cos&#236; come risulta dalla partitura originale (e non dalla versione a stampa, assai pi&#249; ridotta) e Ph&#230;dre (1923), misconosciuto adattamento dell&apos;opera Fedra realizzato ancora per Ida Rubinstein. Le due partiture costituiscono, inoltre, la prima (al di l&#224; della lirica per canto e pianoforte I pastori) e l&apos;ultima collaborazione fra i due artisti, e la Pisanelle si pone come vertice ideale, l&apos;esito artisticamente pi&#249; compiuto e drammaturgicamente pi&#249; audace. Perch&#233; &#8211; &#232; questa l&apos;ipotesi che cercher&#242; di dimostrare &#8211; la commedia dannunziana non &#232; comprensibile se non nell&apos;ottica di uno spettacolo composito, in cui la musica e la recitazione, la danza e la scenografia sono elementi parimenti necessari alla definizione dell&apos;insieme: il tentativo pu&#242; essere semmai accusato di eccessivo sperimentalismo, ma non certo &#8211; secondo gli ormai vieti stereotipi antidannunziani &#8211; di stanca ripetizione di un decadentismo letterario, o di un gusto dell&apos;erudizione fine a se stesso.

Lo studio &#232; stato svolto principalmente con l&apos;ausilio di fonti dirette, per la maggior parte inedite: mi riferisco alle partiture manoscritte della Pisanelle, della Nave e della Ph&#230;dre, conservate la prima nella biblioteca del Conservatorio &#8220;Arrigo Boito&#8221; di Parma, le altre nel Fondo Pizzetti della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Fondamentale &#232; stata, infine, la messe di libri rari, manoscritti e documenti inediti trovati nella biblioteca della Fondazione &quot;Il Vittoriale degli Italiani&quot; di Gardone Riviera (BS)</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; Cattolica del Sacro Cuore di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La programmazione e il controllo di una campagna pubblicitaria</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi analizza in dettaglio le fasi in cui si articola la programmazione e il controllo di una moderna campagna pubblicitaria: il primo capitolo si sofferma sulla definizione degli obiettivi pubblicitari distinguendo una serie di finalit&#224; che la campagna si pu&#242; proporre quali l&apos;incremento delle vendite, il rafforzamento dell&apos;immagine di marca e della fedelt&#224; dei consumatori. Si procede poi a delineare le tecniche maggiormente utilizzate per la stesura del budget, analizzando i vantaggi e gli svantaggi associati alla adozione di ogni singola metodologia. Il primo capitolo si conclude con una approfondita rassegna degli elementi che compongono il brief quali l&apos;analisi della concorrenza, del prodotto, della concorrenza e l&apos;identificazione della brand personality.
Il secondo capitolo si sofferma sullo sviluppo della corretta strategia creativa e media che possa veicolare efficacemente il contenuto della campagna: con riferimento alla prima si analizza il processo di creazione del messaggio e gli elementi che lo contraddstinguono; per quanto riguarda la seconda l&apos;attenzione &#232; concentrata sulle variabili che devono essere prese in cosiderazione nella stesura della pianficazione media quali la copertura, la frequenza, la continuit&#224;.
Il capitolo si conclude discutendo le strategie che possono essere adottate per compiere un acquisto ottimale di mezzi pubblicitari coerentemente con gli obiettivi della campagna.
Il terzo ed ultimo capitolo tratta in profondit&#224; gli indicatori e i modelli che vengono comunemente utilizzati per misurare l&apos;efficacia del messaggio (ricordo, riconoscimento, persuasione e comportamento d&apos;acquisto), della combinazione di mezzi pubblicitari prescelta (particolare attenzione &#232; data agli indicatori di efficacia delle campagne pubblicitarie on Internet)e infine della campagna in generale, in termini di notoriet&#224;, immagine del prodotto o servizio pubblicizzato e di impatto sulle vendite.
La tesi si conclude con la presentazione di un modello innovativo per la valutazione etica della campagna pubblicitaria.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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          <article-title lang="it">L&apos;influenza degli Alleati nei processi costituenti della Germania postbellica: rapporti politico-militari sottesi all&apos;elaborazione del Grundgesetz</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La domanda fondamentale che ha provocato in me l&apos;interesse e lo studio di questa tesi &#232; stata la seguente: &#171;La condizione di occupazione militare della Germania nel secondo dopoguerra ne ha condizionato la formulazione della Legge Fondamentale? Se si, in che modo?&#187;. Penso che un tale interesse sia nato, oltre che dalla natura dei miei studi universitari, anche da fattori inconsciamente influenzati dagli avvenimenti politici internazionali di questi anni (in particolare dalla situazione irachena, paese che cerca di intraprendere la strada per la democrazia con una nuova Costituzione).
Questo lavoro si apre con un&apos;ampia trattazione storico-politica di quegli anni critici e di transizione per la Germania, che &#232; necessaria per comprendere in che contesto si avviavano i lavori del Consiglio Parlamentare e che influenza poteva avere l&apos;occupazione militare nei processi di riorganizzazione dello Stato e di creazione della Costituzione. La seconda parte &#232; dedicata ai rapporti politico-diplomatici tra i costituenti tedeschi e gli occupanti in relazione ai lavori dell&apos;assemblea costituente, quindi si riportano e si discutono una serie di documenti ufficiali su questi temi. La terza parte, infine, argomenta in modo pi&#249; approfondito, con i contributi della letteratura su questo argomento, il peso degli interventi degli alleati nei processi costituenti e le influenze di natura costituzionale imposte al Consiglio Parlamentare.
L&apos;opera ha presentato delle difficolt&#224; rilevanti perch&#233; la letteratura giuridico-costituzionale su questo specifico argomento non &#232; ricca (soprattutto in Italia) e le fonti bibliografiche che hanno risposto alle mie ricerche sono quasi esclusivamente inglesi e tedesche, ci&#242; ha comportato un lavoro di traduzione impegnativo e spesso difficile; non esiste alcuna traduzione italiana degli stessi documenti ufficiali sui rapporti diplomatici tra i governatori militari e i costituenti tedeschi.
In conclusione mi ritengo soddisfatto perch&#233; ho scoperto degli importanti elementi a supporto della mia tesi, soprattutto per quanto riguarda l&apos;impostazione federale fornita al Grundgesetz e la questione del federalismo fiscale, che risentono pesantemente delle direttive degli Alleati, in particolare degli Americani, grande modello storico di federalismo e nazione con un potere d&apos;influenza speciale sulla Germania considerato il suo rilievo economico e militare.
In questo lavoro si evidenzieranno le intenzioni politiche che hanno guidato l&apos;elaborazione del Grundgesetz, intenzioni che proprio recentemente si vogliono recuperare, poich&#233; furono quasi subito tradite nell&apos;attuazione della Costituzione. I lineamenti del federalismo tedesco furono il risultato di una stretta collaborazione tecnica tra rappresentanti politici tedeschi e forze d&apos;occupazione, per cui vanno studiati i diversi apporti teorici che lo hanno modellato nella forma originaria riportata dalla Legge Fondamentale. Le parole dello studioso di diritto Horst Dippel &#8220;vanno a pennello&#8221; con questa tesi: &#171;l&apos;influsso americano nelle questioni dello Stato federale di regola non &#232; nella letteratura considerato degno di menzione, poich&#233;, secondo quel che si dice, non solo un ordine federale era evidente per la Germania nel 1848/49, ma questo era addirittura l&apos;unico che corrispondeva naturalmente all&apos;ordine politico tedesco. Questa valutazione, che &#232; continuata fino ai tempi pi&#249; recenti, n&#233; considera le condizioni storiche, n&#233; &#232; in grado di spiegare in modo soddisfacente le specifiche caratteristiche dello Stato federale tedesco, nelle sue differenze col confrontabile modello americano&#187;.
Ritengo, inoltre, che il modello federale tedesco, per la unicit&#224; delle sue caratteristiche nel contesto europeo, abbia un&apos;importanza fondamentale e una perpetua attualit&#224; come manifestazione di direttrici utili a tutti i paesi che intendono avviare un approccio al federalismo; infatti, nel momento in cui si stabilisce di intraprendere percorsi gi&#224; scelti da altri ordinamenti, si deve avere la capacit&#224; di trarre gli insegnamenti che possono derivare dalle loro esperienze.
La crescente globalizzazione del diritto, che si &#232; riflessa per esempio nella riforma del diritto internazionale privato italiano (legge 218/95, principio del iura aliena novit curia), &#232; foriera di un riconoscimento dell&apos;essenza relazionale e comunicativa del diritto; non in un ambito segnato dal diritto interno, ove la relazione e la comunicazione avviene fra persone, ma in un ambito internormativo, ove si confrontano ordinamenti e culture giuridiche dissimili.
Se, dunque, lo studio del diritto comparato &#232; una scienza tesa ad una migliore conoscenza del diritto, la comparazione giuridica ha come scopo precipuo quello di conoscere ed accertare somiglianze e differenze tra modelli giuridici. 
</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Palermo</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il teatro dell&apos;antica Roma alle origini del teatro moderno</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro pone il teatro della civilt&#224; latina, in specie quello del periodo tardo-repubblicano e imperiale alla base del teatro - cosiddetto di regia - della civilt&#224; moderna.
In particolare vengono analizzati alcuni aspetti di quella civilt&#224; dello spettacolo, quali la spettacolarit&#224;, anche deteriore, il divismo, i legami con il potere e con la societ&#224;, e vengono confrontati con l&apos;oggi. </p>
      </abstract>
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          <article-title lang="it">Tre riletture del pensiero di Spinoza nella filosofia contemporanea: G. Deleuze, A. Negri, E. Balibar</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La presente ricerca si pone l&apos;obiettivo di analizzare tre delle pi&#249; importanti e significative riletture del pensiero di Spinoza.
Per Negri, Deleuze e Balibar  rileggere Spinoza, non vuol dire rendere omaggio ad un pensatore che ha segnato la loro formazione culturale e umana, quanto tentare di rispondere a quell&apos;interrogativo del presente che continua ad esprimere un&apos;unica e drammatica sentenza:: nella modernit&#224; il potere come essenza dell&apos;essere ha avuto il sopravvento sulla potenza come espressione della collettivit&#224; sociale. 
Innanzitutto bisogna specificare il contesto storiografico a cui appartengono queste importanti riletture spinoziane. Senza dubbio sarebbe impossibile o, quanto meno improbabile, rintracciare un&apos;omogeneit&#224; interpretativa tra questi tre autori se non si mostrasse il terreno comune da cui si sono sviluppate le loro interpretazioni. 
Spinoza risorge sul finire degli anni Sessanta come tentativo di superamento dell&apos;eccesso dialettico in cui era caduto lo strutturalismo, uno sforzo compiuto soprattutto  da due autori francesi: Deleuze e Matheron1. &#200; il 1968 quando questi due autori pubblicano le loro opere su Spinoza. L&apos;intento comune &#232; quello di riaffermare l&apos;estremismo radicale dell&apos;immanenza contro la stasi dialettica in cui imperversava lo strutturalismo. Certo va chiarito che soltanto a partire dal terzo centenario della morte, celebrato nel 1977, si &#232; ufficializzata la cosiddetta renaissance spinoziana, a cui ha contribuito moltissimo il lavoro interpretativo di Emilia Giancotti Boscherini. 
Ma ritornando alla genesi di questa nuova interpretazione spinoziana, va detto che gi&#224; Althusser e Foucault, da punti di vista eterogenei, avevano denunciato l&apos;incapacit&#224; dell&apos;interpretazione strutturalista di rileggere la storia e anche il marxismo. Per questi autori lo strutturalismo non era che una dialettica rovesciata, una visione impoverita della mondo, che ha cercato di analizzare l&apos;intimo legame delle strutture sociali attraverso uno sterile gioco di rinvii e rispecchiamenti, espediente rivelatosi in seguito del tutto incapaci di cogliere le reali forze dinamiche dell&apos;essere. 
Ma perch&#233; Spinoza e soprattutto l&apos;immanenza potevano salvare il pensiero dalla crisi dello strutturalismo? 
La generazione post-rottura del &apos;68, che comprende autori quali Matheron, Deleuze, Balibar, Macherey, Moreau, si pone l&apos;obiettivo di rifondare la critica marxista sul terreno della rivalutazione filosofica e soprattutto politica dell&apos;immanenza spinoziana. Per questi autori Spinoza rappresenta lo strumento di dissoluzione del vecchio gioco dialettico che rischiava ormai di allontanare il marxismo dalla critica materialista contemporanea. L&apos;immanenza rappresenta non solo il rovesciamento di qualsiasi discorso metafisico sulla trascendenza, ma soprattutto il piano ontologico su cui la singolarit&#224; materiale dell&apos;essere pu&#242; esprimersi come molteplicit&#224; di potenze soggettive. L&apos;immanenza &#232; il campo su cui la moltitudine si riappropria della vita, il terreno dove l&apos;analisi marxista, mondata da ogni astrattezza dialettica, si ridistende sul tessuto ontologico. 
Questa nuova generazione di lettori di Spinoza ha posto in evidenza non solo la forza eversiva dei concetti di conatus e cupiditas, ma soprattutto il ruolo sovversivo che l&apos;immaginazione acquista nella filosofia spinoziana. Per questi autori sembra proprio che il materialismo immanentista di Spinoza si fondi unicamente su di un concetto di immaginazione antagonista alle concezioni della gnoseologia classica. L&apos;immaginazione non &#232; pi&#249; un elemento debole dell&apos;apparato conoscitivo, quello sensibile, ma il perno della conoscenza adeguata, la forza produttiva da cui scaturiscono tutte le diverse potenze successive. 
La contemporaneit&#224; di Spinoza per questa nuova rilettura, in cui si inseriscono a pieno titolo Deleuze, Negri e Balibar, consiste principalmente nella sua ontologia positiva, in quel suo sistema filosofico che costruisce la teoria dell&apos;immanenza come teoria materialista dei corpi e delle menti nella loro singolarit&#224; dinamica. Questo modo di rileggere Spinoza &#232; intimamente legato alla forza politica che le sue concezioni sul diritto esprimono come rovesciamento dell&apos;asse Hobbes-Hegel, come prassi ontologia e politica del progetto collettivo della singolarit&#224;. 
In definitiva Deleuze, Negri e Balibar si inseriscono in un contesto filosofico di riscoperta spinoziana, iniziato sul finire degli anni Sessanta, che ha il suo centro sistematico nella costruzione di un materialismo per l&apos;avvenire. Un materialismo che assume l&apos;ontologia, l&apos;etica e la politica come le espressioni molteplici di un univoco dispositivo di produzione dell&apos;essere nel mondo.
</p>
      </abstract>
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          <article-title lang="it">L&apos; interazione in irc</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos; interazione tra individui &#232; un fenomeno che va al di l&#224; delle mere regole grammaticali e che ingloba la riproduzione dell&apos; ordine sociale, come magistralmente dimostrato da Erving Goffman, in qualsiasi lingua si sitia comunicando, ci sono pratriche che devono essere attuate dagli attori che vanno oltre la fenomenologia linguistica e che sono fondamentali per la trasmissione del significato. Nonostante le teorie gaffmaniane siano state pensate in un ambito di interazione face to face, la portata teorica che hanno assunto permette di studiare diverse forme del parlare. In questa tesi ho tentato di dimostrare come la comunicazione via chat, con il consolidarsi nel tempo di svariati fenomeni comunicativi (ad esempio le emoticons) abbia sviluppato una complessit&#224; tale da poter essere annoverata con pieno diritto tra le forme del parlare e come la prospettiva goffmaniana permetta di analizzare tale nuovo tipo di comunicazione con rigore scientifico, permettendo una descrizione quanto pi&#249; possibile oggettiva (restando comunque assodato che ogni oggettivit&#224; poggia su di un punto di vista soggettivo) di un fenomeno sociale che non ha ancora trovato grande spazio nella letteratura sociologica.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Ferrara</publisher-name>
        <publisher-loc>Ferrara</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il test di primalit&#224; di Miller-Rabin e il metodo crittografico di ElGamal</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questa tesi &#232; sostanzialmente divisa in tre parti: nella prima parte (capitoli 1, 2, 3) vengono presentati tutti i prerequisiti aritmetici e teorico numerici, oltre a qualche cenno di teoria della complessit&#224; computazionale, necessari per comprendere le successive applicazioni crittografiche.
La seconda parte (capitolo 4) contiene materiale pi&#249; propriamente crittografico, la terza parte (capitolo 5) presenta un approfondimento di alcuni aspetti algoritmici e statistico probabilistici del test di primalit&#224; di Miller &#8211; Rabin</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli studi di Genova</publisher-name>
        <publisher-loc>Genova</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Chi conosce il domani? Il mondo Igbo attraverso Chinua Achebe</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Ho iniziato ad interessarmi all&apos;Africa ed al suo rapporto contrastato con l&apos;Europa molto prima di imbattermi in Things Fall Apart, anche se questo romanzo ha dato una nuova luce alla mia prospettiva esotica e anche un po&apos; &#8220;turistica&#8221; che avevo dell&apos;immenso continente: grazie ad Achebe, ho smesso di considerare l&apos;Africa, e la sua &#8220;tribalit&#224;&#8221;, come un qualcosa di antico e ancestrale, constatando invece come gli eventi descritti appartenessero ad un passato non poi cos&#236; remoto e &#8220;mitologico&#8221;, in definitiva, restituendo dignit&#224; e possibilit&#224; di esistenza ad un popolo che prima avrei creduto solamente fittizio, non reale.
Pertanto, mi sono interessata sempre pi&#249; agli Igbo e ai loro costumi, rifacendomi a importanti testi inglesi sulla storia (ricostruita &#8220;occidentalmente&#8221;) del popolo, decidendo di approfondire l&apos;immagine sociale che si pu&#242; evincere dal romanzo &#8220;che mi aveva aperto gli occhi&#8221;, accostandola alla realt&#224; quotidiana delle genti di cui esso parla.

La popolazione nigeriana degli Igbo, oggi considerata motore della guerra del Biafra degli anni Sessanta, viene presentata in Things Fall Apart come un insieme di villaggi che vivevano, in un passato non poi cos&#236; remoto, una democrazia tribale strutturata, per nulla inferiore all&apos;amministrazione britannica che ne provocher&#224; il crollo e la disfatta.
Quello che qui si propone &#232; una sorta di ponte di collegamento tra la fiction letteraria del romanzo di Chinua Achebe, sicuramente uno dei pi&#249; famosi scrittori nigeriani, e i costumi e le usanze della popolazione igbo, con particolare riguardo al periodo che precede l&apos;arrivo dei colonizzatori, e che precede di fatto la disgregazione della societ&#224; tradizionale.
Infatti, se il villaggio di Umuofia, protagonista del romanzo, sembra non esistere fisicamente sulle mappe e cartine &#8211; vuoi perch&#233; la grafia delle citt&#224; varia col tempo e con la pronuncia locale; vuoi perch&#233;, essendo questo un romanzo inventato, il luogo dove la vicenda &#232; ambientata &#232; probabilmente esso stesso fittizio &#8211;, realistica &#232; invece la rappresentazione della comunit&#224; di Umuofia, come del materiale socio-antropologico sulla popolazione stessa: &#171;Achebe infatti pi&#249; che descrivere rappresenta, e la rappresentazione (&#8230;) tiene viva l&apos;attenzione del lettore&#187;.
Nei primi tre capitoli verr&#224; pertanto analizzata la popolazione igbo in termini generali, secondo le loro (presunte) origini e vicissitudini storiche, i loro costumi tradizionali, la loro struttura sociale e religiosa; nella seconda parte, invece, verr&#224; analizzato pi&#249; dettagliatamente l&apos;autore del romanzo in questione, Chinua Achebe, nel capitolo 5, e successivamente (capitolo 6) il romanzo in s&#233;, Things Fall Apart, cercando cos&#236; di costruire un collegamento tra le notizie antropologiche trovate sugli Igbo, e gli elementi antropologici che lo scrittore traspone.
Tutto ci&#242;, ricordando sempre che il destino &#232; poi il vero protagonista del romanzo, e delle sorti africane in genere &#8211; impersonificato nel colonizzatore &#8211;, il fato riveste il ruolo centrale nella vita e nella Storia, ruolo che gli stessi Igbo avevano gi&#224; intuito come fondamentale, come testimonia il famoso proverbio autoctono &#171;Onye ma echi? Chi conosce il domani? &#187;.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Ca&apos; Foscari di Venezia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Rimozione di nutrienti e microinquinanti attraverso un processo a fanghi attivi assistito da membrana e carboni attivi</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>Lo scopo del lavoro sperimentale condotto nel corso dei tre anni di dottorato di ricerca &#232; stato quello di verificare l&apos;affidabilit&#224; e le rese di un processo biotecnologico avanzato per il trattamento delle acque reflue: il bioreattore a membrana (MBR). La necessit&#224; di imporre standard di qualit&#224; di alto livello per le acque ed il possibile riutilizzo delle acque di scarico hanno determinato la necessit&#224; di adottare processi di trattamento di tipo avanzato per le acque reflue. Tra le migliori tecnologie in campo biotecnologico che permettano il raggiungimento di standard cos&#236; elevati, emerge il bioreattore a membrana. Al fine di ottenere maggiori informazioni in merito all&apos;applicazione dei bioreattori a membrana soprattutto nell&apos;ottica di un utilizzo in piena scala, a partire dal 1999 &#232; stato condotto uno studio a scala pilota tramite un bioreattore a membrana con modulo filtrante da ultrafiltrazione (dimensione nominale dei pori 0.02 &amp;#61549;m). I principali obbiettivi della ricerca sono stati la determinazione delle efficienze e lo studio dei meccanismi alla base di esse per la rimozione dei nutrienti (C, N, P) e dei microinquinanti, oltre alla determinazione delle condizioni operative ottimali per il processo a fanghi attivi MBR. La sperimentazione &#232; stata organizzata in cinque periodi sperimentali durante i quali la concentrazione di biomassa in reattore &#232; stata incrementata da 3.7 g/l (Run 1), a 9.2 g/l (Run 2), a 16.7 g/l (Run 3), a 18.2 g/l (Run 4) e successivamente diminuita a 10 g/l (Run 5). Durante il Periodo 4 si &#232; proceduto all&apos;aggiunta, direttamente in reattore, di carbone attivo granulare (GAC) in ragione dell&apos;1% in peso secco per valutarne gli effetti sulla rimozione dei microinquinanti.
L&apos;applicazione della tecnologia a membrana ha portato ad ottimi risultati in termini di rimozione dei macroinquinanti (solidi sospesi e nutrienti). In particolare, la rimozione dei solidi sospesi ha portato ad un effluente completamente privo di essi. 
La rimozione del COD &#232; stata sempre ottima, generalmente nell&apos;intervallo 84-94% e le rese dell&apos;MBR sono state sempre maggiori del 30% rispetto ad un processo convenzionale. La respirazione, ovvero la conversine delle sostanze organiche in CO2, &#232; stato il principale meccanismo di rimozione del COD quando la biomassa in reattore era in concentrazione uguale o superiore a 9 g/l. 
L&apos;azoto &#232; stato rimosso in modo soddisfacente, con rese nell&apos;intervallo 61-90%, e con una concentrazione di azoto totale nell&apos;effluente finale tra 4.5 e 11 mgN/l. La denitrificazione ha rappresentato la principale via di rimozione dell&apos;azoto in corrispondenza di elevate concentrazioni di biomassa in reattore, quando la resa osservata di crescita era estremamente limitata (0.1 gMLVSS/gCODrimosso o meno).  
La rimozione del fosforo &#232; variata tra efficienze del 73 e del 77%, grazie all&apos;azione contenitiva del modulo da ultrafiltrazione. Non si sono osservati fenomeni di &#8220;luxury uptake&#8221; da parte dei microrganismi fosforo-accumulanti (PAO) dal momento che il contenuto di fosforo nel fango non ha superato il 2.8% (su base TS). 
E&apos; stato sviluppato un modello semplificato e provvisorio per la simulazione dei processi di rimozione di azoto e fosforo che ha permesso una buona simulazione dei dati sperimentali. Nonostante ci&#242;, sono necessari ulteriori sviluppi del modello, soprattutto in termini di differenziazione delle costanti cinetiche. 
La rimozione dei coliformi totali &#232; stata molto efficace (riduzione di 4.7-5.1 log) mentre la E. coli non &#232; mai stata trovata nel permeato. La variazione di concentrazione in reattore non ha influito sull&apos;efficienza di rimozione dei patogeni. 
Sono stati studiate le efficienze di rimozione ed il destino finale sia di metalli che di microinquinanti organici da parte del processo MBR, in confronto anche con un sistema convenzionale a fanghi attivi. L&apos;efficienza di rimozione dei metalli per l&apos;MBR &#232; stata in generale superiore al 75%, valore a sua volta superiore del 10-15% rispetto al processo convenzionale. Questa discrepanza &#232; dovuta essenzialmente alla capacit&#224; della membrana di trattenere i solidi sospesi ai quali i metalli sono legati. I risultati sono stati ottimi anche operando a valori di concentrazione di biomassa inferiori (9 g/l).La rimozione delle sostanze organiche &#232; stata elevata sia nel caso dell&apos;MBR che del processo convenzionale sebbene l&apos;MBR abbia mostrato efficienza migliore per alcuni composti quali tensioattivi non ionici (BIAS), esaclorobenzene e PCB. 
Le rese del modulo da ultrafiltrazione sono state studiate ponendo particolare attenzione alle variazioni di flusso e pressione transmembrana rispetto alla concentrazione di biomassa in reattore. E&apos; stato applicato il modello delle resistenze in serie per la valutazione del valore della resistenza offerta alla filtrazione, al fine di verificare la relativa importanza dei fenomeni di fouling e di polarizzazione di concentrazione.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>phd-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Indagini empiriche e teoriche sulle prestazioni di reti peer-to-peer basate su grid-file distribuito</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi affronta interessanti aspetti nell&apos;analisi delle prestazioni delle recenti tecnologie peer-to-peer (P2P). Si tratta di uno studio che analizza i meccanismi di funzionamento delle reti P2P, nella loro natura prettamente matematico-probabilistica, finalizzato a comprenderne le potenzialit&#224; di espansione. 

Il modello teorico costringe ad affrontare alcuni quesiti di matematica combinatoria (a partire dalla formula per calcolare la &quot;probabilit&#224; di split&quot;)  per i quali sono state trovate decisive soluzioni analitiche (verificandone empiricamente la validit&#224;)

Il lavoro di ricerca teorica &#232; integrato con specifiche simulazioni numeriche di supporto, che hanno contribuito a svelare alcune importanti particolarit&#224; nelle dinamiche del P2P. 

&gt;&gt; NOTA: Vedi anche i documenti allegati (sono presenti animazioni che illustrano alcuni dei concetti chiave della tesi!!!) &lt;&lt;        </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Adolescenti allontanati dalla famiglia: tra disagio e capacit&#224; di &apos;&apos;resilienza&apos;&apos;</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro tratta il disagio psicosociale rivolgendo particolare attenzione agli adolescenti che vivono in comunit&#224; educative a causa di situazioni problematiche nei loro nuclei familiari.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Sassari</publisher-name>
        <publisher-loc>Sassari</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La formazione del passivo fallimentare</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi tratta la formazione dello stato passivo fallimentare (artt. 92 e ss. L.fall.) con particolare attenzione alla prassi giurisprudenziale. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
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          <article-title lang="it">L&apos;Attore di carta: per una storia della manualistica sull&apos;attore</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La storia dei libri di formazione per l&apos;attore, riguarda l&apos;ideale incarnato nei secoli da questa figura. A volte disprezzato e, poi, sempre pi&#249; valorizzato dall&apos;umanesimo in poi. Il corpo e lo spirito dell&apos;attore sono sempre pi&#249; investiti di significati, specchio delle correnti filosofiche e spirituali dell&apos;epoca. L&apos;attore (e l&apos;attrice) diventa sempre pi&#249; uomo ideale in virt&#249; della perfezione del corpo, della preparazione culturale, filosofica che gli viene chiesta sempre pi&#249; fino alla fine del &apos;900. In verit&#224; l&apos;attore solo sulla carta &#232; una figura ideale e quasi mistica. Nella realt&#224; l&apos;attore (e l&apos;attrice) sono corpi molto lontani dall&apos;ideale. Ma non &#232; la triste realt&#224; che ho indagato, bens&#236; l&apos;esaltante ideale.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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          <article-title lang="it">La soddisfazione del consumatore nelle imprese di pubblici servizi: il caso dei trasporti</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi affronta un tema molto studiato recentemente, ma meno per quanto concerne i servizi pubblici. Ci si sofferma in particolare sulle aziende di trasporto pubblico locale, analizzando anche le tecniche utilizzate dalla SEPSA, azienda operante nell&apos;area metropolitana di Napoli</p>
      </abstract>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Perugia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Un telecomando per governare il territorio</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La presente tesi di laurea affronta l&apos;analisi di un processo di riforma estremamente attuale che ha come oggetto, il settore della Pubblica Amministrazione in Italia e come strumenti, le nuove tecnologie dell&apos;Informazione e della Comunicazione. Questo processo, denominato e-government o governo elettronico, sta investendo tutto il mondo, in forme e tempi diversi, con l&apos;obiettivo di semplificare e rendere efficiente ed efficace la Pubblica Amministrazione, nel suo progressivo avvicinamento al cittadino. Una delle condizioni affinch&#233; il processo arrivi a compimento &#232; l&apos;utilizzo delle nuove tecnologie, in quanto presuppongono una logica di rete, la stessa che deve essere di riferimento nella realizzazione dell&apos;e-government e del t-government.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">L&apos;ordinamento dell&apos;istruzione in Italia e in Spagna</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;obiettivo del lavoro &#232; quello di effettuare un tentativo di comparazione tra l&apos;ordinamento dell&apos;istruzione in Italia e in Spagna in ordine a tre fattori di particolare interesse: il riparto di competenze tra Stato, regioni, enti locali ed istituzioni scolastiche in materia di istruzione; il rapporto che intercorre tra il settore pubblico  e quello privato dell&apos;educazione; la disciplina e l&apos;attuazione dell&apos;autonomia scolastica. Partendo da una breve introduzione storica su quelle che sono state le vicende dell&apos;istruzione fino ad oggi, si &#232; dato risalto alla tematica relativa alla costituzionalizzazione della materia e alle varie previsioni contenute nella due Carte fondamentali.Ci si &#232; interrogati, quindi, su quale sia il riparto di competenze legislative ed amministrative desumibile dalle varie fonti normative, quale l&apos;attore principale del sistema educativo, quale il grado di decentramento raggiunto.Ci si &#232; chiesti, poi, se il rapporto tra scuola pubblica e privata tenda a privilegiare l&apos;una o l&apos;altra, quali siano le tipologie di scuole presenti nell&apos;ordinamento, se il rapporto sia sbilanciato quantitativamente e qualitativamente a favore di una delle due, se la scelta delle famiglie sia veramente garantita e in quale modo, quali siano le modalit&#224; per la creazione di un&apos;istituzione scolastica da parte di un privato. Per non dimenticare l&apos;annosa questione del finanziamento pubblico erogato a favore delle scuole private e la sua rispondenza, o meno, al dettato costituzionale.Il terzo punto di riflessione &#232; stato quello riguardante il livello di autonomia scolastica garantito dai due ordinamenti, e l&apos;attuazione concreta di questa autonomia. Ci si &#232; chiesti, a tal proposito, se non sia il caso di ampliarla per far s&#236; che le scuole siano titolari di autonomia in senso stretto e non solo di uno spazio d&apos;azione non compresso dagli enti territoriali; si &#232; verificato quale peso l&apos;autonomia abbia rivestito nel processo di decentramento e di quale importanza goda attualmente nei due ordinamenti.Un capitolo &#232; stato dedicato a quella che sembra essere la vera particolarit&#224; del caso spagnolo rispetto a quello italiano, vale a dire l&apos;esistenza e la disciplina dei centri concertati, che sono scuole private interamente sostenute con fondi pubblici. Sembra di poter trarre alcune conclusioni.Per prima cosa va detto che il sistema educativo iberico &#232; sostanzialmente simile a quello del nostro Paese, anche se con alcuni punti di rilevante differenza.Si pensi alla figura del concierto (in base alla quale esistono scuole private interamente finanziate con fondi pubblici), irrealizzabile in Italia. Infatti, mentre la Costituzione spagnola prevede tale possibilit&#224; e, anzi, la incentiva, la nostra Carta fondamentale prevede esplicitamente che non possano essere erogati finanziamenti pubblici alle scuole private. Pertanto, giungere ad affermare che anche in Italia possa esistere una figura simile, sembrerebbe una forzatura eccessiva.
Senza considerare, poi, che se &#232; vero, come si sostiene da pi&#249; parti, che la scuola privata finanziata sgraverebbe quella pubblica da alcuni suoi compiti, &#232; altrettanto vero che bisogna andare a vedere l&apos;attuazione concreta del modello. Si vuole dire che se realmente un &#8220;effetto sgravante&#8221; &#232; riscontrabile, e, quindi, il concierto risulta essere un istituto positivo, bisogna per&#242; stare attenti che tale tipo di scuola non diventi un istituto elitario, come di fatto sta avvenendo sempre pi&#249; spesso in Spagna.Con riferimento all&apos;autonomia, la posizione di chi scrive &#232; quella secondo la quale sarebbe auspicabile che gli enti territoriali (in particolar modo lo Stato in Italia e le CCAA in Spagna) si sforzassero realmente affinch&#233; questa diventi il criterio basilare dell&apos;erogazione dell&apos;istruzione. D&apos;altronde, sono le istituzioni scolastiche gli enti pi&#249; vicini al cittadino (cio&#232; all&apos;utente del servizio educativo) e dovrebbero, pertanto, essere in grado di prendere autonomamente molte decisioni che tuttora spettano al potere centrale o regionale, il quale, a dire il vero, non sembra orientato nel senso di ridurre consistentemente i propri spazi di azione.Se il Pof per quanto concerne l&apos;Italia, e il PEC (o l&apos;ideario) per la Spagna, sembrano essere strumenti abbastanza validi per l&apos;esercizio dell&apos;autonomia, il vero problema appare quello della provvista e gestione delle risorse, sia finanziarie, sia riguardanti il personale, di cui si &#232; ampiamente parlato nel corso del lavoroPassando al riparto di competenze, occorre sicuramente ricordare come in Italia l&apos;eventuale approvazione del d.d.l. n. 2544 avvicinerebbe ulteriormente i due sistemi di istruzione con il conferimento di spazi di potere pi&#249; ampi alle regioni, le quali verrebbero a porsi, forse, come i possibili attori principali dell&apos;istruzione, cosa che gi&#224; accade in Spagna, sempre ammesso che lo Stato sia davvero disposto a cedere spazi di potere.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi della Calabria</publisher-name>
        <publisher-loc>Arcavacata di Rende</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Sintesi e Caratterizzazione Mediante Diffrattometria a Raggi X su Polveri Cristalline a Temperatura Variabile di Nuovi Materiali Liquido-Cristallini</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;uso delle 2,2&apos;-Bipiridine e dei suoi derivati ha suscitato in anni recenti un notevole interesse nel campo dei cristalli liquidi sia come leganti in se che coordinati a vari metalli.
  Il progetto di tesi &#232; stato diviso in due step: 1) nuova sintesi organica di un core 2,2&apos;-N,N-Bipiridina in cui si &#232; riusciti a legare in posizione 4,4&apos; un gruppo etereo del tipo &#8211;CH2OArR [ R = C3H7 (L1) , C8H17 (L2), CO2C2H5 (L3), CO2C12H25 (L4)] e coordinazione degli eteri ottenuti con PdCl2 e PtCl2; 2) Previa caratterizzazione strumentale IR, NMR-H e Microanalisi dei composti organici e dei composti metallati, i prodotti di coordinazione di nuova sintesi di Pd(II) e di Pt(II) sono stati analizzati al Microscopio Ottico in Luce Polarizzata variandone la temperatura, analizzati al Calorimetro Differenziale a Scansione ( DSC ) e analizzati al Diffrattometro D8 DISCOVER con GADDS a raggi X su polveri a temperatura variabile al fine di valutarne le texture, le entalpie di transizione ed il pattern di diffrazione, rispettivamente. Sono stati ottenuti nuovi materiali liquido-cristallini di PdL4Cl2 che di PtL4Cl2 esibendo mesomorfismo di tipo lamellare, attribuendo a queste fasi un comportamento di tipo SmAd.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Roma Tre</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il teatro di Patrick Marber</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La mia tesi analizza le quattro commedie  di Patrick Marber, autore di teatro contemporaneo inglese , scritte tra il 1995 e il 2001. In particolar modo viene analizzata &apos;Closer&apos;,  il suo pi&#249; grande successo ,  recentemente riprodotta in versione cinematografica dal regista Mike Nichols. Ho trovato particolarmente interessante  l&apos;approccio filosofico e psicanalitico di questa  commedia, basato sulle teorie di &#381;i&#382;ek Slavoj. Le relazioni interpersonali sono sempre al centro dell &apos;indagine di Marber anche negli altri lavori.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Verona</publisher-name>
        <publisher-loc>Verona</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La Sicilia e le economie mediterranee- Prospettive in relazione al partenariato euromediterraneo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi esamina come il processo avviato a Barcellona nel novembre del 1995 possa essere fonte di  nuove opportunit&#224;  di sviluppo per la Sicilia, luogo per il quale i mercati mediterranei rappresentano una zona di importanza fondamentale.
Il documento costitutivo del Processo di Barcellona rivela una strategia di cooperazione fondata su un approccio di natura non solo economica ma anche la creazione di uno spazio di pace e stabilit&#224; basato sul rafforzamento del dialogo politico. 
Per quanto riguarda le relazioni economico-commerciali, il Partenariato mira ad una graduale liberalizzazione degli scambi, con la costituzione, prevista per il 2010, di una zona di libero scambio. Insieme con l&apos;EFTA (Eupopean Fair Trade Association) e i Paesi dell&apos;Europa Centro-Orientale candidati all&apos;adesione, quest&apos;area dovrebbe quindi comprendere circa 40 Stati e circa 700 milioni di consumatori, costituendo una delle zone commerciali pi&#249; importanti del mondo.
In tale contesto l&apos;Italia si trova, geograficamente e culturalmente, a  fare da ponte tra l&apos;Europa e l&apos;area mediterranea; ancor pi&#249; la Sicilia, quindi, si trova ad essere punto d&apos;incontro tra il mondo occidentale e mediorientale, tra cultura europea  ed  araba.  
L&apos;area del Mediterraneo meridionale e orientale (in seguito denominata area MED), fa riferimento agli undici paesi che si affacciano sul Mediterraneo meridionale e orientale: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele e Territori palestinesi, Giordania, Libano, Siria, Turchia&#61482;. Si tratta degli stessi paesi che hanno aderito al Partenariato Euro-mediterraneo (salvo la Libia, che vi &#232; entrata a partecipare solo quale osservatore).
Gli accordi di associazione sono  stati conclusi con Tunisia e Israele (1995), Marocco (1996), Giordania (1997), Egitto (1999), Algeria (2001), e Libano (2002). Quelli con Tunisia Israele e Marocco sono stati ratificati e sono in forza; con la Turchia &#232; in vigore un unione doganale dal 1996 mentre gli accordi con la Siria, le cui negoziazioni si sono quasi concluse alla fine del 2003 e devono essere approvate dalle istituzioni politiche. 
Questo lavoro si articola in due parti, la prima &#232; un&apos;analisi generale delle due aree oggetto della tesi, la Sicilia e i Paesi dell&apos;area Med, la seconda analizza in particolare le relazioni economiche che intercorrono tra queste aree.
Il primo capitolo raffigura la situazione economica attuale della Sicilia, le principali attivit&#224; produttive, il tessuto imprenditoriale, ma in generale traccia i contorni di una regione che deve affrontare i problemi che derivano da un sistema economico fragile, e contemporaneamente reperire gli strumenti adatti a supportare la vivacit&#224;  che si manifesta in alcuni settori produttivi  e in  alcune province .  
Il secondo capitolo, presenta un&apos;analisi generale dell&apos;area Med e le sue prospettive di crescita in relazione alla creazione della zona di libero scambio (ZLS) che trover&#224; la sua piena attuazione nel 2010. Vengono inoltre presentati gli strumenti finanziari dell&apos;Unione Europea a sostegno dell&apos;area e gli strumenti  di intervento e gli enti nazionali a supporto dell&apos;internazionalizzazione delle imprese. 
Il terzo e il quarto capitolo, mostrano i dati generali relativi all&apos;interscambio commerciale che coinvolge i paesi dell&apos;area Med e l&apos;UE, in particolare le relazioni commerciali che intercorrono con la Sicilia e i principali prodotti oggetto dell&apos;interscambio.
</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Macerata</publisher-name>
        <publisher-loc>Macerata</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Professione reporter di guerra: da Russell ad Al-Jazeera storie, analisi ed evoluzione di un mestiere difficile</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La storia del giornalismo di guerra ha inizio con l&apos;irlandese Bill Russell, il primo vero inviato (anche se c&apos;&#232; una disputa tra gli storici su questo punto), che, dalle zone pi&#249; &quot;calde&quot; della Terra, ci ha raccontato l&apos;epocale Guerra di Crimea senza remore e con assoluta libert&#224; di informazione. Russell fu un &quot;cane sciolto&quot;, ag&#236; come un bambino curioso: osservava, girovagava e provava a trovare connessioni in grado di spiegare, prima a se stesso e poi a chi era lontano chilometri, cosa veramente fosse una battaglia. Niente censura e nessuna verit&#224; di comodo. Certo, il suo lavoro non fu semplice: i soldati e i comandanti lo odiarono. Ci fu anche chi desider&#242; ardentemente sfidarlo in duello,lanciandogli sovente il guanto bianco. Ma il piccolo irlandese, a cui &#232; dedicata una statua commemorativa nella cattedrale londinese di St. Paul, non si fece intimorire. Grazie alle sue critiche e ai suoi racconti asciutti, il Comando generale inglese si ritrovo nella situazione di dover sostiutire il comandante. I resoconti del giornalista aprirono una breccia nel muro che, fino a quel momento, aveva tenuto separati l&apos;ignaro cittadino e la verit&#224; dai campi di battaglia. Purtroppo la storia ci insegna che non sar&#224; sempre cosi. Soprattutto dal Vietnam in poi, che far&#224; da spartiacque e rappresenter&#224; il punto di non ritorno per l&apos;informazione di guerra. Ancora oggi, ci sono illustri strateghi militari che attribuiscono la colpa di quella disfatta alla televisione e all&apos;informazione derivante. Gli americani impararono a memoria la lezione e non &quot;sbagliarono&quot; pi&#249;: niente soldati morti in video, niente &quot;fuckin bastards&quot;, cosi come erano amorevolmente chiamati i giornalisti a seguito, lasciati liberi di scorazzare. Parola d&apos;ordine: censura!, perch&#232; la guerra era stata persa nei &quot;salotti e in tv&quot;, non nelle strategie militari. Il saggio &#232; un appassionate excursus storico e un&apos;attenta analisi che, prendendo il via dalla Guerra in Crimea, arriva ai giorni nostri, ad Al-Jazeera e ai nuovi leader mondiali che monopolizzano l&apos;informazione. Ogni evento bellico &#232; raccontato e analizzato, innanzitutto, con gli occhi dei protagonisti.  La domanda a cui si cerca di dare una risposta &#232;: l&apos;inviato &#232; davvero &quot;un dinosauro sepolto dalla polvere del tempo&quot; come sostiene Mimmo Candito? Ma si cercher&#224; di fare luce anche su altri dubbi. Siamo davvero sicuri che nell&apos;era del &quot;grande fratello&quot; e del &quot;bombardamento mediatico&quot;, lo spettatore a casa sia informato? O si tratta solo di una misera illusione? Siamo davvero di fronte al paradosso che Scurati definisce del &quot;telespettatore totale&quot;? Quante bugie vengono dette in nome della tanto sbandierata &quot;sicurezza nazionale&quot;? Gli &quot;embedded&quot; sono la soluzione al problema o un altro tentativo di raccontarci una parte della realt&#224;? I nuovi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione (Internet e War blog su tutti) sono armi a favore della verit&#224; o della menzogna? Per cercare delle conferme e delle smentite mi sono avvalso della preziosa, quanto autorevole, collaborazione di alcune firme note del nostro giornalismo: Ennio Remondino, Mauro Montali e Maddalena Tulanti, che ho avuto il piacere e l&apos;onore (e l&apos;onere) di intervistare personalmente. Ma non solo loro. Come non farsi supportare dal contributo di giornalisti del calibro di Mimmo Candito, Ettore Mo e del grandissimo Montanelli? Impossibile. Naturalmente largo spazio &#232; dedicato al mezzo tecnologico che pi&#249; di tutti ci ha cambiato la vita: la televisione. Non potevo certo esimermi dal parlare del fotogiornalismo e del suo maggior esponente: il mitico Robert Capa. Ovviamente non era possibile ignorare i nuovi mezzi d&apos;informazione come Internet. Insomma, se volete scoprire tutti i retroscena del mondo del giornalismo di guerra e dei suoi tremendi &quot;palcoscenici&quot; non vi resta che tuffarvi in questa appassionante lettura. Buon viaggio.....</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Siena</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Jules de Gaultier : la filosofia del bovarismo. Un philosophe nouveau nella cultura francese del primo Novecento</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>J. de Gaultier, autore di Le Bovarysme, Paris 1902, nonch&#233; di altre importanti opere come De Kant &#224; Nietzsche, Paris 1900, Nietzsche et la r&#233;forme philosophique, Paris 1904, Le g&#233;nie de Flaubert, Paris 1913 &#232; un importante riferimento per una ricostruzione delle correnti filosofiche in Francia tra il XIX ed il XX sec. e della prima ricezione francese di F. Nietzsche. Il punto di partenza &#232; stata l&apos;analisi di Mensonge romantique et verit&#233; romanesque di R. Girard dalla quale &#232; emerso non solo un autore interessante come de Gaultier, ma anche tutto un mondo di autori sommersi, un laboratorio in cui il dialogo &#232; serrato e continuo, un laboratorio che &#232; vivo nelle riviste, nelle opere pubblicate e non necessariamente istituzionale, accademico, universitario. Quel laboratorio in  cui, per dirla con de Gaultier, non si fa &#8220;philosophie officielle&#8221; ma &#8220;philosophie&#8221;. De Gaultier non disprezza anch&apos;egli l&apos;analisi di opere letterarie e teatrali (Flaubert &#8211;anzi fonda su Madame Bovary la teoria del bovarismo &#8211; Tolstoj, Ibsen, Goncourt, Beaudelaire, ecc.) cos&#236; come si serve dei lavori di L&#233;vy-Bruhl, di A. Van Gennep, di Lamarck, di Quinton, di Meyerson, di Duhem e di Poincar&#233;, andando quindi da interessi pi&#249; specificatamente scientifici ad altri (e costituiscono la maggiornaza) di tipo religioso (le analisi sul Buddismo) ed etnoantropologico. In questo senso, l&apos;attenzione si &#232; posta anche su una importante figura presente in Francia nel dibattito di quegli anni ed esponente della cultura dell&apos;esilio; si tratta di L. Shestov, ebreo-russo giunto nella capitale francese nel 1920).</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Cagliari</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il viaggio segreto di Henry Kissinger, l&apos;apertura alla Cina e la diplomazia triangolare (1969-1972)</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Le relazioni tra USA e Cina in un momento chiave nel passaggio alla seconda fase della guerra fredda, caratterizzata dalla rottura del fronte comunista. Le figure di Nixon e di Kissinger emergono in relazione al nuovo ordine internazionale che hanno contribuito a determinare, sullo sfondo della guerra in Vietnam e del conflitto latente tra Cina e Unione Sovietica.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Nuova Universit&#65533;&#65533; del Cinema e della Televisione</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Da Psycho a Psycho. Analisi e ricostruzione di un&apos;icona cinematografica</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;elaborato, di cui il presente scritto costituisce la presentazione, intende esplorare Psycho e il destino intertestuale riservato a questa icona. Lo studio presentato non vuole essere una mera carrellata di esempi e di citazioni della pellicola. Da un lato, per l&apos;impossibilit&#224; esaustiva di una ricerca impostata in questa direzione; il film &#232; infatti tra i pi&#249; citati della storia del cinema. Dall&apos;altro, per l&apos;esigenza di un recupero storico della pellicola di Hitchcock, minata dallo stesso destino iconico e da continue citazioni. Un&apos;analisi e ricostruzione, come dichiara il sottotitolo. &quot;Analisi&quot; perch&#233; una prima parte della tesi &#232; stata dedicata alla presentazione e alla rilettura analitica della pellicola del 1960 e &quot;ricostruzione&quot; in quanto nella restante seconda porzione si &#232; preso in considerazione quel processo che, lungo gli anni, ha permesso al nostro film di fare capolino da molte altre pellicole, dando vita indirettamente ad un secondo film e ad una nuova ricezione di Psycho.
	La fortuna del successo di Psycho risiede nel lavoro cospicuo di Hitchcock sulla forma, e al contempo alla costruzione di un &quot;armamentario di terrore&quot; discendente e derivante dalla societ&#224; stessa. In questa duplice direzione &#232; stato analizzato il film del regista inglese: osservandone le figure narrative dominanti, la portata allusiva e la costituzione di momenti di suspense e di shock, caratteristiche dell&apos;autorialit&#224; hitchockiana, ma anche il mondo e la societ&#224; con cui dialoga. Il cinema di Hitchcock crea un ponte con la societ&#224; per sineddoche: una parte per il tutto, un personaggio per l&apos;intera comunit&#224; a cui si riferisce. Cos&#236; in Psycho la doccia e la casa sono simboli sia della privacy cara alla cultura occidentale che del suo nucleo sociale minimo, che &#232; la famiglia. Hitchcock costruisce un horror psicologico sopra una societ&#224; in lenta trasformazione, in cui l&apos;autorit&#224; famiglia sta perdendo la sua organizzazione verticale, in cui i rapporti divengono sempre pi&#249; orizzontali. 
	Con questo film, Hitchcock &#232; a suo modo un divulgatore di quella scienza che &#232; la psicologia. Psycho &#232; lontano dall&apos;essere solo la storia di uno psicopatico, ma diviene un terreno d&apos;esame per questa scienza, sia nei rapporti tra i personaggi, sia, come accennavamo prima, nelle conseguenze della perdita di quei valori tradizionali. 

	La parte dedicata al potere iconico di questa pellicola &#232; stata strutturata seguendo i seguenti percorsi investigativi: dapprima, un&apos;analisi di alcuni dialoghi tra il film e registi come De Palma o il mondo della critica e dei registi dei Cahiers du cinema. La situazione di questi dialoghi, come si pu&#242; immaginare, sar&#224; per molti versi una sinergia di opposti che entrano in contatto, o senza volerlo, di realt&#224; cinematografiche e sociali differenti. Ad esempio, il cinema di De Palma, anche nei molti momenti di dialogo con Psycho, &#232;, nonostante la stretta relazione con il regista inglese, un cinema tutt&apos;altro che allusivo e soffice. E tale qualit&#224; si evince  in modo maggiore dal confronto testuale tra i due. 
Inoltre verranno presi in considerazioni alcune forme intertestuali care al cinema come le parodie, i sequel e il remake di Psycho.
	Una cospicua parte &#232; affidata allo studio della casa Bates, sia nelle sue differenze rispetto tanto cinema horror, che nelle capacit&#224; di essere riutilizzata da molte altre pellicole. Allo stesso modo verr&#224; presentata e studiata la sequenza tormentone della cinefilia e del citazionismo. La Bathrooom scene, tra le pi&#249; citate porzioni filmiche della storia del cinema, permette un&apos;interessante metodo esplorativo del funzionamento di dialoghi cinematografici tra testi e di ragionamenti ad esso derivanti. 
	Un ultimo e breve spazio &#232; dedicato all&apos;osservazione del destino della nostra icona, teso ad evidenziare la restituzione dei cosiddetti &#8220;valori di default&#8221; derivanti da questa visione indiretta dello Psycho al secondo grado. La conclusione sfrutta la celebre analisi di Frederic Jameson che vede nel recupero storico e culturale l&apos;unico modo possibile per ovviare alla degradazione e alla banalizzazione di un&apos;icona.    

    

 
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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          <article-title lang="it">Caf&#233; Muller di Pina Bausch. Analisi critica</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Pina Bausch e il Thanztheatre attraverso l&apos;analisi di uno spettacolo particolarmente significativo: Caf&#233; Muller (20 maggio 1978)</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Centro Milanese di Terapia della Famiglia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">La costruzione di un contesto di collaborazione valutativa nei colloqui di idoneit&#224; all&apos;adozione</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il progetto di scrivere una tesi sulla valutazione dell&apos;idoneit&#224; all&apos; adozione deriva da un personale interesse nato in un contesto di collaborazione presso un Consultorio Familiare pubblico.
La difficolt&#224; di conciliare le premesse epistemologiche acquisite durante il percorso formativo con l&apos;approccio diagnostico richiesto dalla valutazione, da un lato, e, dall&apos;altro, i pregiudizi sociali e personali legati ai concetti di genitorialit&#224;, generativit&#224;, famiglia e filiazione, hanno fin da subito stimolato la mia curiosit&#224;.
Gli argomenti da affrontare sono molteplici: dal significato che all&apos;adozione &#232; dato nelle diverse esperienze culturali, al percorso storico e legislativo che la societ&#224; italiana ha affrontato; dal ruolo che le istituzioni devono assolvere, alla necessit&#224; di una buona comunicazione e collaborazione tra le stesse; ancora, dalle motivazioni che spingono le coppie a fare la domanda di adozione, all&apos;importanza di poter attuare un percorso valutativo adeguato. 
All&apos;interno di questo quadro generale ho affrontato con particolare attenzione il tema dei requisiti di idoneit&#224; della coppia, delle informazioni richieste dal TpM, del metodo di indagine e, infine, della prassi giudiziaria non sempre conforme alle informazioni riferite.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi della Tuscia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">L&apos;Insolvenza dell&apos;Ente Creditizio: Peculiarit&#224; e Specificit&#224; rispetto all&apos;Insolvenza dell&apos;Imprenditore Ordinario</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Cosa accade quando il fenomeno dell&apos;insolvenza coinvolge imprese importanti come quella bancaria, dal momento che detta impresa riveste per l&apos;intero sistema economico la funzione strategica di &quot;COLLETTORE DELLA LIQUIDITA&apos;&quot;? E nella fattispecie quali sono gli indici rivelatori della crisi dell&apos;Ente creditizio?  Partendo dall&apos;insolvenza dell&apos;impresa ordinaria si giunger&#224; ad analizzare quelli che sono gli indici rivelatori, per la verit&#224;, del tutto peculiari che connotano e caratterizzano l&apos;insolvenza dell&apos;ente creditizio.  </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
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          <article-title lang="it">A onor del vero. Pitigrilli: scrittore anti sublime. Viaggio nella vita e nelle opere di un autore controverso</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Pitigrilli</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Istituto Superiore di Giornalismo</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il cinema di Abbas Kiarostami</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi &quot;il cinema di Abbas Kiarostami&quot; &#232;  la prima analisi complessiva sul cineasta iraniano elaborata in Italia; Kiarostami era allora conosciuto soltanto nei circuito dei festival. Soltanto in Francia in quegli anni era stata dedicato uno speciale sulla rivista Cahiers du Cinema.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma</publisher-name>
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          <article-title lang="it">La pubblicit&#224; sociale: WWF e il caso DETOX</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Da sempre l&apos;uomo ha sentito l&apos;esigenza di innovazioni e di crescita sia individuale che collettiva. E da sempre per favorire tale crescita si &#232; adoperato con ogni mezzo a sua disposizione. Nonostante queste esigenze siano frutto del cambiamento dei tempi, hanno lentamente provato la nostra stessa terra, il nostro stesso pianeta.
L&apos;intento di questo lavoro &#232; di partire da una panoramica generale delle tecniche persuasive sulla scia dei modelli precedenti, e, attraverso una veloce carrellata sul mestiere del pubblicitario e sulle sue tecniche comunicative, giungere all&apos;analisi e al commento della pubblicit&#224; di stampo sociale, avvalendosi dell&apos;ultima e prolifica campagna del WWF denominata appunto Detox: svelenati.
Ho ritenuto importante soffermarmi a lungo sulle conseguenze dannose provocate all&apos;uomo e agli altri esseri viventi dallo smodato e incosciente uso di sostanze chimiche. E&apos; inoltre utile riportare le varie statistiche di malattie e malformazioni indotte anche soltanto dall&apos;inalazione o contatto ripetuto con tali elementi.
Penso che le persone abbiano di certo il diritto di sapere quello che respirano, quello che mangiano, quello che giornalmente toccano e calpestano anche dentro i pi&#249; comuni ambienti domestici (bagno, camera da letto, cucina, ma anche giocattoli, accessori per la casa).
Per tutte queste ragioni ritengo che l&apos;organizzazione internazionale del WWF abbia con questa campagna centrato un argomento vitale, certamente di non semplice &#8220;assorbimento&#8221;, ma non per questo meno importante. La maggior parte di &#8220;noi&#8221; cittadini con probabilit&#224; non &#232; pronta a rendersi conto di quello che realmente sta diventando il nostro pianeta, ed il pi&#249; delle volte preferisce demandare l&apos;oneroso compito di provvedere a queste mancanze ad altri enti o istituzioni (ovviamente no profit).
  Detox, iniziativa partita dallo staff inglese, &#232; finalmente arrivata anche in Italia. Ho ritenuto importante anche menzionare tutti i protagonisti principali di questa battaglia, affrontata come sempre con serenit&#224; e mai con sfrontato allarmismo.
Ho analizzato accuratamente tutte le singole strategie di persuasione e sensibilizzazione al problema da parte del WWF, soffermandomi in particolar modo sul test del sangue ai parlamentari, e sull&apos;adesione al progetto di importanti attori e attrici di cinema e di fiction.
La speranza &#232; che venga finalmente firmato un importante documento tuttora al varo della Commissione europea denominato REACH. Se approvato apporter&#224; notevoli cambiamenti al nostro stile di vita quotidiano, mettendo su carta accurate modifiche legislative sull&apos;uso di sostanze chimiche, e vietandone in molti casi l&apos;uso.
Ritengo in ultimo soddisfacente lo spazio che per una volta la televisione pubblica ha accordato al problema, ritenendosi molto probabilmente toccata dal tentativo di sensibilizzazione, e dagli sforzi profusi a tale fine.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Immunit&#224; cellulo mediata in corso di Tubercolosi: ruolo delle cellule dendritiche</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Vi sono secondo l&apos;OMS, circa 2 miliardi di infezioni tubercolari latenti nel mondo, 15 milioni di casi di malattia in atto, 7-10 miloni di nuovi casi all&apos;anno (8.8 milioni nel 2002, di cui 3,9 milioni espettorato positivi) e 3 milioni di decessi all&apos;anno sempre nel mondo: di questi l&apos;80% tra i 10 ed i 50 anni, con un decesso ogni 10 secondi! A livello mondiale dal 1997 al 1999 si &#232; manifestata una creescita del 6% di casi di TBC e da qui al 2005 si prevede un ulteriore incremento che porter&#224; a circa 10,2 milioni di nuovi casi.Il tasso di incidenza pro capite sta aumentando in generale approsimativamente dell&apos;1,1% per anno e secondo il numero di casi, del 2,4%  all&apos; anno.
Lo studio si propone di calcolare il numero assoluto delle due sottopopolazioni di cellule dendritiche, circolanti nel sangue periferico in un ampio ed eterogeneo gruppo di pazienti con tubercolosi, utilizzando una nuova metodologia, che prevede l&apos;uso di un controllo interno di biglie in quantit&#224; nota (Tru-Count). Con questo metodo &#232; possibile ottenere il numero di cellule dendritiche assoluto, utilizzando direttamente il sangue periferico, eliminando, cos&#236;, il protocollo di separazione cellulare mediante gradiente di densit&#224; su ficoll e prescindendo dall&apos;esame emocromocitometrico. La casistica in studio prevede sia pazienti con tubercolosi polmonare che pazienti con tubercolosi extrapolmonare. Il controllo &#232; stato effettuato su soggetti sani .
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; Commerciale Luigi Bocconi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La sponsorizzazione di eventi musicali: un efficace strumento di comunicazione commerciale</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il settore della comunicazione aziendale ha visto, negli ultimi anni, una continua crescita della diffusione delle sponsorizzazioni di eventi musicali. Questa tesi si &#232; proposta di verificare l&apos;efficacia di questo strumento. Si sono dapprima approfondite le caratteristiche strutturali delle sponsorizzazioni, gli obiettivi che essa permette di raggiungere e i rischi che uno sponsor deve ponderare. Poi si &#232; entrati maggiormente in dettaglio della sponsorizzazione di eventi e si &#232; spiegato, seguendo i dettami del marketing esperienziale, che legarsi all&apos;esperienza fornita dall&apos;evento potrebbe diventare, per lo sponsor, un modo di differenziarsi dai concorrenti. Si &#232; spiegato poi l&apos;importante ruolo che la musica ricopre nella vita dei giovani e di come ci&#242; sia garanzia di successo della suddetta operazione. Per le prove empiriche di queste teorie sono state svolte delle ricerche sul campo dell&apos;Heineken Jammin&apos; Festival e del Cornetto Free Music Festival.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Milano - Bicocca</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La societ&#224; europea</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>L&apos;impresa &#232; uno strumento determinante per l&apos;esercizio delle libert&#224; comunitarie, ed &#232; pertanto presa in considerazione dal diritto comunitario sia per l&apos;attivit&#224; svolta sia per il modo in cui essa &#232; organizzata. Per quanto riguarda il primo aspetto, la nozione di impresa &#232; ampia al punto che, prescindendo dai limiti posti da alcune normative nazionali tra cui quella italiana, essa contribuisce ad attuare la libert&#224; di concorrenza. Quanto all&apos;impresa come organizzazione, la disciplina comunitaria si propone di eliminare gli ostacoli alla circolazione e allo stabilimento dei soggetti del diritto comunitario e di armonizzare le strutture esistenti nei diversi ordinamenti. Emerge, quindi, l&apos;assenza, nell&apos;ordinamento comunitario, di un modello comune di impresa con fattispecie unica e valenza generale negli ordinamenti dei singoli Stati membri.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Seconda Universit&#224; degli Studi di Napoli</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il principio di sussidiariet&#224; nel sistema delle autonomie locali</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>De Rosa</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Le sempre pi&#249; forti istanze di modernizzazione del sistema politico ed amministrativo, che si levano ormai da pi&#249; fronti, sono l&apos;immagine speculare di una cultura mutata e di nuove e diverse aspettative dei cittadini nei confronti dell&apos;amministrazione della &#8220; cosa &#8221; pubblica.
L&apos;esigenza di un sistema di poteri pubblici in grado di rispondere prontamente ai bisogni delle singole comunit&#224; civili, capace di interventi efficaci e dotato di apparati efficienti, in grado di sostenere lo sviluppo socio-economico del Paese nel rispetto della tutela dei suoi consociati, costituisce il substrato da cui si diparte la crescente richiesta di autonomia delle Regione e degli enti locali.
Scopo del presente studio &#232; ripercorrere la lenta e lunga evoluzione storico-giuridica del principio di sussidiariet&#224;, che costituisce uno dei tratti caratterizzanti del processo riformatore dell&apos;assetto istituzionale italiano.
Il principio in parola, sebbene latente nella Carta Fondamentale del 1948, ha avuto un ruolo centrale nelle recenti modifiche legislative a &#8220; Costituzione invariata &#8221; rappresentando quella condicio sine qua non del passaggio da un&apos;organizzazione centralista dello Stato ad un modello decentrato di riparto delle funzioni amministrative.
 Inoltre, la recente riforma costituzionale, che ha investito l&apos;intero Titolo V della Parte II della Costituzione, ha esplicitamente richiamato il principio di sussidiariet&#224; in pi&#249; disposizioni del novellato testo, conferendo certamente al principio in parola un valore -  quello costituzionale, appunto - che fino a qualche tempo fa gli era sconosciuto.

</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Vrije Universiteit BRUSSEL (VUB)</publisher-name>
        <publisher-loc>Bruxelles Belgio</publisher-loc>
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          <article-title lang="en">Do Marene Bivalves record Paleo-productivity?</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>Barium uptake into the shells of the common mussel (Mytilus edulis): results from a field and laboratory experiment

David P. Gillikin, Frank Dehairs, Dirk Steenmans, Anne Lorrain, Luc Andr&#233;, Jacques Navez, Willy Baeyens and the CALMARs group

Ba/Ca ratios in corals and foraminifera have been used as a proxy of dissolved seawater Ba, providing information on salinity, nutrient and alkalinity distributions in past oceans [1, 2]. There has been less research conducted on Ba/Ca in bivalve shells and the few reports suggest that Ba/Ca peaks recorded in the shells reflect spring phytoplankton production [3, 4]. There has been one study on bivalve shell Ba/Ca as a tracer of dissolved seawater Ba [5], however they did not determine the Ba/Ca partition coefficient (DBa).

We conducted both field and laboratory experiments on Mytilus edulis to determine the effect of seawater Ba/Ca on shell Ba/Ca. The field experiments confirm the general occurrence of sharp Ba peaks in spring after the winter growth stop, when shell growth resumes. The process inducing these Ba peaks is not understood yet, but laboratory results suggest that the dominant pathway of barium incorporation into the shell is from the dissolved phase via the hemolymph, and not from food. After removing spring Ba/Ca peaks from the shell data (i.e., only considering the baseline Ba/Ca data), there was a strong linear relationship between solution Ba/Ca and shell calcite Ba/Ca for both mussels in the laboratory (R2 = 0.84, p &lt; 0.0001, n = 28) and field (R2 = 0.96, p &lt; 0.0001, n = 236 (data of 6 shells from 4 sites)), however, slopes were not the same (t-test, p = ns). The DBa in laboratory mussels was 0.10 &#177; 0.02 and in the field was 0.07 &#177; 0.00 (&#177; 95% CI), considerably lower than calcitic foraminifera [1], but higher than abiogenic calcite [6]. 

Although there is most likely a biological control on shell Ba/Ca ratios, our results indicate that the baseline Ba/Ca ratios recorded in M. edulis shells is a robust proxy of dissolved Ba/Ca in the estuarine environment. Despite the fact that estuaries can have different Ba/salinity relationships [7], shell Ba/Ca data can be used to give an indication of salinity, similar to &amp;#948;13C data, and can aid in &amp;#948;18O paleotemperature interpretation. Furthermore, past dissolved estuarine Ba concentrations determined from archeological or fossil shells would be highly valuable information per se.

[1] Lea &amp; Boyle 1991 GCA 55:3321-31; [2] McCulloch et al 2003 Nature 421:727-30; [3] Stecher et al 1996 GCA 60:3445-56; [4] Vander Putten et al 2000 GCA 64:997-1011; [5] Torres et al 2001 L&amp;O 46:1701-8; [6] Tesoriero &amp; Pankow 1996 GCA 60:1053-63; [7] Coffey et al 1997 EC&amp;SS 45:113-121.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Roma Tre</publisher-name>
        <publisher-loc>Roma</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">L&#8217; autotutela nel diritto tributario con particolare riguardo alla posizione soggettiva del contribuente.</article-title>
          <trans-title></trans-title>
        </title-group>
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      <abstract lang="it">
        <p>l&apos;autotutela o ius poenitendi &#232; un istituto di carattere generale, non disciplinato da norme di legge, che coincide con quella parte di attivit&#224; amministrativa con la quale la Pubblica Amministrazione provvede a risolvere conflitti, potenziali o attuali, insorgenti con i privati, relativi a suoi provvedimenti o a sue pretese.Ha la sua sede naturale nel diritto amministrativo, 
Oggetto di questa trattazione &#232; l&apos;annullamento d&apos;ufficio, rappresentazione naturale del potere di autotutela quale ius poenitendi, giacch&#233; l&apos;amministrazione spontaneamente (al contrario di ci&#242; che avviene nell&apos;attivit&#224; di controllo e nell&apos;attivit&#224; giurisdizionale), con una valutazione discrezionale, decide se annullare o meno un atto illegittimo ab origine.La titolarit&#224; del potere di annullamento d&apos;ufficio spetta, di regola, alla medesima autorit&#224; che ha emanato l&apos;atto illegittimo, attraverso il medesimo procedimento, secondo la regola del contrarius actus (non inderogabile).Oggetto di tale potere sono tutti i provvedimenti amministrativi, discrezionali o vincolati, tra cui anche il silenzio-assenso, illegittimamente formatisi; ci sono naturalmente delle eccezioni: ad esempio gli accordi sostitutivi di provvedimenti, previsti dall&apos;art. 11 della L. 241/1990 non possono esserne oggetto, per l&apos;evidente ragione per cui la supremazia dell&apos;amministrazione lascia il posto ad un incontro di volont&#224;.
I presupposti per l&apos;annullamento sono l&apos;illegittimit&#224; dell&apos;atto e un interesse pubblico specifico, concreto ed attuale all&apos;annullamento, diverso dal mero ripristino della legalit&#224; violata. Questo interesse, da determinare di volta in volta, dimostra che anche nei procedimenti di secondo grado &#232; presente una valutazione discrezionale dell&apos;amministrazione, rappresentata dalla &#8220;scelta pi&#249; opportuna, come risultato di una ponderazione di interessi secondari in ordine ad un interesse primario&#8221;.Tra i vari interessi pubblici e privati di cui si deve tener conto rientra anche il decorso del tempo, in quanto pi&#249; il tempo trascorso sar&#224; ampio pi&#249; il sacrificio da sopportare da parte del cittadino sar&#224; maggiore, di conseguenza il decorso del tempo non &#232; a priori un limite all&apos;annullamento, ma potr&#224; diventarlo qualora lo si metta in relazione agli altri interessi nella valutazione discrezionale.
Infine, rileva come questione tuttora aperta l&apos;eventuale rilevanza del potere di sollecitare l&apos;amministrazione da parte del privato.
Tale questione &#232; collegata alla discrezionalit&#224; del provvedimento di riesame. Si &#232; cercato di risolverla (superando il problema della &#8216;doppia tutela&apos;), anche se con scarsi risultati, per garantire al privato almeno un obbligo di provvedere, che troverebbe &#8220;la sua ragion d&apos;essere nell&apos;obbligo di buona amministrazione e di correttezza, dal quale sorge una legittima aspettativa del privato a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano), che la P.A. intende adottare e che particolarmente lo riguardano&#8221;.Il legislatore tributario ha introdotto il potere generale di autotutela con una normativa assai scarna, probabilmente proprio in base al fatto che si sia riferito allo stesso potere disciplinato dai principi non scritti del diritto amministrativo, anche se &#232; stato poi, necessario integrare la disciplina proprio per adeguarla alle peculiarit&#224; del diritto tributario.
La prima norma che si occupa dell&apos;istituto &#232; l&apos;art. 68 del D.P.R. 287/1993, essa si rivolge agli uffici ed attiene al riconoscimento del potere di autotutela, ma recentemente &#232; stata abrogata dalle norme che rinnovano l&apos;organizzazione del Ministero delle Finanze ; la seconda, l&apos;art. 2 quater della L. 656/1994 attiene alla delegificazione della disciplina e il D.M. 37/1997 contiene la disciplina delegificata.
Anche la prassi amministrativa e la giurisprudenza hanno dato un forte impulso all&apos;applicazione di tale istituto nel settore tributario. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Firenze</publisher-name>
        <publisher-loc>Firenze</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Da fashion retailers a imprese globali del sistema moda. Analisi di due casi significativi: Gap Inc. e Inditex</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro si concentra sul settore del retail di abbigliamento, analizzandone due importanti rappresentanti a livello multinazionale. Analisi dei fenomeni economici e sociologici che hanno portato alle scelte effettuate da queste aziende. Analisi delle le performances e si  induividuando punti di forza e di debolezza, nelle scelte delle rispettive compagnie, che le hanno prodotte.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi della Calabria</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Comunicare la Ricerca. Tre Universit&#224;: Bari, Calabria, Catania.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Scientific and technological researches are the most fascinating human activities: not only because they change our way of living, but also because they change our way of communicating, our language and even our way of thinking.
In the last decades, however, the way of making science and technology has suffered conclusive evolutions. The genius of the single is not enough, notable financial resources, the commitment of great equip of researchers and the collaboration between these last ones and states are necessary.
In such context, communication becomes a strategic tool that has to acquit to manifold and diversified functions: from one side, it has to be an internal tool and it has to create a type of sharing of aims, from the other, it is essential that it opens itself toward the outside, from the surrounding territory, to its own nation and to the international scientific community.
It needs, then, to consider, that exist different corporations (students, families, private and public institutions, firms, research and culture Institutes) to which University has to turn itself with suitable tools in a direct and homogeneous way.
It is not possible to speak only about explaining or informing; above all it is necessary to explain scientific research&apos;s aims and possible implications, by this way, it can finally become an estate of all.
The aim of this research is to encourage knowledge of communication&apos;s tools that may allow Universities and Cultural Institutes to access national and international sources of financings foreseen by European and Italian legislation.
 After having examined some situations about actual communication in some Universities, in the final part of this research it can be find a personal idea of communication that, in the opinion of the writer, is susceptible of development and further improvement, with the aid of some existing structures here in University of Calabria.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Roma Tre</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il processo di urbanizzazione nei paesi meno sviluppati</article-title>
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               <surName>Giacinto</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>La maggior parte della crescita della popolazione mondiale sta avvenendo e continuer&#224; ad avvenire nei paesi in via di sviluppo. La stragrande maggioranza di questo incremento interessa soprattutto le citt&#224;. 
Nel 2020 la popolazione urbana mondiale superer&#224; quella rurale. I cambiamenti che si stanno verificando e che continueranno a verificarsi non sono solo relativi alle percentuali ma anche alle dimensioni. All&apos;inizio del ventesimo secolo c&apos;erano solo 16 citt&#224; (la maggior parte delle quali nei paesi sviluppati) che avevano un milione o pi&#249; di abitanti. Oggi le citt&#224; con questo numero di residenti sono circa 400 e circa tre quarti di queste si trovano nei paesi in via di sviluppo.
Il numero di nuovi residenti urbani &#232; il pi&#249; chiaro indicatore del cambiamento che devono fronteggiare i governi nei paesi poveri. La popolazione urbana del mondo ha raggiunto i 2,86 miliardi nel 2000 e secondo le stime raggiunger&#224; i 4,16 miliardi nel 2030. Diventa quindi di fondamentale importanza analizzare il processo di urbanizzazione dei paesi in via di sviluppo e coglierne le dinamiche e gli aspetti fondamentali. 
Il problema principale di questa rapida urbanizzazione &#232; che i governi locali non riescono a fornire dei servizi adeguati ad un numero sempre maggiore di abitanti urbani. L&apos;incremento naturale urbano e le migrazioni dalle campagne alle citt&#224; sono troppo elevati e i governi delle citt&#224; non riescono a fornire delle infrastrutture e dei servizi adeguati alla maggior parte della popolazione urbana. 
Il problema fondamentale &#232; che le citt&#224; pi&#249; povere del mondo hanno difficolt&#224; nel fornire servizi pubblici adeguati ai loro abitanti. 
Inoltre, all&apos;interno delle citt&#224; aumenta sempre di pi&#249; il divario tra quartieri ricchi e quartieri poveri. Il problema che pi&#249; preoccupa i demografi &#232; infatti quello relativo allo sviluppo della povert&#224; nelle citt&#224;. Secondo le stime delle Nazioni Unite nelle citt&#224; dei paesi meno sviluppati un residente urbano su quattro vive in condizioni di estrema povert&#224;. 
Anche la sicurezza urbana &#232; diventata una delle questioni dominanti durante gli anni novanta nei paesi in via di sviluppo. Essa &#232; strettamente correlata alle questioni relative alla frammentazione sociale e alla politica sociale. Da varie analisi condotte risulta che negli ultimi anni la violenza &#232; aumentata in gran parte dei paesi in via di sviluppo. A livello globale il crimine e la violenza sono molto pi&#249; alti in Africa che in Asia e America Latina. 
La crescita e lo sviluppo delle citt&#224; presentano caratteristiche diverse nei differenti continenti pi&#249; poveri del mondo. L&apos;America Latina &#232; molto pi&#249; urbanizzata rispetto all&apos;Asia e all&apos;Africa. Il livello di urbanizzazione in America Latina pari al 75 % uguaglia gi&#224; quello dell&apos;Europa e del Nord America. L&apos;Asia e l&apos;Africa invece, sono ancora sostanzialmente rurali, con una percentuale inferiore al 38 % della popolazione che vive nelle aree urbane. Chiaramente essendo questi i continenti meno urbanizzati oggi, andranno incontro ad elevati tassi di urbanizzazione nei prossimi 30 anni. Nel 2030, infatti secondo le stime, la popolazione urbana dell&apos;Africa sar&#224; costituita da circa il 55 % della popolazione totale e l&apos;Asia da circa il 53 %. 
I governi nazionali hanno cercato di porre rimedio a questo inadeguato sviluppo di alcune zone delle citt&#224; decentrando parte dei loro poteri alle autorit&#224; locali: in questo modo, infatti, i governi locali stando a pi&#249; diretto contatto con i problemi dei cittadini possono avere una gestione pi&#249; precisa e dettagliata dell&apos;amministrazione soprattutto sociale ed economica delle citt&#224;. Il problema &#232; per&#242; dovuto al fatto che non ci sono dei politici e dei tecnici specializzati e in grado di affrontare in maniera adeguata le sfide che presentano le citt&#224;.
Purtroppo la ricerca demografica fino a poco tempo fa ha analizzato il fenomeno dell&apos;urbanizzazione in termini strettamente dicotomici tra aree urbane e rurali senza analizzare le differenze inter ed intraurbane. Un nuovo contributo alla ricerca in questa direzione &#232; stato dato dal National Research Council, un&apos;istituzione no profit che ha creato una Commissione perch&#233; analizzasse le dinamiche dell&apos;urbanizzazione e in modo particolare le sue cause e conseguenze per fornire alla fine delle linee guida ai governi dei paesi in via di sviluppo per poter gestire meglio i problemi sociali e ambientali che accompagnano la rapida crescita delle loro citt&#224;. Si &#232; aperto cos&#236; un nuovo campo di indagine che andr&#224; ulteriormente sviluppato.
Oggi la popolazione urbana mondiale ha raggiunto i 2,86 miliardi e secondo le stime raggiunger&#224; i 4,16 miliardi nel 2030. La stragrande maggioranza di questa crescita avverr&#224; nei paesi in via di sviluppo. 
La vera sfida per le citt&#224; dei paesi meno sviluppati &#232; e continuer&#224; ad essere quella dei governi locali che dovranno cercare di risolvere i problemi relativi all&apos;incessante aumento della popolazione delle loro citt&#224;.





</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>European Association for International Studies</publisher-name>
        <publisher-loc>Brussels  Belgio</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Alle origini della questione libanese: la vicenda di un Paese &#8220;composito&#8221; nella storia di un contesto &#8220;complicato&#8221;</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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               <surName>Serra</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della fame che in se stessa ha la vita.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
e non vi appartengono bench&#233; viviate insieme.
Kahil Gibran (poeta libanese, 1883-1931)

Bosnia-Erzegovina, terra solcata da profondissime fratture abbeverate da sangue umano, liquido troppo pesante e denso perch&#233; possa generare la vita; liquido che macchia il suolo e richiama la morte, altra morte. Bosnia-Erzegovina, &#8220;tiepidarium&#8221;, vasca intermedia, di passaggio, tra un&apos;Europa che ha raffreddato nella solidariet&#224; economica e politica i bollori di una travagliata storia scandita dallo scontro delle &#8220;volont&#224; di potenza&#8221; nazionali&#8230; e un Oriente &#8220;vicino&#8221;, oramai non pi&#249; Europa, avvolto dai vapori del magma incandescente di storie diverse che non riescono ad incontrarsi e &#8220;fare la pace&#8221;. 
Sarajevo, capitale del dolore. Sarajevo, anticamera mentale e fisica del Medio Oriente.
Beirut, altra circoscrizione del regno del dolore. Beirut, sineddoche di un mondo irredento dalla sua storia &#8220;difficile&#8221;, marchiata da divisioni e costruzioni politiche troppo &#8220;artificiali&#8221; per poter essere pacificamente metabolizzate dagli apparati mentali collettivi.
Medio Oriente, culla&#8230; e tragedia della civilt&#224; umana. Tragedia che ha due grandi radici storiche: l&apos;incrociarsi della ramo discendente della parabola ottomana con il tragitto dell&apos;imperialismo europeo e... la tormentata ricerca di una convivenza possibile tra Israele e gli arabi.

Il presente Paper &#232; stato elaborato nel corso della Summer School in International Relations organizzata a Beirut nel 2003 dall&apos;AESI (Associazione Europea Studi Internazionali)</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Siena</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan</article-title>
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               <surName>Buselli</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>Come si raccontano le &#8220;guerre umanitarie&#8221; quando a morire sono i civili, le persone in nome delle quali il conflitto &#232; stato intrapreso? E come deve essere gestito lo &#8220;spettacolo del dolore&#8221; per convincere le opinioni pubbliche occidentali che &#232; necessario intervenire in armi per difendere i diritti umani di popoli oppressi, quando tra quelle stesse persone si conta il numero pi&#249; elevato di vittime? Dal tentativo di rispondere a tale paradosso nasce la mia ricerca, che analizza le modalit&#224; di costruzione narrativa della guerra e dei suoi personaggi durante l&apos;operazione militare Enduring Freedom in Afghanistan. 
Attraverso l&apos;analisi degli aspetti comunicativi dei principali conflitti della seconda met&#224; del XX secolo (Vietnam, Golfo, Kosovo), ho delineato gli scenari in cui solitamente si trovano ad operare i giornalisti. Censura delle fonti e forme sempre pi&#249; accurate di news management hanno allontanato l&apos;inviato dalla guerra e dalle sue conseguenze: i media, cerimonieri dell&apos;evento, raccontano guerre che non vedono e attingono informazioni e immagini quasi esclusivamente da fonti ufficiali governative, senza possibilit&#224; di verifica. I canali sono monopolizzati dal racconto di una guerra virtuale, che sembra per&#242; capace di soddisfare le attese di informazione del pubblico.
I conflitti sono narrati secondo un insieme costante di framing ed espedienti retorici, utili a polarizzare e rassicurare l&apos;opinione pubblica. Soldati eroici e leader giusti si contrappongono a milizie violente e dittatori sanguinari. Strategie, armi e tecnologie riaffermano miti importanti dell&apos;identit&#224; occidentale e contribuiscono a dare un carattere razionale allo scontro. La guerra diventa racconto di azioni senza conseguenze, la sofferenza e la morte sono lasciate ai margini della trattazione: gradualmente scompaiono dalla vista dei soldati, dei giornalisti e dell&apos;opinione pubblica. 
Osservare il dolore degli altri pu&#242; essere un atto di voyeurismo, ma molti hanno creduto e credono nella possibilit&#224; di far cessare, mostrandole, le sofferenze causate dalla guerra. A partire dall&apos;elaborazione teorica della &#8220;politica della piet&#224;&#8221; di Hannah Arnedt, Luc Boltanski sostiene la possibilit&#224; di sviluppare sentimenti empatici per i dolori di gruppi lontani e di voler agire a distanza per alleviarli, assolvendo da un punto di vista morale la rappresentazione della sofferenza. La condizione fondamentale &#232; che gli altri siano rappresentati come individui dotati di singolarit&#224;, e mai come masse anonime indifferenziate.
Nel corso del Novecento &#232; profondamente mutata la natura dei conflitti e, di conseguenza, la modalit&#224; di raccontare il nemico e i suoi civili. Nelle nuove guerre &#8211; secondo l&apos;analisi di Mary Kaldor - l&apos;Altro &#232; individuato su base etnica e la sua identit&#224; &#232; delineata in opposizione all&apos;identit&#224; dell&apos;Uno. Dalla fine della Guerra fredda, inoltre, i Paesi occidentali sono stati sempre pi&#249; spesso coinvolti in guerre &#8220;per fini umanitari&#8221;. Ci&#242; ha evidentemente comportato la necessit&#224; di individuare il nemico in modo nuovo: si combatte contro dittatori violenti, diabolici, pazzi, e il popolo non solo non &#232; ostile, ma &#232; la prima vittima dei propri governanti e deve essere aiutato. 
Attraverso l&apos;analisi delle edizioni del Corriere della Sera e del Foglio dal 12 settembre 2001 al 31 gennaio 2002, questa tesi mette in luce la struttura del racconto di guerra: motivi, nemici, obiettivi. Iniziata per vendicare/fare giustizia degli attentati al World Trade Center e al Pentagono e difendere la libert&#224; occidentale da Osama Bin Laden, dal terrorismo e forse dall&apos;Islam, Enduring freedom &#232; diventata anche una guerra umanitaria, di liberazione del popolo afgano oppresso dai talebani terroristi. I giornalisti hanno parlato di talebani, profughi, donne, vittime che spesso non potevano vedere direttamente: la massa anonima e la dimensione simbolica del racconto hanno prevalso sul tentativo di raccontare le storie della gente e l&apos;identit&#224; (spesso stereotipata) del gruppo ha annullato quella individuale. 
La guerra &#232; stata per&#242; raccontata anche da alcune organizzazioni umanitarie,  mettendone in luce il ruolo di agenti di controinformazione, spesso critici nei confronti dei media e della retorica (e dell&apos;azione) umanitaria militare. Assumere il punto di vista della gente e il tentativo costante di personalizzare il racconto comporta una totale ridefinizione dei ruoli. La massa anonima &#232; rifiutata, i casi singoli sono protagonisti e, di fronte alla sofferenza, l&apos;identit&#224; di gruppo delle persone diventa irrilevante. 
Infine, sulla base di parte dell&apos;ampia letteratura relativa ai temi posti in agenda dopo l&apos;11 settembre e considerando alcuni sviluppi della situazione afgana, ho cercato di delineare delle ipotesi interpretative sul ruolo dei media nella percezione del conflitto, evidenziando soprattutto come le modalit&#224; narrative adottate per le persone possano essere collegate a diverse concezioni dei diritti umani.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi Ca&apos; Foscari di Venezia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Gli uomini... il secondo sesso? Considerazioni mascoliniste sulla condizione dell&apos;uomo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Ultimamente ci viene proposta un&apos;immagine denigratoria dell&apos;uomo. Come mai non si sente una voce maschile emergere dal coro a difesa di questo sesso che viene definito forte  che per&#242; con il suo silenzio sembra essere pi&#249; un secondo sesso ? &#200; solo grazie ad Internet , soprattutto grazie al sito  PARIDIRITTIPERGLIUOMINI, che sono venuta a conoscenza di un movimento maschile , nato parallelamente al movimento femmisnista degli anni 70 , il mascolinismo, che ha come obiettivo quello di raggiungere un&apos;effettiva  uguaglianza tra uomini e donne.  Nel  1966, MYRON BRENTON, nel libro filofemminista &quot;THE AMERICAN MAN&#8221;, denunciava per la prima volta il pericolo che i problemi di questo genere, venivano affrontati solo secondo un ottica femminile.   &#200; nato un nuovo sessismo che, come dice FARREL, uno dei maggiori esponenti della corrente mascolinista - Il potere maschile &#232; ormai soltanto un mito . La realt&#224; &#232; quella di un mondo femminilizzato che pero&apos; non vuole riconoscersi come tale per continuare a sfruttare il mito del sesso debole (LE DONNE) e del sesso forte  (GLI UOMINI). Viene fatto di tutto affinch&#232; l uomo non prenda pienamente coscienza  della sua condizione. Fin da bambini, i maschi vengono educati a rifuggire dai propri sentimenti, a non parlare con nessuno, soprattutto tra uomini;  questo ha fatto si che l&apos;uomo si trovasse nell&apos;impossibilit&#224; di dissentire, di lamentarsi  come fanno sempre tutte le donne. L a condizione maschile &#232; sottovalutata. Gilmore con il suo libro &#8220;GENESI DEL MASCHILE&#8221;, mette in evidenza come in realt&#224; non si nasce uomini, ma lo si diventa attraverso riti di passaggio  che possono essere piu&apos; evidenti. Essere virili &#232; una risposta sociale,    &#232; una modalit&#224; approvata di essere maschi adulti. Cio&apos; che fa essere un uomo cio&apos; che &#232; , ed &#232; quindi il suo simbolo,  &#232; il fallo, ma gli uomini, han lasciato che quello che LACAN chiamava il significato dei significati, diventasse sinonimo di oscenit&#224;, una cosa da nascondere, un oggetto ridicolo. L&apos; uomo moderno che deve cercare di recuperare la strada : &#200; la prima volta nella storia che il giovane maschio non &#232; piu&apos; iniziato alla vita da altri maschi. L&apos; infelicit&#224; virile, infatti, non dipende dall&apos;aver perduto il potere patriarcale o dall&apos;antagonismo con la donna , ma dalla rimozione secolare degli istinti che ha separato il maschio dalla sua libido,  dalla perdita del contatto con il suo fallo. Questo ha  trasformato l uomo in sesso debole, in secondo sessso. Attraverso il genere, gli adulti impartiscono un determinato modello educativo che rispecchia l&apos;appartenenza ad un sesso o l&apos;altro e che insieme ai valori culturali, si trasforma in destino per gli individui.  TRA I VARI METODI DI INDOTTRINAMENTO, CI SONO ANCHE LA FIABE:STORIE COME CENERENTOLA, LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO, BIANCANEVE SONO TUTTE STORIE DI POVERE RAGAZZE, CHE VENGONO SALVATE AD AITANTI PRINCIPI CHE GI&#192; PRIMA DI CONOSCERLE LE AMANO INCONDIZIONATAMENTE PER&#210;,DI AMORE DELLA FANCIULLA NON SE NE PARLA MAI.
FEDERICO BONI, NEL LIBRO MAN&apos;S HELP, EVIDENZIA COME QUASI TUTTI I MAGAZINE MASCHILI, SIANO UN INNO ALLA FISICIT&#192;.SECONDO LA VISIONE MASCOLINISTA, CHE SI ESPRIME ATTRAVERSO LE PAROLE DI RIS&#200;, L&apos;UNICO MODO CHE L&apos;UOMO HA DI RICONQUISTARE IL POTERE, PRENDERE CONSAPEVOLEZZA DI STESSO, &#200; RICONQUISTARE IL PROPRO FALLO.LA MASCHILIT&#192; RITROVATA, AVR&#192; IL GIUSTO EQUILIBRIO TRA LA SUA PARTE MASCHILE E LA SUA PARTE FEMMINILE: L&apos;ISTINTO, &#200; TANTO FALLICO QUANTO UTERINO E NELL&apos;ORIGINE SESSUALE MITICA, I DUE ELEMENTI MASCHILI E FEMMINILI COLLABORANO.SCOPO DI QUESTA RICERCA DI S&#201;, SECONDO FARRELL E LA CORRENTE DI PENSIERO MASCOLINISTA QUINDI, DEVE ESSERE QUELLO DI SAPER ACCETTARE LA SFIDA LANCIATA DALL&apos;ALTRO SESSO, PERMETTENDO COS&#204; CHE CI SI POSSA OCCUPARE TANTO DELLE DONNE, QUANTO DEGLI UOMINI. KIMMEL, SOSTIENE CHE &#200; GIUNTO IL MOMENTO DI DARE SPAZIO ALLA SOCIOLOGIA DELLA MASCHILIT&#192;.BENCH&#201; IN MODI DIVERSI, OGNI SESSO PU&#210; ESSERE INTESO COME SCHIAVO DELL&apos;ALTRO E PER QUESTO NESSUNO DEI DUE PU&#210; ESSERE DEFINITO DOMINATORE O SECONDO SESSO.&#200; NECESSARIO VI SIA UN EQUILIBRIO NEL RICONOSCIMENTO RECIPROCO DELLA VULNERABILIT&#192; DEI DUE SESSI.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; Commerciale Luigi Bocconi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Dal nuovo principio dell&apos;esenzione nella tassazione dei dividendi al regime opzionale della trasparenza fiscale. Scelte di convenienza.</article-title>
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               <surName>Martucci</surName>
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      <abstract lang="it">
        <p>PREMESSA

La crescente mobilit&#224; delle persone e delle merci, l&apos;internazionalizzazione della produzione, la globalizzazione dei mercati, la caduta delle frontiere economiche, la sempre maggiore e pi&#249; rapida circolazione dei capitali hanno generato uno scenario ben diverso da quello degli anni passati, su cui era stato impostato il previgente sistema fiscale, dando risalto all&apos;inadeguatezza dei regimi tributari chiusi all&apos;interno dei confini nazionali e rafforzando la spinta verso un&apos;omogeneizzazione dei medesimi (al fine di eliminare le distorsioni provocate da squilibri nei trattamenti fiscali).
 Si &#232; verificato un fenomeno che ha radicalmente modificato il modo d&apos;essere e di operare del sistema economico tanto da rimettere in discussione tutto e da richiedere una necessaria opera di &#8220;adattamento&#8221; del nostro sistema, parallelamente a quella avviata dagli altri Paesi, al fine di garantire la maggiore uniformit&#224; possibile agli altri regimi e di conseguenza la standardizzazione e neutralit&#224; degli stessi.  
Gli obiettivi che hanno ispirato tale riforma sono dunque rappresentati principalmente dall&apos;armonizzazione e omogeneizzazione dell&apos;intero sistema fiscale, a cui si accompagnano indissolubilmente la ricerca di una maggiore competitivit&#224;, la riduzione della pressione fiscale, e una generale semplificazione delle regole operative.
 E cos&#236; con l&apos;approvazione del decreto legislativo n. 344/2003 si &#232; dato finalmente avvio a quel processo di ristrutturazione del sistema fiscale italiano, da tanto atteso, che ha seguito, e di cui ha necessariamente dovuto tenere in considerazione, la precedente riforma del diritto societario .
Riforma, quella fiscale, incentrata principalmente sulla nuova imposta sul reddito delle societ&#224;, l&apos;IRES, innovatrice rispetto alla precedente IRPEG sia per quanto attiene alla misura del prelievo che alle regole di determinazione della base imponibile; e appunto in materia di determinazione della base imponibile emerge il nuovo sistema di detassazione dei dividendi societari e l&apos;introduzione dei regimi opzionali di tassazione consolidata di gruppo, nazionale e mondiale, e di imputazione per trasparenza dei redditi delle societ&#224; di capitali.
Naturalmente si tratta di misure strettamente e logicamente interrelate l&apos;una con l&apos;altra all&apos;interno di un pi&#249; ampio sistema unitario di notevole impatto innovativo, e che per tali motivi richiederebbero uno studio articolato, complesso, dedicato sia all&apos;analisi di ognuno di tali istituti, in s&#233; considerato e isolatamente dagli altri, sia, proprio perch&#233; di &#8220;sistema&#8221; si tratta, ad un esame integrato di ciascuno di essi, con particolare riguardo agli effetti scaturenti dalle interrelazioni degli stessi, e dunque alle ripercussioni provocate dalle peculiarit&#224; di ciascuno su quelle degli altri.
Con questo lavoro non mi assumer&#242; un cos&#236; &#8220;coraggioso&#8221; e &#8220;audace&#8221; compito, ma pi&#249; semplicemente mi concentrer&#242; sullo studio di una parte di questo vasto sistema innovativo, e in particolare sull&apos;analisi del nuovo regime opzionale della trasparenza fiscale, la cui ragion d&apos;essere risiede nel sistema dell&apos;esenzione nella tassazione dei dividendi.
Dunque, fatte queste preliminari e necessarie considerazioni, mi dedicher&#242; ab initio a una breve analisi del nuovo regime di tassazione dei dividendi, per poi dedicarmi nei successivi due capitoli, ad un pi&#249; approfondito e dettagliato esame del regime della trasparenza fiscale, sia di quella intersocietaria &#8211; ex art.115 T.U. - sia di quella delle SRL a ristretta base partecipativa &#8211; ex art. 116 T.U. - .
Concludo infine anticipando che non arriver&#242; a stabilire una generalis lex applicabile e valida in assoluto che consenta di pervenire &#8220;ad una sola ed unica Soluzione&#8221;, la pi&#249; conveniente e vantaggiosa (in termini di convenienza fiscale), perch&#233;, non trattandosi di una &#8220;Scienza esatta&#8221;, inconcepibile ed inverosimile in una realt&#224; complessa e multiforme quale quella attuale.
Mi propongo tuttavia di dare un quadro generale di quelli che sono i lineamenti del nuovo regime ordinario di tassazione dei dividendi e di quello opzionale della trasparenza, cosicch&#233; si possano percepire gli effetti, positivi o negativi, che la scelta dell&apos;uno o dell&apos;altro determiner&#224; in capo alla societ&#224;.
Si tratter&#224; poi di analizzare, di volta in volta, il caso concreto, tenendo conto di tante variabili, probabilmente sempre differenti e comunque non definibili a priori, di fare delle considerazioni certamente di convenienza economica, ma non solo, e di riuscire a percepire, infine, quale peso e quale incidenza ciascuna di queste considerazioni abbiano relativamente alla situazione societaria in oggetto.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>ms-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bergamo</publisher-name>
        <publisher-loc>Bergamo</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Viandante sul mare di nebbia: life skills per la promozione del benessere in RSA</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Al giorno d&apos;oggi in Italia la tematica dell&apos;anzianit&#224; sembra divenire sempre pi&#249; centrale in ambito medico-assistenziale, ma molte volte ci si dimentica del fatto che gli anziani sono persone portatrici di bisogni e desideri psicologici e sociali di importante rilevanza. 
Le demenze e i problemi fisici che portano alla non-autosufficienza non bastano per spiegare la poca attenzione che a volte si pone alle sfere intima e relazionale delle persone inserite in Residenze Sanitario Assistenziali (RSA).
Il mio elaborato &#232; nato dall&apos;esperienza lavorativa svolta presso una grande RSA di Bergamo. Ho toccato tematiche quali: la dimensione organizzativa-istituzionale, le visoni attorno alla malattia e alla cura, la persona anziana, l&apos;animazione, la comunicazione, la famiglia. Ho inoltre proposto un modello pratico per individuare i bisogni/desideri dell&apos;anziano, riportando un esempio pratico di ricerca qualitativa su un&apos;intervista.
</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Napoli - Federico II</publisher-name>
        <publisher-loc>Napoli</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">La comunicazione di marketing delle imprese internazionali</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro analizza la comunicazione messa in atto dalle imprese che operano in ambito internazionale. 
Nella parte iniziale, che funge essenzialmente da introduzione, si descrivono le caratteristiche delle imprese internazionali in generale, della globalizzazione come fenomeno storico-sociale-economico ed i diversi tipi di comunicazione che l&apos;impresa deve realizzare nei confronti dei propri stakeholders (comunicazione sociale, interna, di marketing...) 
Il centro del lavoro descrive perch&#232; la comunicazione aziendale sia tanto importante per le imprese internazionali, in virt&#249; della attuale situazione competitiva, ma anche quali problematiche si presentano ad ogni azienda nel momento in cui deve comunicare con un&apos;audience internazionale e pertanto eterogenea. Si analizza il &quot;dilemma della standardizzazione e della differenziazione&quot; (Theodore Levitt) della politica di comunicazione di marketing. 
Vengono poi trattati altri aspetti della comunicazne di marketing, a cominciare daal&apos;immagine, primo elemento a disposizione delle imprese per comunicare la propria esistenza e le proprie qualit&#224;, con particolare attenzione alle distorsioni che essa pu&#242; subire quando un&apos;impresa decide di espandere la propria attivit&#224;. Viene definita la politica di branding e le sue carattirstiche nell&apos;impresa internazionale, alle prese sempre con la scelta tra un branding globale ed uno nazionale.
Vengono poi analizzati i diversi strumenti di comunicazione ascopo promozionale, a partire dalla pubblicit&#224;, sicuramente il pi&#249; diffuso, per continuare con gli altri mezzi a disposizione delle aziende (sponsorship, merchandising, fiere, personale di vendita...). 
Il lavoro si chiude, infine, con una breve trattazione di un caso aziendale.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Bologna</publisher-name>
        <publisher-loc>Bologna</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il piano di Marketing: sviluppo e attuazione - Il caso Mungo</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il lavoro si concentra sul tema del marketing nel settore Business to Business. Si tratta di un case study applicato a Mungo Italia, un&apos;azienda italiana che opera nel settore dei sistemi di fissaggio. Il lavoro svolto si &#232; concentrato sull&apos;analisi dell&apos;azienda ed in particolare del suo piano di marketing. In realt&#224; il piano di marketing nell&apos;azienda &#232; stato ricostruito passo dopo passo, dal momento che non esisteva un piano di marketing ben definito al momento della nascita dell&apos;azienda. 
L&apos;originalit&#224; e l&apos;interesse di questo lavoro risiede nell&apos;elemento che si tratta di un&apos;azienda giovane, fondata appena un anno fa, composta di poche persone e che opera in un settore prettamente industriale. 
Il lavoro si divide in tre parti. In una prima parte, pi&#249; didattica, si riprendono alcuni concetti accademici con i quali viene strutturato un esempio di piano di marketing. Nella seconda parte, dopo un breve capitolo sull&apos;inquadramento dell&apos;azienda, si passa all&apos;applicazione al caso Mungo del modello di piano di marketing. Nella terza ed ultima parte si conclude il lavoro con l&apos;analisi dei risultati di un&apos;indagine di mercato effettuata nel mese di settembre 2004 nei rivenditori di prodotti di fissaggio. Tale indagine &#232; servita per ottenere dei dati tangibili su cui esprimere delle valutazioni in merito al primo anno di attivit&#224; dell&apos;azienda e ai risultati fin qui raggiunti dal suo management.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Il sistema EDGES: un sistema distribuito di agenti per la ricerca ed il filtraggio di informazioni in Internet</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>I pi&#249; comuni strumenti di supporto alla ricerca di informazioni in Internet sono basati su due diverse filosofie: gli strumenti che tentano di ordinare le informazioni presenti (le cosiddette &#8220;directory&#8221; che classificano i siti per categorie) e quelli che tendono a soddisfare di volta in volta le diverse richieste fornendo i documenti che pi&#249; si avvicinano alle esigenze dell&apos;utente (i motori di ricerca).
Ordinare le risorse disponibili nel Web e&apos; come cercare di costruire una enorme biblioteca virtuale con le sue sezioni specializzate, gli schedari per trovare le informazioni e cos&#236; via. Un servizio di questo tipo &#232; sempre incompleto, visti i ritmi di crescita del Web, ma ha il vantaggio di portare rapidamente l&apos;utente ai siti &#8220;giusti&#8221;, punto di partenza per la ricerca delle informazioni volute.
I motori di ricerca invece cercano fra tutti i documenti del Web quelli che soddisfano la richiesta dell&apos;utente, espressa attraverso la presenza di determinate parole chiave o di combinazioni di parole chiave. Tali strumenti sono molto potenti ma la ricerca per parole chiave pu&#242; risultare difficile e spesso restituisce un gran numero di documenti se non si ha una buona esperienza nella formulazione della richiesta.
Gli strumenti descritti sono per&#242; insufficienti per chi non ha chiare richieste specifiche o per chi intraprende lo studio di un determinato argomento e quindi non sa ancora come ottenere le informazioni volute. Un ideale strumento di supporto nella ricerca delle informazioni dovrebbe essere in grado di interpretare la richiesta dell&apos;utente, anche se e&apos; formulata in maniera libera (cio&#232; non vincolata a parole chiave o sintassi complicate ed innaturali), svolgere la ricerca in modo indipendente e presentare i risultati ordinati secondo un valido criterio di attinenza alla richiesta. Un tale strumento pu&#242; essere realizzato solo ricorrendo a tecniche di intelligenza artificiale ed in particolare agli agenti intelligenti, entit&#224; software che
godono di alcune propriet&#224; quali autonomia, reattivit&#224;, mobilit&#224;, capacit&#224; di comunicazione, abilit&#224; sociale, e che sono oggi diffusi in molti campi di applicazione. Grazie alle loro doti di indipendenza e alla loro abilit&#224; sociale gli agenti possono portare a termine la ricerca di informazioni senza che l&apos;utente debba preoccuparsi del come la portano a termine.
L&apos;utente deve solo raccogliere i risultati ed eventualmente correggere il comportamento dell&apos;agente per migliorarne le prestazioni.
Le possibili applicazioni in Internet degli agenti intelligenti (quali la ricerca di informazioni il commercio elettronico, la riparazione e prevenzione dei guasti) e la necessit&#224; di sfruttare al meglio le risorse di rete ha portato allo sviluppo degli agenti mobili, agenti capaci di sospendere la propria esecuzione, migrare in un altro server e riprendere il lavoro interrotto.
Per facilitare la creazione di agenti mobili in Internet e&apos; stata creata una estensione del linguaggio Java la classe Aglet. Le aglet, oggetti creati attraverso le istanze della classe Aglet, &#8220;vivono&#8221; in un &#8220;ambiente&#8221; software denominato contesto dove possono compiere alcune operazioni come comunicare fra loro e con gli utenti, clonarsi, spostarsi da un contesto in un host ad un altro, e cos&#236; via.
In questa tesi &#232; proposto il sistema EDGES (EDucational aGEnt Server), un sistema distribuito di agenti intelligenti, fruibile attraverso Internet, e sviluppato in linguaggio Java usando la classe Aglet, capace di offrire un insieme di servizi per il recupero ed il filtraggio delle informazioni.
Il sistema EDGES pu&#242; essere pensato come un insieme di server, ognuno dei quali identificato da un contesto, contenente un insieme di agenti. In particolare in ogni server EDGES sono presenti:
- un insieme di agenti, che chiameremo agenti Master, dedicati ad assistere l&apos;utente nella ricerca di informazioni. Ogni utente ha un proprio agente Master che raccoglie le richieste di informazioni, cerca le informazioni sia in Internet sia negli altri server del sistema e presenta i risultati ottenuti;
- un insieme di agenti, gli agenti Specifici, ognuno con il compito di gestire un certo insieme di documenti monotematici per mezzo di una rete neurale autorganizzante ad apprendimento non supervisionato (nota in letteratura come Self-Organizing Feature Map). Tale rete neurale e&apos; capace di classificare i documenti raggruppando quelli di argomento simile ed ordinando tali gruppi in modo che quelli su argomenti simili si trovino vicini fra loro sulla mappa. La mappa creata dalla rete neurale e&apos; usata sia per restituire i documenti attinenti ad una data richiesta, sia per filtrare i documenti ottenuti da una ricerca in Internet;
- una lista contenente l&apos;insieme degli indirizzi Internet di altri server del sistema. Tale sistema rende pi&#249; facilmente accessibili, attraverso un metodo pi&#249; completo e mirato che non quello dei motori di ricerca, le collezioni monotematiche di documenti gestite dagli agenti Specifici e</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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  <article>
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        <publisher-name>Universit&#224; Cattolica del Sacro Cuore di Milano</publisher-name>
        <publisher-loc>Milano</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">L&apos;arte terapia in carcere: valenze terapeutiche e risocializzanti</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Questa tesi propone una riflessione circa la possibilit&#224; di progettare e realizzare spazi di arte terapia in ambito penitenziario, con lo scopo ultimo di indagare le valenze terapeutiche e risocializzanti attribuibili a tale intervento creativo.
Il lavoro &#232; diviso in due parti: una prima parte, suddivisa in quattro capitoli, dedicata all&apos;approfondimento di una serie di tematiche generali che costituiscono il quadro di riferimento all&apos;indagine successiva che, nella seconda parte, si focalizza sull&apos;arte terapia in carcere. Nel primo capitolo ho analizzato la possibilit&#224; di concepire spazi di terapia in contesti non convenzionali, prendendo in considerazione il carcere come esempio di tale speculazione. Nel secondo capitolo la riflessione riguarda in particolare l&apos;ambito penitenziario, l&apos;Ordinamento odierno, la presenza degli psicologi in carcere e un&apos;analisi approfondita dei bisogni che caratterizzano gli esseri umani detenuti. Nel terzo capitolo si parla della sofferenza mentale in carcere, attraverso una serie di contributi di autori come Goffman E. e Clemmer D. che hanno studiato tale argomento, mentre nel quarto segue un approfondimento sull&apos;arte terapia, sulla storia che caratterizza tale metodo terapeutico e sulle sue principali funzioni e applicazioni. 
La seconda parte della tesi riporta una serie di interventi, stranieri e italiani, di arte terapia in carcere, concludendosi con la descrizione delle attivit&#224; avvenute nella Casa Circondariale San Vittore di Milano e seguite da me personalmente attraverso un&apos;esperienza diretta. Il racconto del caso studio di San Vittore &#232; corredato da una serie di immagini che aiutano la comprensione dell&apos;attivit&#224; arteterapeutica.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Catania</publisher-name>
        <publisher-loc>Catania</publisher-loc>
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          <article-title lang="it">Paul Val&#233;ry</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>   Biografia ed evoluzione del pensiero di Paul Val&#233;ry, il pi&#249; grande poeta francese del ventesimo secolo e i cui temi di notevole attualit&#224; e profondit&#224; non possono essere ignorati dagli intellettuali senza palesare considerevoli lacune culturali. La tesi &#232; divisa in due parti: nella prima &#232; trattato l&apos;uomo Val&#233;ry; nella seconda sono esposte cronologicamente alcune opere essenziali per una migliore comprensione del pensiero val&#233;riano. 
   Disse una volta Bergson: &#8220;Ce qu&apos;a fait Val&#233;ry, devait etre tent&#233;.&#8221; 
   Tutto intorno a noi si fa pi&#249; grande e complesso, direi straordinario. Le scienze negli ultimi anni hanno progredito in modo inverosimile; l&apos;uomo ha tentato il salto verso mete ignote, ma si &#232; provveduto di mezzi distruttori che minacciano il suo avvenire.
    Paul Val&#233;ry con un&apos;esistenza spesa ad un ostinato perfezionamento dell&apos;intelletto ha voluto indicarci la strada: raggiungere un equilibrio tra le forze materiali della tecnica e quelle dello spirito rimuovendo errori di pregiudizi e di orgoglio.
     Aveva detto Faust al Discepolo:
     &#8220;Il est genant et fatigant de faire figure de grand homme: ceux qui s&apos;y plaisent font piti&#233;.&#8221;
    Paul Val&#232;ry, attraverso i suoi personaggi, tutti al di sopra della norma, ci ha dato un esempio del metodo che bisognerebbe seguire per il perfezionamento, al pi&#249; alto grado, del nostro spirito. E questo perfezionamento egli voleva raggiungere con l&apos;intelletto.
    In &#8220;Cahier B 1910&#8221; egli aveva scritto:
    &#8220;Le bien et le mal sont baptis&#233;s intelligence et sottise et les intellectuels ont une conscience de ces qualit&#233;s tout analogue &#224; celle que les moraux ont du bien et ou du mal.&#8221;
    </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Udine</publisher-name>
        <publisher-loc>Udine</publisher-loc>
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          <article-title lang="en">The role of secondary airports after air service market deregulation and the phenomena of low-cost airlines. Case study: Ronchi dei Legionari</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>before deregulation of air service sector, airlines in Europe concentrated on hub airports. The role of non-hub airports was to feed the hubs. Non-competing airlines used hubs as points of interlining, capacity sharing and price collusion.
The pre-deregulation system of air service regulation in Europe left most airports largely empty, and this was also the case of Ronchi dei Legionari airport.
After airlines market deregulation the phenomena of low fare airlines took place. Of course, the fare savings were obviously the major initial attraction which drew a part of passemgers to the secondary airports.
Section 2 gives an explanation of characteristics and benefits grought by low cost carriers. Section 3 examines the secondary airports situation illustrating the development caused by low fare airlines, the revenues and the competition among airports. Section 4 takes in consideration the case of Triest airport, presenting its characteristics. section 5 contains concluding remarks. </p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Perugia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il paesaggio agrario e le politiche paesaggistiche della regione Umbria</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tesi risulta composta da cinque capitoli. Nel primo si introduce il lettore alla tematica del paesaggio in generale e del paesaggio agrario in particolare ricorrendo alle diverse definizioni che nel tempo sono state adottate  e ai concetti di modello di paesaggio, tutela e piani paesistici. Nel secondo capitolo sono passate in rassegna le politiche paesaggistiche attuate a livello nazionale partendo dai criteri base dettati dalla Convenzione europea del Paesaggio fino ad arrivare agli interventi di politica paesaggistica previsti dalla Politica Agricola Comunitaria. Particolare attenzione &#232; stata rivolta alle novit&#224; apportate dal &#8220;Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio&#8221; che definisce il nuovo corso degli interventi paesaggistici in Italia.
Nel terzo capitolo sono stati esaminati gli interventi messi in atto dalla regione Umbria per tutelare e salvaguardare il paesaggio umbro attraverso lo studio e l&apos;analisi  del Piano Urbanistico Territoriale (PUT), dei  Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP)  e  del Piano di Sviluppo Rurale (PSR).  Nel capitolo successivo &#232; stata riportata la rassegna effettuata relativamente alle tecniche di valutazione del paesaggio sia di tipo monetario che di tipo non monetario nonch&#233; la descrizione del modello Determinanti, Pressioni, Stato, Impatti e Risposte (DPSIR) utilizzato per analizzare la situazione  paesaggistica nelle province umbre.
Nel quinto e ultimo capitolo &#232; stato descritto il percorso seguito per realizzare un Sistema Informativo Territoriale  per la lettura e l&apos;analisi del territorio rurale e del paesaggio nella zona di Citt&#224; di Castello. Sono riportati, inoltre, degli spunti per l&apos;analisi qualitativa del paesaggio agricolo nell&apos;area di studio, l&apos;analisi della Visibilit&#224; e la valutazione del paesaggio con il software Fragstat. Alcune considerazioni conclusive chiudono il lavoro.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Perugia</publisher-name>
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          <article-title lang="it">La comunicazione pubblica e il cambiamento del rapporto tra PA e cittadini: il caso del Comune di Altamura</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La comunicazione &#232; un elemento di estrema innovazione, soprattutto se introdotta e utilizzata in un contesto, come quello della PA, tradizionalmente caratterizzato da burocrazia e autoreferenzialit&#224;.
Nel Meridione del nostro paese si accusa in questo senso un forte ritardo; di qui la decisione di analizzare la situazione della Provincia di Bari in generale e del Comune di Altamura in particolare, considerando come fulcro del discorso l&apos;URP e la sua realizzazione nel contesto comunale, e come strumento le metodologie della ricerca sociale&#8230;  
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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          <article-title lang="it">La motivazione nelle politiche aziendali. Il caso: Getrag SpA</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Con questo lavoro di tesi ho voluto approfondire il tema della motivazione del personale. Mi sono chiesta quanto una persona, operaio, impiegato, quadro, dirigente che sia, fosse motivata a lavorare bene dal denaro. Quanto oggi lo stipendio influisce sul benessere di un uomo, oggi che vivviamo nel mondo della precariet&#224;?</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Pisa</publisher-name>
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          <article-title lang="it">JJPF: uno strumento per calcolo parallelo con JINI</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Studio, Progettazione e Realizzazione di un framework per il calcolo distribuito per applicazioni High Performance.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Urbino</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Il trattamento della malattia mentale. Il CSM di Rimini</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Sotto la spinta degli scritti di Goffmann, Laing e Foucault, negli anni Sessanta del XX secolo emerge una generale insoddisfazione nella psichiatria tradizionale fino a portare l&apos;Italia, grazie anche allo spirito riformatore di F. Basaglia,  all&apos;emanazione, nel maggio del 1978, della legge n. 180, la cosiddetta &#8220;legge Basaglia&#8221;, la quale chiude i manicomi e riconsegna al malato i suoi diritti di cittadinanza.
Attraverso la 180, viene superata ogni concezione custodialistica della malattia mentale passando dal manicomio alle strutture e ai servizi territoriali che consentono al cittadino di vivere la sua sofferenza psichica mantenendo i legami con la societ&#224; di cui resta membro. Fino a quel momento l&apos;esistenza dei manicomi veniva giustificata dalla condizione imprevedibile e spesso pericolosa dei soggetti &#8220;alienati&#8221; la cui figura, sempre pi&#249; spesso, si affiancava e si confondeva con quella dei delinquenti.
Se &#232; vero che la malattia mentale &#232; il risultato di una costruzione sociale cos&#236; come lo &#232; la devianza, allora &#232; necessario andare a studiare il contesto sociale in cui avviene, le modalit&#224; attraverso cui il processo si compie e i modi di cura e trattamento che l&apos;istituzione e la societ&#224; stessa offrono al malato. Per questo motivo ho proseguito con una descrizione dei servizi offerti dal Centro di Salute Mentale della mia provincia: il CSM di Rimini, facendo emergere funzioni e disfunzioni alla luce delle teorie di sociologi come Lemert, Scheff e Goffmann. 
Essi, compiendo studi sulla devianza e presupponendo un&apos;interpretazione sociale della malattia mentale come  allontanamento dalla &#8220;normalit&#224;&#8221;, concludono che la reazione sociale e il controllo sociale hanno un effetto determinante sulla costruzione sociale dell&apos;identit&#224; dell&apos;individuo. Il processo di costruzione sociale del malato giunge a compimento nel momento in cui la societ&#224; riconosce in lui quel ruolo ed egli stesso si identifica come tale.

Metodologia usata:
La decisione di effettuare una frequenza volontaria all&apos;interno del Centro di Salute Mentale di Rimini &#232; stata supportata dall&apos;idea che la maggior conoscenza della sua organizzazione mi avrebbe aiutato a comprendere meglio il percorso istituzionale che ha portato all&apos;emanazione della 180 e l&apos;attuale condizione dei servizi psichiatrici attuali. Lo stage &#232; stato effettuato lungo un periodo di quattro mesi durante i quali ho svolto il ruolo di osservatrice non partecipante, basato soprattutto su osservazioni fatte dentro e fuori la struttura e su colloqui informali con i diversi operatori. 
Superato il dubbio che la mia posizione potesse mettere a disagio il paziente o gli operatori stessi durante il loro lavoro, ho continuato ad annotare tutto ci&#242; che ritenevo interessante su un taccuino per poi rielaborare le informazioni. 
La possibilit&#224; di accedere alla biblioteca del Centro, di girare liberamente all&apos;interno della struttura e di accompagnare  e seguire gli operatori nel loro lavoro quotidiano, mi ha permesso di osservare da vicino le funzioni del CSM e le modalit&#224; con le quali tenta di realizzare gli obiettivi proposti.

Principali risultati raggiunti:
La nuova proposta di legge Burani Procaccini mette in discussione l&apos;efficacia dei servizi territoriali psichiatrici che, con Basaglia e i suoi collaboratori,  hanno segnato uno spartiacque importante nella storia della psichiatria.
Proprio oggi che riaffiora il dibattito socio-politico sulla questione della malattia mentale e del suo trattamento, ritornano attuali gli studi fatti da Lemert, Goffmann e Scheff, alla luce dei quali la nuova proposta di legge parrebbe solamente un ritorno alla psichiatria custodialistica. 
L&apos;osservazione condotta circa il lavoro degli operatori del Centro di Rimini, mi ha permesso di capire come oggi viene vista la legge 180, che ormai venticinque anni fa ha riformato il campo della salute mentale, quali sono le lacune che ha lasciato e le prospettive verso le quali ci si propone di andare.
Presupponendo che la gestione della malattia mentale attualmente non &#232; considerata di pertinenza esclusivamente della medicina psichiatrica, ma ritenuta legata al contesto generale e quindi richiede per il suo trattamento un approccio anche &#8220;sociale&#8221;, ho ritenuto necessario procedere dapprima con una ricostruzione storica della follia, proseguendo con l&apos;iter politico-istituzionale che ha portato alla legge 180 fino alla materializzazione dei suoi contenuti con la sostituzione dei manicomi e la costruzione dei Servizi Dipartimentali. La descrizione del CSM di Rimini rientra nell&apos;obiettivo di analizzarne le funzioni e di far emergere eventuali disfunzioni nel trattamento delle patologie mentali.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
  </article>
  <article>
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          <article-title lang="it">La politica agricola comunitaria: alcuni effetti distorsivi</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Lo scopo del presente elaborato &#232; quello di evidenziare l&apos;evoluzione della politica agricola comunitaria (PAC) nell&apos;ambito delle Comunit&#224; europee, dalla sua istituzione ad oggi, nonch&#233; gli strumenti approntati ed utilizzati per raggiungere gli scopi prefissati da tale politica comunitaria.

La tesi affronta inizialmente l&apos;argomento dell&apos;istituzione e dell&apos;evoluzione del mercato unico comunitario, per poi concentrarsi sulle politiche comunitarie ed in particolare sulla politica agricola, di cui se ne evidenziano scopi ed evoluzione attuale. 

Una parte dell&apos;elaborato &#232; dedicata a dei cenni introduttivi sulle Comunit&#224; europee; sono dedicati inoltre  due separati capitoli al bilancio ed al sistema impositivo comunitario, quali strumenti fondamentali per l&apos;attuazione concreta ed il controllo di tutte le politiche comunitarie.

Il lavoro prosegue incentrando il discorso sulle organizzazioni comuni dei mercati (OCM) e sui fondi comunitari, entrambi strumenti operativi della politica agricola comunitaria, evidenziando la loro evoluzione alla luce della recente riforma della PAC, i cui effetti sono operativi gi&#224; dal 1&#176; gennaio 2005, anche in Italia.

La tesi, in conclusione, analizza le finalit&#224; della pregressa e consolidata politica agricola, ponendone in evidenza alcune discrasie strutturali e le distorsioni apportate ai mercati, con i conseguenziali effetti deleteri sul bilancio comunitario (quindi sui contribuenti-consumatori) e sugli stessi produttori, nonch&#232; sull&apos;ambiente rurale.

Questo, nonostante l&apos;illusorio beneficio apportato dagli aiuti.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
    </front>
    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Cagliari</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Tecniche per la valutazione del ritardo end to end nelle reti ATM</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>La tecnologia Asynchronous Transfer Mode (ATM) &#232; stata scelta come standard di comunicazione per le reti a larga banda come B-ISDN (Broadband Integrated Services Digital Network, rete integrata di servizi digitali a larga banda).
ATM &#232; stata sviluppata allo scopo di garantire un&apos;elevata velocit&#224; di trasmissione unita ad una garanzia di Qualit&#224; di Servizio (QoS) offerta, che diventa fondamentale nel momento in cui si devono offrire servizi in tempo reale, come le chiamate telefoniche, il video-on-demand e la videoconferenza. La possibilit&#224; di fornire una certa QoS agli utenti, a differenza d&apos;altre tecnologie che forniscono solo servizi di tipo &#8220;Best Effort&#8221;, rende ATM una tecnica di trasmissione particolarmente adatta per le future reti di telecomunicazioni.
Nella tesi si affronta proprio il problema della misura della QoS in termini di ritardi end-to-end in una rete ATM con topologia arbitraria, nella quale convergono servizi voce, dati-real time e dati-non real time, descrivendo tre tecniche che possono essere utilizzate per la determinazione di tali ritardi.
Le tre tecniche usate appartengono a due approcci differenti: un approccio decomposto ed un approccio integrato.
Sono state analizzate e confrontati i risultati di performance su reti esempio facendo uso dei tre metodi, prendendo in considerazione come parametri d&apos;ingresso, i rate medi a lungo termine ed i parametri di burstiness delle connessioni.
Dall&apos;analisi dei tre metodi si &#232; osservata una dipendenza dei ritardi end-to-end dalle caratteristiche del flusso di traffico immesso in rete, dal tipo di scheduling usato, dalla topologia, oltre che dal carico in rete e dalla capacit&#224; dei links; in ogni caso i risultati ottenuti sono soddisfacenti (ritardi contenuti), anche se i metodi integrati forniscono delle performance migliori (ritardi inferiori) rispetto al metodo decomposto.
La metodologia sviluppata per la valutazione del ritardo end-to-end su reti ATM, pu&#242; essere utilizzata per la predizione della QoS in funzione del traffico e della configurazione della rete.
</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="en">Fantasy - A brief Story from William Shakespeare to the Present Days</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>This text has the intention to find a common ground in both history and literature for the growing of fantasy novels in our century. It&apos;s a brief travel which begin on the XVI century and ends in the present. The analysys of the literature goes on side by side with the artistic and musical one.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">Due traduzioni ceche del Poema Gory di Marina Cvetaeva</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il mio lavoro voleva esaminare le due traduzioni esistenti in ceco del Poema Gory della poetessa russa Marina Ivanovna Cvetaeva, realizzate rispettivamente da Jana &amp;#352;troblov&#225; e Hana Vrbov&#225;, allo scopo di mostrare le tecniche utilizzate per conservare gran parte delle peculiarit&#224; dell&amp;#8217;originale nella lingua di arrivo e di evidenziare le differenze d&amp;#8217;interpretazione tra le due versioni. 
Il processo di traduzione di un testo poetico presenta infatti notevoli difficolt&#224;, dovute in primo luogo alla polisemia e alla voluta ambiguit&#224; di alcuni termini e di interi enunciati che spesso non possono essere mantenuti come tali, ma richiedono un&amp;#8217;interpretazione da parte del traduttore. In secondo luogo, per ottenere un testo il pi&#249; possibile equivalente per qualit&#224; artistica all&amp;#8217;originale, una traduzione poetica deve necessariamente trasmettere nella lingua di arrivo tutte quelle particolarit&#224; foniche e metriche che spesso non sono fini a s&#233; stesse, bens&#236; anch&amp;#8217;esse portatrici di significato. Questo &#232; particolarmente vero per una poetessa come la Cvetaeva, che ama giocare con i termini in rima e accostare vocaboli fonicamente simili per instaurare particolari rapporti semantici. La comune origine slava delle lingue russa e ceca spesso facilita il mantenimento di alcuni di questi procedimenti che in altre lingue andrebbero persi, primo fra tutti la fondamentale associazione tra i termini &#171;&amp;#1075;&amp;#1086;&amp;#1088;&amp;#1072;&#187; &amp;#1077; &#171;&amp;#1075;&amp;#1086;&amp;#1088;&amp;#1077;&#187;. Tuttavia, questo non &#232; sempre vero e in alcuni casi le differenze comunque notevoli tra le due lingue relativamente ad aspetti fonetici, morfologici e sintattici rende impossibile riprodurre nella lingua di arrivo fenomeni significativi presenti nell&amp;#8217;originale. 

Il lavoro si apre con una breve introduzione di carattere storico-biografico, Marina Cvetaeva a Praga, che descrive il rapporto della Cvetaeva con la capitale ceca dove visse in esilio dal 1922 al 1925. Il secondo capitolo &#232; invece dedicato pi&#249; dettagliatamente all&amp;#8217;esposizione di caratteristiche e significati del Poema Gory, ispirato alla poetessa dall&amp;#8217;infelice storia d&amp;#8217;amore con K. B. Rodzevi&amp;#269; e incentrato sulla trasfigurazione della &amp;#8220;montagna&amp;#8221; che da semplice colle praghese diventa personaggio e scenario dell&amp;#8217;intera opera. Nel terzo capitolo, Problemi della traduzione, viene invece dato spazio ad alcune considerazioni sul processo della traduzione attraverso la presentazione di alcune delle pi&#249; importanti riflessioni teoriche riguardanti il tema della traduzione letteraria.
La parte pi&#249; consistente del lavoro, corrispondente al capitolo quarto, &#232; infine costituita da un&amp;#8217;analisi strutturata in diversi paragrafi che corrispondono ai criteri di confronto impiegati nell&amp;#8217;esaminare le due traduzioni. Dopo una breve presentazione delle due traduttrici ho preso in considerazione in primo luogo le differenze tra i testi in lingua ceca e l&amp;#8217;originale russo dovute alle diversit&#224; tra le due lingue. Successivamente mi sono occupata del rispetto delle qualit&#224; foniche del poema da parte delle due traduttrici e mi sono soffermata sul loro comportamento nei confronti dei procedimenti stilistici adottati dalla Cvetaeva, quali l&amp;#8217;uso di enjambements, parallelismi e tropi di diversa natura. Infine, ho preso in esame le modifiche che hanno subito alcune immagini nel passaggio dal testo di partenza a quelli di arrivo, nonch&#233; i criteri che hanno portato alla scelta dei vocaboli nelle traduzioni, con riferimento anche al condizionamento esercitato in questo senso dalle regole metriche.

</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Cassino</publisher-name>
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          <article-title lang="it">11 Settembre 2001: Un Giorno Qualunque</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>	UNA STORIA DEL NUOVO MILLENNIO

L&apos;alba del nuovo Millennio sorge con il timore che la tecnologia ci abbandoni. Il Millenium Bug, piccolo errore irrisolto nel linguaggio informatico, ha il potere di riportarci indietro di un secolo, spegnere le luci elettriche delle nostre case, far tacere radio e tv, costringerci almeno per un po&apos; a fare a meno delle nostre certezze e a vivere nelle ombre di una candela accesa. Passata tranquillamente la fatidica mezzanotte dell&apos;anno duemila, il genere umano, quello abituato alla sua tecnologia tascabile, fa appena in tempo ad accennare un sorriso per lo scampato pericolo che si trova a fronteggiare paure e nemici ben pi&#249; reali di un computer impazzito. Messaggero di paura, ancora una volta, uno strumento elettronico.

Le icone dell&apos;11 settembre 2001 , nell&apos;immaginario collettivo di chi ha vissuto quell&apos;esperienza dallo schermo di un televisore, sono un aereoplano, che placidamente vira per colpire il suo bersaglio, e un grattacielo. Dopo il primo sgomento, quella scena e le seguenti vengono paragonate ad un brutto film per il quale nessuno pagherebbe l&apos;ingresso al cinema tanto la trama &#232; inverosimile. La Terra colpita da un meteorite o un tornado che spazza via intere regioni sono possibilit&#224; concrete, un aereo che entra volontariamente in rotta di collisione con un grattacielo frequentato da almeno quarantamila persone non &#232; concepibile da mente &#8216;umana&apos;. Eppure l&apos;onnipresente occhio mediatico &#232; l&#236; a riprendere l&apos;orrore reale ben pi&#249; di una volta quel giorno, a testimoniare l&apos;innegabile, a invadere il privato senza chiedere il permesso per trasmettere il suo messaggio al mondo. 
Visivamente le immagini amatoriali che tutti abbiamo visto non hanno nulla di cos&#236; tremendo, sono astratte, al punto da non farci credere che stia succedendo qualcosa di irreparabile. La sterilit&#224; di quei primi fotogrammi del disastro ci ha regalato l&apos;inganno di essere spettatori di un film. Solo con la ripetizione all&apos;infinito di quelle immagini, arricchite di dettagli sempre pi&#249; particolareggiati con il trascorrere del tempo, l&apos;inganno iniziale diventa realt&#224;, realizzando in noi l&apos;orrore e donandoci la sensazione che un&apos;era terribile sia iniziata. 

</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Libera Universit&#224; di Lingue e Comunicazione (IULM)</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Da pubblico a privato: Il Museo Virtuoso. La Fondazione MIC di Faenza.</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Passaggio della gestione del museo da pubblico a privato: prendendo a modello i musei americani. analisi del bilancio e delle tecniche promozionali prima e dopo il passaggio da ente pubblico  a Fondazione privata. Visita al museo all&apos;interno di un percorso turistico-culurale della citt&#224; di Faenza.</p>
      </abstract>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#65533;&#65533; della Svizzera Italiana</publisher-name>
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          <article-title lang="en">Web Accessibility: a Blind Look at the &apos;&apos;Pompeii Website&apos;&apos;</article-title>
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      <abstract lang="en">
        <p>Web accessibility has been analyzed focusing on the blind user according to the current international standards. After a wide-ranging look at the web accessibility in general and the methods that blind people utilize to surf the web, a collection of heuristics of different institutions has been defined. The elaboration of these guidelines through a communicative perspective provided a list of heuristics
ordered by technical heuristics (referring to technical errors that can be easily removed following the instruction of checklists) and communicative heuristics (referring to logical and structural problems at a higher level of the communication). The case study&apos;s website has been analyzed (www.pompeiisites.org) and blind users have been tested both to get in touch with the problem and to analyze new accessibility heuristics. As result of these two analyses, six new accessibility heuristics emerged:
1) Structure lists in a hierarchical way
This will reduce the access time to an item in a list.
2) Translate the corporate identity
This will help communicators to transmit the corporate identity of a company
3) &#8220;Rheme first&#8221; as general rule (in labels, alt tags and headings) Applying the linguistic principle of theme-rheme, stressing on the rheme will sensibly reduce the skipping time when reading labels, alt tags and
headings.
4) Alternative text building
This will help the web content creator to create smart alternative texts.
5) Navigate sections through links
This is an extension of a WED guideline that gives the possibility to the user to navigate into sections not only with headings, but also using links.
6) Change language during the navigation
This will eliminate the problem of returning on the first page to only change the language of it.
In addition, the inspection of the Pompeii website revealed fourteen problems. All of these problems were individually analyzed with the heuristics defined in this study in order to generate fourteen solutions.</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Milano</publisher-name>
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          <article-title lang="it">Polimorfismi SNP nel gene candidato BMPR1B per la prolificit&#224; nel suino in incroci Iberico X Meishan</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Utilizzando il gene candidato BMPR1B , ho effettuato uno studio di associazione tra due razze suine (la Meishan e la Razza Iberica)osservando le loro differnze a livello di prolificit&#224;</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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          <article-title lang="it">L&apos;ecosistema culturale e l&apos;analisi dei beni artistici come risorse non rinnovabili</article-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>l&apos;analisi dei beni culturali inseriti nel contesto dell&apos;ecosistema culturale. Definizione di una domanda di conservazione in funszione del livello d degrado dei beni culturali. ipotesi di sviluppo sostenibile nello sfruttamento delle economie esterne dell&apos;ecosistema culturale</p>
      </abstract>
      </article-meta>
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    <article-type>bs-tesis</article-type>
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        <publisher-name>Universit&#224; degli Studi di Roma La Sapienza</publisher-name>
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          <article-title lang="it">I processi per debito nella Roma del 1600</article-title>
          <trans-title></trans-title>
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      <abstract lang="it">
        <p>Il debito, il credito e l&apos;usura si intrecciano nello stile di vita romano nel periodo che va dal 1622 al 1636, intrecciati nella quotidianit&#224;, nella politica papale che domina la Roma secentesca e barocca.
Questa indagine sul credito nasce soprattutto dalla curiosit&#224; di scoprire Roma, appunto, nella quotidianit&#224;, in che modo si relaziona con la moneta che lentamente si sostituisce a quel vecchio sistema medievale fondato sullo scambio in natura, conosciuto meglio come baratto.
Parliamo di coloro che sembrano assenti, sembrano quasi non esserci, eppure senza le loro attivit&#224; commerciali e artigianali, senza le denunce per rivendicare dei diritti o per salvare la propria posizione economica non si sarebbe potuto costruire con solide basi quel sistema di riforme del periodo &#8216;illuminato&apos;. Questa assenza si potrebbe attribuire al fatto che quando si cita Roma nel XVII sec. ci&#242; che si impone in primo piano &#232; sicuramente la monarchia papale con i suoi intrecci politici, risalto dovuto anche a quelle guerre di religione che imperversano per tutto il secolo. E queste guerre ci conducono sempre a Roma, sempre pi&#249; gelosamente custodita e abbellita, impenetrabile e chiusa, con le sue belle e preziose carrozze, con il via vai dei principi e di re, fasto e grandiosit&#224;, ricchezza e magnificenza, tutti elementi che caratterizzano questo periodo storico, definito barocco. La gente, il popolo cosa faceva? Di cosa si  occupava? Cos&#236; alla base di tutto l&apos;incantevole scenario, scopriamo l&apos;esistenza di una fervida attivit&#224; economica portata avanti da artigiani e mercanti che possiedono botteghe, acquistano e vendono, investono e in alcuni casi falliscono. Si &#232; tanto parlato di economia chiusa riguardo a Roma, forse rispetto ad altre citt&#224; dell&apos;epoca questo potrebbe esser vero ma analizzandola dobbiamo ricrederci poich&#233; scopriamo tanta ricchezza di menti che va a formare la base sociale in grado di dar vita ad una economia fondata sul credito. Il credito e quella rete di cr